come contribuire allo sviluppo sostenibile

Come contribuire allo sviluppo sostenibile

Dopo aver visto cosa si intende per economia circolare e sviluppo sostenibile, vediamo come ogni singolo cittadino può contribuire a questo modello di sviluppo.

“Il pacchetto clima-energia 20-20-20” è un documento varato dall’Unione Europea che prevede di ridurre le emissioni di gas serra del 20%, arrivare al 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20% il risparmio energetico entro il 2020.

Risparmiare energia elettrica è possibile: basta tenere conto dei nuovi tipi di illuminazione, avere impianti moderni ed efficienti, valutare le migliori offerte dei gestori. Per le nuove abitazioni si può considerare di installare moderni pannelli fotovoltaici abbinati a pompe di calore.

Nelle pubbliche amministrazioni gli acquisti e gli appalti sono sempre più ecologici e sostenibili grazie alle nuove linee guida europee e ai Criteri Minimi Ambientali.

I trasporti sono un capitolo importante nella nostra vita quotidiana. Utilizzare i mezzi pubblici con maggiore frequenza, muoversi insieme e condividere le autovetture è uno degli obiettivi dello sviluppo sostenibile. 

La raccolta differenziata dei rifiuti a livello domestico permette un migliore riciclo e riutilizzo di ogni singolo materiale differenziato: carta, plastica, vetro, alluminio. I dati sono buoni ma ancora da migliorare in molte regioni italiane.

Risparmiare energia elettrica

Risparmiare energia elettrica nelle abitazioni, negli uffici, negli esercizi commerciali è uno dei primi passi per favorire lo sviluppo sostenibile. Alcuni dati indicano che circa il 36% dell’energia totale consumata in Italia è destinata al riscaldamento invernale, al raffreddamento estivo, all’illuminazione e al funzionamento degli elettrodomestici. Su questo tipo di consumo i risparmi sono possibili e anche notevoli, tanto da arrivare perfino all’80%. 

Nelle abitazioni con impianti classici è bene scegliere il giusto fornitore di energia elettrica, confrontando i prezzi e valutando le ore di punta di utilizzo. Ad esempio per chi lavora è meglio scegliere tariffe che prevedono sconti nelle fasce tardo serali e notturne. Al contrario per le mamme o i pensionati che utilizzano elettrodomestici e corrente elettrica a tutte le ore del giorno si consiglia di scegliere tariffe diurne. Valutando bene le fasce orarie e le offerte dei diversi fornitori è già possibile arrivare ad una buona quota di risparmio energetico.

Per i nuovi edifici o per chi intende effettuare ristrutturazioni è interessante tener conto di moderni impianti, efficienti e a basso consumo energetico: un altro modo per avere una casa ecologica e concorrere a realizzare uno sviluppo sostenibile. Gli impianti a pannelli fotovoltaici utilizzano la luce solare per produrre energia elettrica. Parte dell’energia non utilizzata può essere accumulata e rivenduta al gestore. Se questi impianti sono abbinati a pompe di calore si può anche provvedere al riscaldamento e condizionamento degli ambienti oltre che alla produzione di acqua calda ad uso sanitario.

Per risparmiare energia è molto importante anche l’isolamento termico dell’edificio. Nelle moderne costruzioni a ridotto consumo energetico si impiegano componenti a bassa conducibilità, doppi o tripli vetri trattati con speciali pellicole isolanti che si alternano ad altri resistenti dal punto di vista meccanico.

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Sviluppo sostenibile: acquisti verdi

Gli acquisti verdi sono noti anche con la sigla inglese di GPP: Green Public Procurement. Si tratta di un nuovo strumento per favorire lo sviluppo di un mercato di prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale nella pubblica amministrazione. Per contribuire allo sviluppo sostenibile e favorire l’economia circolare le pubbliche amministrazioni si impegnano a seguire dei protocolli green nella scelta dei loro servizi e prodotti

Queste azioni permetteranno di ridurre gli impatti ambientali, stimolare l’innovazione tecnologica, diffondere modelli di consumo e acquisto sostenibile. La pubblica amministrazione, tramite questi protocolli, arriverà ad una riduzione della spesa pubblica, dei rifiuti prodotti, dell’uso delle sostanze pericolose.

Gli acquisti pubblici rappresentano in Italia circa il 17% del Prodotto Interno Lordo e nei Paesi dell’Unione Europea circa il 14%: un modo per i diversi Stati di concorrere insieme all’economia circolare e allo sviluppo sostenibile.

In pratica, per ogni tipo di acquisto sono previsti dei Criteri Ambientali Minimi (indicati dalla sigla CAM) per individuare le soluzioni, i prodotti, i servizi migliori sotto il profilo ambientale e del ciclo di vita del prodotto stesso.

Il Ministero dell’Ambiente ha redatto dei documenti da consultare in caso di acquisto per le pubbliche amministrazioni di vari tipi di prodotti quali: arredi per interni, arredo urbano, carta, calzature da lavoro, apparecchiature informatiche e per l’ufficio, edilizia, illuminazione pubblica e riscaldamento, rifiuti, ristorazione collettiva, prodotti tessili, veicoli, verde pubblico.

Anche nel caso di appalti per la pubblica amministrazione si utilizzano sempre più criteri di appalto green, cioè quelli che seguono precise linee guida redatte dall’UE stessa.

Sviluppo sostenibile: i trasporti

Nel grande tema dello sviluppo sostenibile rientrano anche i trasporti. Tra gli obiettivi del nuovo modello di sviluppo troviamo: promuovere l’inclusione sociale, l’efficiente impiego delle risorse, la riduzione degli impatti della mobilità sull’uomo e sull’ambiente. 

Per raggiungere gli obiettivi preposti, sono state individuate tre linee d’azione (indicate alla sigla ASI che deriva dai rispettivi termini inglesi): 

  • ridurre il fabbisogno di mobilità; 
  • favorire le modalità di trasporto più sostenibili;
  • migliorare e rendere più efficienti i mezzi di trasporto. 

Negli ultimi secoli la popolazione e la mobilità sono cresciute. Per quanto riguarda i trasporti solo da pochi decenni ci si sta muovendo verso la sostenibilità. I chilometri che ogni cittadino percorre utilizzando mezzi a motore per andare a lavoro, per svago o per turismo sono aumentati. Negli ultimi quarant’anni in Europa la crescita del trasporto passeggeri è cresciuta del 90%: l’automobile privata e l’utilizzo degli aeroplani sono i principali responsabili. Se guardiamo alle nostre città, molto spesso in ogni automobile in viaggio troviamo solo il conducente. 

L’inquinamento dovuto al grande numero di autovetture è molto aumentato. Nelle grandi città sono già stati presi provvedimenti: creare zone a traffico limitato, far pagare un contributo in denaro per chi raggiunge il centro della città con la propria automobile personale, incentivare l’uso del trasporto pubblico.

Collegato a questo fattore c’è lo sviluppo della rete dei trasporti pubblici per incoraggiare a lasciare a casa l’automobile e muoversi utilizzando i collegamenti ferroviari, la metropolitana, i tram e gli autobus. I nuovi autobus e le vetture della metropolitana sono sempre più moderni ed ecologici e meno inquinanti rispetto al passato. Molti convogli ferroviari o delle linee metropolitane sono stati sostituiti perché ormai troppo vecchi, obsoleti e inquinanti. 

In ultima analisi, soprattutto nel mondo femminile, è favorito il lavoro da casa, quando possibile. Anche questa modalità di smart-working concorre allo sviluppo sostenibile: meno inquinamento, meno ore perse nel traffico cittadino, più tempo da dedicare al lavoro, alla famiglia, allo svago.

La raccolta differenziata

Il dodicesimo obiettivo dell’Agenda 2030 è strettamente collegato alla raccolta differenziata dei rifiuti. Tra gli obiettivi che questo punto dell’agenda si ripropone c’è la diminuzione del 50% dei rifiuti alimentari e la riduzione in modo sostanziale della produzione di rifiuti attraverso la prevenzione, il riciclo e il riutilizzo.

La raccolta differenziata domestica è ormai in vigore in Italia da molti anni. L’Italia ha raggiunto l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata (pari a circa 13 milioni di tonnellate) nel 2014. La percentuale di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti risulta essere di oltre il 50%. Ma non tutte le regioni sono ugualmente virtuose e in molte di queste ci sono ancora ampi margini di miglioramento. 

Per i rifiuti urbani, i livelli più alti di produzione si trovano in Emilia-Romagna e Toscana, mentre se ne producono molto meno in Molise e Basilicata. Il primo punto, infatti, resta sempre quello di produrre meno rifiuti in modo da avere meno materiale da riciclare. 

Anche la frequenza della raccolta varia molto da zona a zona e da regione a regione: i dati sono molto buoni per le province autonome di Trento e Bolzano e molto positivi, vicini al 70%, in Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia-Giulia 

Cosa differenziamo nelle nostre abitazioni? Siamo ormai abituati a separare la frazione umida da quella secca, indifferenziata. Ognuna di queste due frazioni segue infatti un diverso percorso di smaltimento.

La carta con il cartone, la plastica, l’alluminio e il vetro sono ormai separati e raccolti a parte e destinati al riciclo e riutilizzo. Dal 2017 in poi circa l’85% delle famiglie italiane fa la raccolta differenziata casalinga della plastica, dell’alluminio, della carta e del vetro. Anche nelle scuole, negli uffici, nei negozi la raccolta differenziata è diventata ormai una sana abitudine.

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Sabrina Lorenzoni

Sabrina Lorenzoni

Biologa, blogger, copywriter, mi occupo di segreteria generale e comunicazione online in ambito natura e ambiente. "curiosa di natura" è il mio blog. Collaboro con case editrici, siti e web-magazine, sono blogger de LeROSA. Amo la natura e gli animali, mi piace leggere, ascoltare musica, viaggiare

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