Frutta e verdura primaverili: l’elenco completo

Ci sono almeno tre ragioni per scegliere gli alimenti secondo la stagionalità: la prima è  la reperibilità, la seconda il prezzo e la terza, più importante, la qualità.
Perciò, rullo di tamburi e andiamo a conoscere per ogni frutta e verdura primaverili, l’elenco completo delle disponibilità nei mesi di aprile, maggio e giugno.

Se Madre Natura ha previsto di far crescere i pomodori in estate e le verze in inverno c’è sicuramente un motivo. Fateci caso, in primavera le prime erbe tenere fanno timidamente capolino alla ricerca del calore del sole e, man mano che la stagione avanza verso l’estate, le piante si ergono sempre più alte e rigogliose per arrivare in poco tempo alla piena maturazione.

In autunno, invece, si assiste a un lento ripiegamento della natura verso il terreno, gli ortaggi sempre sono più bassi e a crescita più lenta fino a quando, in inverno, lo sviluppo avviene per lo più sottoterra, per proteggersi dal gelo.

Il ciclo naturale dei prodotti ortofrutticoli, prima che fosse forzato dalla coltivazione fuori stagione per fini commerciali, segue il fabbisogno umano dei diversi nutrienti, acqua, sali minerali, vitamine in primis, ma non solo. Un esempio? Nei mesi freddi al nostro corpo non serve l’acqua contenuta nei pomodori, angurie e meloni per ripristinare i liquidi dispersi con il calore estivo, così come la vitamina C di cui sono ricche le arance, utilissima per il nostro sistema immunitario nella stagione fredda, non ci serve a luglio.

Per rimettere un po’ d’ordine e fornire informazioni per una scelta più consapevole ecco, mese per mese, l’elenco completo di frutta e verdura primaverili.

Aprile: frutta e verdura

Arance
L’arancia, come abbiamo visto, è utilissima nella stagione più fredda, ma dal frutto originario dell’Asia sono nel tempo derivate centinaia di varietà, alcune delle quali disponibili anche nella stagione più mite. In aprile scegliete le ultime sanguinelle e vaniglia, gustate ancora per un po’ le washington e accogliete le prime arance varietà ovale, valencia e bionda del Gargano, una cultivar locale che matura fino all’estate.

Limoni
Il periodo di maturazione varia molto a secondo della zona. In Sicilia, ad esempio, da novembre ad aprile si raccoglie il limone invernale (Primofiore), da aprile fino a giugno quello primaverile (Bianchetto) e da giugno a settembre quello estivo (verdello).

In Liguria, invece, il limone è presente sugli alberi tutto l’inverno fino a primavera inoltrata. In questo mese quindi scegliete i limoni gialli, possibilmente dal nostro territorio che ne è ricchissimo. Se avete la fortuna di avere un albero di limoni, lasciateli sui rami fino al momento di utilizzarli, perché resisteranno benissimo per settimane senza che la qualità venga compromessa.

Mandarini tardivi
Soppiantato dalle clementine, il mandarino ha perso il suo primato sui banchi di ortofrutta ma se siete fan irriducibili di questo frutto dal profumo inconfondibile, è proprio tra marzo e aprile che si possono gustare le varietà tardive.

La più coltivata è la varietà Avana, dalla cui mutazione è nato il più famoso Ciaculli, presidio Slow Food, dall’omonima località siciliana nella piana di Palermo conosciuta come Conca d’Oro.

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Tardivi sono anche i mandarini cinesi o kumquat, grandi come olive che si raccolgono fino a aprile. Al contrario degli altri mandarini, si mangiano interi e la polpa è una frustata di acidità smorzata dalla dolcezza della buccia. Sopportano bene il freddo e si possono coltivare anche in vaso.

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Pompelmi
Lo associamo agli altri agrumi, ma il pompelmo è un frutto tropicale che fiorisce a primavera e si raccoglie tra novembre e maggio. Siamo abituati a vederlo tutto l’anno ma, come ogni frutto, ha sua stagionalità. Anziché comprare quelli di importazione, assaggiate i pompelmi nazionali coltivati in Sicilia, Calabria o Liguria, nella varietà gialla e rosa per scoprire perché l’albero si chiama Citrus paradisi.

Aglio fresco
Se amate l’aglio, quello fresco vi piacerà ancora di più! Venduto a mazzetti, di colore bianco tendente al verdino e consistenza tenera, è più delicato di sapore rispetto al secco, ma infinitamente più profumato. Occupa una posizione di tutto rispetto nell’elenco delle varietà di frutta e verdure primaverili, dona ai piatti un tocco speciale e va conservato in frigorifero, altrimenti si seccherà e sarebbe un peccato.

Frullato con olio, salsa di soia e limone per condire le verdure, o ridotto in crema insieme a ricotta e salvia per saltare una pasta rustica, conquisterà anche i palati più scettici. 

Agretti
Più conosciuti come barba dei frati, è una verdura che somiglia all’erba cipollina e si trova solo tra marzo e aprile. E’ un’erba molto salutare con proprietà depurative e nomi diversi da regione a regione, mentre la definizione di agretti deriva dal suo sapore acidulo ma gradevole.

Il modo migliore di consumarli è lessati e conditi con olio, ma nulla vieta di saltarli con cipollotti e pomodoro. È importante che al momento dell’acquisto siano di un bel colore verde, senza ingiallimenti o punte appassite. Meglio pulirli subito e cuocerli entro 2-3 giorni massimo dall’acquisto.

Asparagi
Principe assoluto degli ortaggi di primavera, l’asparago inizia la sua breve ma intensa stagione con la varietà (un tempo) selvatica della Sardegna, verde deciso, sottile e molto saporita.

Nel nord Italia è il primo ortaggio a bucare l’inverno, ma l’asparago è coltivato anche al sud. Importante sceglierlo con il turione (la punta) ben chiusa, altrimenti significa che è vecchio.

Per le varietà non c’è che l’imbarazzo della scelta, dal comune bianco/verde di medio diametro della GDO, al raffinato asparago bianco del Veneto, la cui eccellenza è rappresentata dalla varietà Bassano del Grappa. Quasi tutto verde è invece il piemontese di Santena, che gode addirittura di un festival dedicato, per arrivare all’asparago violetto di Albenga,  presidio Slow Food, di cui pare fosse ghiotta anche la regina Elisabetta.

Qual è il migliore? Secondo alcuni chef è il lombardo, burroso, Rosa di Mezzago, le cui delicate sfumature dal bianco al rosa appagano la vista ancora prima del gusto. Insomma, se amate gli asparagi avete tempo fino all’inizio di giugno per assaggiarli tutti!

Carciofi
É il periodo delle varietà primaverili. Le piante dopo la raccolta di ottobre/novembre e il riposo invernale, da aprile fino ai primi di giugno si preparano a una nuova fioritura. Non dimentichiamo infatti che i carciofi sono fiori, anzi capolini, colti prima di sbocciare.

L’Italia è il primo produttore mondiale di carciofi, se ne coltivano circa cento varietà. Nell’elenco della frutta e verdure primaverili, è l’ortaggio più facilmente reperibile in piccole produzioni locali di eccezionale qualità.

Tra le varietà spinose, le più pregiate, compare il violetto di Albenga, perfetto per il consumo crudo, mentre per le ricette che prevedono cottura meglio orientarsi sul carciofo sardo, su quello di Chioggia o lo spinoso di Toscana. Ottimo sia crudo e sia fritto alla giudea è invece lo spinoso della Sicilia, caratterizzato dalla forma tonda e dalla polpa consistente. Destinati al solo consumo cotto invece i carciofi senza spine, uno su tutti quello romano conosciuto anche come mammola, con capolini molto grandi e tondeggianti, tenero e perfetto per la frittura.

Per scegliere carciofi sani, controllate che i capolini siano sodi, con le foglie esterne ben aderenti e non macchiate. Particolare importante il punto di taglio del gambo che, se nero, significherà che il carciofo non è stato raccolto di recente.

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Cipollotti
Classicamente bianchi e verdi (ma ne esistono anche varietà rosse), incarnano l’essenza stessa della primavera. Un ortaggio in divenire perché in pratica sono cipolle che non hanno ancora formato il bulbo e, di conseguenza, non hanno sviluppato il fastidioso acido solforico responsabile dei pianti in cucina.

Si consuma tutto del cipollotto, crudo, finemente tagliato nelle insalate oppure cotto, al forno, grigliato o come base per altre preparazioni. Perfetto per dare sapore al ripieno delle torte salate o dovunque vogliate aggiungere il sentore delicato della cipolla.

Vengono venduti a mazzi e vanno scelti senza marciume alle radici e con le foglie ancora integre. Le varietà migliori arrivano dalla Campania dove il terreno vulcanico conferisce loro un sapore unico.

Erbe di campo
Ecco un altro prodotto che merita un posto d’onore nell’elenco della frutta e verdure primaverili. Se non le raccogliete personalmente, le potete trovare sui banchi del mercato e, da poco, persino confezionate sui banchi della grande distribuzione. Più che una moda, un sano ritorno all’usanza di consumare piante spontanee (anche se adesso sono coltivate) per depurare l’organismo dalle tossine accumulate durante l’inverno.

Certo comprarle nella plastica è un po’ strano, meglio sceglierle al mercato dove, con un po’ di fortuna, potrete trovare: tarassaco, valerianella, borragine, melissa, cime di luppolo, cicoria, pimpinella, ortica, portulaca, cardo mariano, rucola, acetosella, levistico (o sedano di montagna), cerfoglio e tante altre secondo latitudine. Si consumano sempre sbollentate, aggiunte a frittate, minestre o come ripieno delle torte salate. Famose la torta verde ligure, la torta d’erbi della Lunigiana, l’erbazzone e altre specialità locali di cui è ricco il nostro territorio.

Fave
Un legume speciale che si inizia a consumare quando è ancora talmente piccolo e tenero da mangiarlo crudo, magari con salame, pecorino stagionato e un bicchiere di vino rosso. I baccelli giovani si possono persino far saltare in padella con aglio e spezie per un contorno insolito.

Le fave grandi di maggio, invece, richiedono più pazienza: vanno sgranate, sbollentate e sbucciate per diventare il condimento perfetto di una pasta con pancetta e pecorino romano, per un macco di fave, oppure una crema tiepida servita con cubetti di speck e crumble di taralli.

Quando le acquistate assicuratevi che siano croccanti al tatto, diversamente significherà che non sono più tanto fresche. Attenzione se ci sono persone affette da favismo, un’allergia che nei casi più gravi può rivelarsi fatale!

Piselli
Valgono le stesse regole delle fave per questo legume ricco di acqua e povero di grassi e carboidrati, che siamo purtroppo abituati a consumare in scatola. Per provare il gusto dolce e tenero dei piselli freschi approfittate dei mesi di aprile e maggio. I piselli si distinguono per dimensione più che per varietà, ci sono extrafini, molti fini, fini e medi.

Non vanno stracotti, ma solo saltati brevemente in padella con prosciutto cotto e erbe aromatiche, passata di pomodori, burro e cipolla o quello che preferite. Se li trovate bio o comunque di provenienza non contaminata, provate la vellutata di bucce di piselli. Si prepara stufandole con l’aggiunta di brodo vegetale e, una volta cotte, si passano con il passaverdure per eliminare le fibre (non frullate!). Condite la vellutata con erba cipollina, semi di sesamo tostato, pepe e, se vi piace, sfere di formaggio.

Spinaci novelli
Una bontà assoluta gli spinaci novelli, i primi sono così teneri che si mangiano interi, radichette comprese. Il rapido accrescimento fa sì che da questo mese e per tutta l’estate, ci sia abbondanza di questo ortaggio così prezioso e saporito. Il suggerimento è naturalmente di acquistarli sfusi sui banchi del mercato, anche se occorrerà un po’ di pazienza per lavarli, sono preferibili a quelli già pronti chiusi nella plastica in atmosfera modificata.

Rabarbaro
Un ortaggio antichissimo e molto presente sulle tavole nordeuropee che si vede sempre  più spesso anche nei nostri mercati, ed è una fortuna, perché oltre a essere buono è anche coreografico e versatile. Si consumano solo i gambi dal caratteristico colore rosa acceso, mentre le belle foglie verde intenso vanno purtroppo scartate perché ricche di acido ossalico e quindi tossiche. I gambi si prestano a ricette salate e dolci e sono ottimi nelle centrifughe.

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Maggio: Frutta e verdura

Amarene
Somigliano alle ciliegie, ma sono il frutto del ciliegio acido, insieme alle visciole e alle marasche, da cui il famoso liquore maraschino. Non sono molto comuni perché il loro sapore aspro e amarognolo si presta più alle conserve che al consumo crudo, e perché una volta raccolte vanno consumate in fretta. Per questo sono poco interessanti per i mercati, tuttavia, dato che sono al quattordicesimo posto della classifica USA dei cibi antiossidanti, vale la pena approfittarne.

Come distinguerle: le amarene sono di colore rosso chiaro e sapore decisamente acidulo, le visciole sono invece rosso vivo e, pur mantenendo il gusto asprigno, sono più dolci delle amarene, mentre le marasche sono rosso scuro,  marcatamente amarognole e acidule, di fatto poco gradevoli al palato senza cottura.

Fragole
Grazie alle diverse condizioni climatiche della penisola italiana, la maturazione delle fragole va dai primi di marzo in Sicilia, fino ad agosto alle pendici delle Alpi. Tra la frutta e le verdure primaverili è senza dubbio il più goloso e versatile, quello che incontra i gusti di tutti ma, purtroppo, è anche molto delicato. Variazioni anche minime del clima, troppa pioggia o uno sbalzo di temperatura possono compromettere il raccolto. Per questo motivo, la maggior parte delle coltivazioni ormai è idroponica il che significa che, come i pomodori, anche le fragole non crescono più nei campi, ma in serre climatizzate, prodotte da semi ibridi di proprietà estera, nutrite con acqua e additivi che ne calibrano il gusto e ne esasperano la dolcezza.

La conservazione, inoltre, non aiuta. Per prolungare la vita delle fragole la distribuzione avviene a 4°, ciò garantisce frutti sodi più a lungo, ma a soffrirne sarà inevitabilmente il profumo. Quindi se acquistate fragole bellissime, dolci al palato, ma che non hanno il sapore e il profumo di fragole, sapete perché. Il suggerimento è cercare produttori locali che ancora coltivano le fragole nei campi, sia per avere frutti migliori e sia per sostenere una pratica che da normale ciclo “semina, pioggia, sole, raccolto”, sta diventando eccezione.

Nespole
Avete presente il detto: “col tempo e con la paglia maturano anche le nespole”? Si riferisce ai frutti raccolti a ottobre e destinate al consumo invernale, dopo che la fermentazione sulla paglia libera gli zuccheri che cambiano il sapore del frutto da aspro a dolce.

Sono nespole coltivate per lo più in Sicilia dove hanno persino un festival dedicato. Le nespole oggi in commercio a primavera, invece, sono quelle giapponesi, presenti in Italia dalla fine del 1700, che hanno piano piano sostituito le varietà autoctone. Le trovate per poche settimane, dall’inizio di maggio fino a giugno.

Quando le comprate non lasciatevi tentare dai frutti troppo grandi, lisci e perfetti, perché le nespole più dolci e saporite sono quelle piccole, screziate marroncine. Da segnalare che l’Italia, grande produttore di nespole, da anni ha ormai ceduto il testimone alla Spagna e trovarne di locali è sempre più difficile. Con i semi si possono fare due cose: riprodurre facilmente la pianta, ma per avere i primi frutti dovrete pazientare almeno 8 anni, oppure preparare il liquore che prende il nome dal frutto: il nespolino.

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Carote
La carota è un ortaggio rustico che si può coltivare dalla fino dell’inverno all’inizio dell’autunno, tuttavia è a primavera che troviamo quelle tenere, vendute ancora con i ciuffi di foglie. Se avete un coniglio ne sarà ghiotto, in caso contrario le foglie delle carote sono ottime anche per gli umani perché ricche di vitamina C.

Si consumano solo le cime più tenere in diversi modi: ripassate velocemente in padella con poco olio e una fesa di aglio fresco e poi aggiunte alle uova per una insolita frittata, nelle centrifughe o in parti uguali con il basilico per un pesto originale. Oppure aggiunte alle minestre e naturalmente nelle insalate, a cui daranno un profumo deliziosamente fresco. Lo sapevate? Trattandosi di una radice non ha senso sbucciare le carote, risparmiate la fatica, lavatele bene e utilizzatele intere.

Crescione
Molto usato in nord Europa soprattutto nei sandwich, si trova ormai abbastanza facilmente anche in Italia. In natura è una pianta rustica che cresce dove c’è acqua a tutte le latitudini. Anche se si coltiva senza problemi in campo, quello in commercio proviene tutto da serre.

Il crescione è un potente antiossidante che si può avere sempre a portata di mano, seminatelo sul balcone dove, nomen omen,crescerà in fretta e facilmente.

Si accompagna con il pesce e la carne, si aggiunge alle zuppe e alle insalate, si può usare per fare un pesto di crescione, aggiungere al pane fatto in casa e persino utilizzarlo per una vellutata.

Fiori di zucca
Si chiamano di zucca ma di solito sono i fiori femminili delle zucchine. Si riconoscono dalla forma allungata e dal colore giallo arancio, mentre i fiori di zucca sono più arrotondati e di colore giallo più chiaro. Delicatissimi, vanno cucinati entro poche ore dalla raccolta, si possono conservare chiusi ermeticamente per un giorno in frigorifero, ma non sarà la stessa cosa.

I modi per gustare i fiori di zucca non mancano: classicamente passati nella pastella e fritti, ripieni al forno, nella pasta, sulle focacce e pizze, nelle torte salate e anche nei dolci.

Insalate
Nell’elenco della frutta e verdure primaverili non potevano certo mancare loro. Facciamo chiarezza però, perché spesso accomuniamo tanti ortaggi sotto il nome di insalata come fossero tutte parenti, ma non è così. C’è la grande famiglia delle lattughe alla quale appartengono le romana, canasta, iceberg, cappuccio, lollo, pasqualina e tante altre, declinate in diverse varietà in ogni stagione dell’anno. Indivia e radicchio sono delle cicorie, la rucola, invece, fa capo alla famiglia dei cavoli, mentre il songino appartiene alle Valerianacee.

Con poche aggiunte e un buon condimento, questi ortaggi risolvono il pranzo quando abbiamo poco tempo o vogliamo qualcosa di saziante e sano, senza appesantire. Il consiglio è di approfittare di questa abbondanza primaverile, scegliendole fresche e variandole per godere di tutti i sali minerali, gli antiossidanti, le fibre e le vitamine che contengono. 

Ravanelli
Sono radici piccanti sormontate da un bel mazzetto di foglie verdi, un ortaggio umile ma tutt’altro che banale. I più comuni sono quelli tondi, rossi fuori con la polpa bianca, ma si trovano anche varietà bianche, rosa, gialle e addirittura nere o di forma allungata. Si consumano crudi nelle insalate oppure bolliti.

Le foglie dei ravanelli sono commestibili e, se fresche, si possono usare per preparare un pesto originale oppure lessate nelle frittate. Il periodo di maturazione va da aprile a ottobre.

Taccole
Da non confondere con i piattoni che sono più grandi e appartengono alla famiglia dei fagioli. Mentre le taccole sono di un bel verde tenero, più piccole e fanno parte dei piselli. Le taccole sono anche leggermente più costose dei piattoni, ma attenzione alle varietà. Ultimamente se ne importano dall’Africa grandi quantità, più economiche, ma meno saporite.

Si raccolgono tra aprile e giugno, prima che diventino troppo dure e si consumano crude nelle insalate oppure dopo una breve cottura al vapore, bollite o stufate in padella.

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Giugno: frutta e verdura

Albicocche
Frutto tanto meraviglioso quanto fugace. Non lasciatevi ingannare dall’aspetto invitante anzitempo, le più dolci e succose arrivano a luglio, qualche rara varietà matura fino ad agosto, ma bisogna attendere almeno giugno per consumare quelle coltivate al sud. Ognuna ha particolarità di colore, dolcezza e dimensioni, l’importante è sceglierle nel periodo del loro massimo splendore. Dalle campane Vesuviana e Diavola alla Val Venosta in Trentino, dall’albicocca di Galatone a quella precoce toscana, la nostra penisola offre un ventaglio di varietà che si affiancano alla produzione massiccia dell’Emilia-Romagna dove, tra le altre, spicca la Reale d’Imola.

Le albicocche si conservano fuori dal frigorifero se non sono ancora mature, in caso contrario meglio il freddo per prolungarne la durata. E se ne avete acquistate in più, potete fare ottime confetture, essiccarle, farcire torte rovesciate (tipo tatin) o preparare deliziosi clafoutis.

Ciliegie
Occupa un posto d’onore nell’elenco della frutta e verdura primaverile, ma il privilegio dura poco. Il periodo di raccolta della ciliegia infatti è breve, dall’inizio di maggio a fine giugno, salvo rare eccezioni.

La prima ad arrivare, riconoscibile dai prezzi proibitivi, è la varietà Bigarreau, mentre a seguire si troveranno i duroni la cui produzione si concentra tra la provincia di Modena, tipici quelli di Vignola, e il basso Veneto. Il nome già dice tutto, è una ciliegia a polpa soda e dolce, di colore rosso scuro, che si presta a essere trasportata e distribuita. Se avete la fortuna di assaggiarle appena colte, capirete a pieno il senso del nome durone. Ma la ciliegia non è appannaggio del nord Italia: Toscana, Lazio e soprattutto Puglia offrono varietà di tutto rispetto. É il caso delle famose Ferrovia, ciliegie molto grandi, quasi nere, succose e con un gusto incomparabile.

Pesche
Arrivato dalla Cina cinquemila anni fa con la sua inconfondibile fioritura rosa, il pesco ha  dato origine a tre categorie di frutti: le pesche a pasta gialla o bianca, le nettarine (o pesca noce) a pasta gialla o bianca e le percoche, caratterizzate dalla polpa compatta e utilizzate per lo più dall’industria della trasformazione. Caso a parte le pesche tabacchiera (piatte o platicarpe) a pasta bianca, da sempre coltivate soprattutto in Sicilia e riscoperte una ventina di anni fa. Dalla Romagna arrivano invece la maggior parte delle nettarine e delle pesche.

Da giugno a settembre le varietà sono centinaia, con nomi fantasiosi e aspetto spesso così simile da rendere impossibile distinguerle anche per gli esperti. Si tratta per lo più di cultivar brevettate nei laboratori agronomici, al fine di avere prodotti sempre più performanti dal punto di vista della shelf life, che tradotto significa durata.

Generalizzando si può dire che le pesche bianche sono sode e croccanti, mentre quelle a pasta gialla sono più succose e filamentose. L’importanza delle territorialità è indicata con il marchio IGP, tra i più noti la pesca IGP di Verona e la IGP di Romagna, due zone di elezioni per la produzione frutticola.

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Cetrioli
Conosciuti e apprezzati sin dall’antichità, i cetrioli ci fanno compagnia per tutta l’estate, ma è in questo periodo che possiamo assaggiare alcune delle varietà più saporite, parenti strette dei meloni più che delle zucche, di cui pure sono lontane cugine. Parliamo di due pugliesi doc: i Barattieri, riconoscibili dalla forma sferica, e i Caroselli, corti e panciuti con la buccia striata.

In primavera si trovano anche i cetrioli Parigi da snack o pickling, di piccole dimensioni che si mangiano crudi con la buccia, i migliori per le conserve o le preparazioni in agrodolce come i gewürgurken. Sui banchi di ortofrutta ci sono naturalmente anche i cetrioli classici, buccia rugosa verde scuro, perfetti anche per preparare lo tzatziki greco.

Sempre più presente anche la varietà Telegrafo, lunghi anche trenta centimetri sono diffusi soprattutto in nord Europa e provengono quasi esclusivamente da coltivazioni in serra, soprattutto dai Paesi Bassi e Spagna. Li riconoscete perché vengono venduti singoli, fasciati in guaine di plastica.

Fagiolini
Sono una tenerissima presenza nell’elenco della frutta e verdura primaverili. Come per le taccole anche i fagiolini appartengono alla specie dei legumi detti mangiatutto, ovvero che si consumato interi, senza sgranarli. Tecnicamente sono fagioli che vengono raccolti immaturi, anche se ormai si utilizzano varietà selezionate appositamente per questo tipo di consumo.

Per essere freschi devono essere croccanti, facendo pressione non devono cedere ma spezzarsi con un bel suono secco. Se sono mollicci e si lasciano piegare, meglio evitare. Di solito sono di un bel verde tenero uniforme, ma non è raro trovare la varietà giallo pallido e, più raramente, persino viola. Anche per i fagiolini esistono varietà precoci o tardive, frutti di piante rampicanti o nane, ma se non avete un orto sarà impossibile distinguerli. Ciò che li accumuna è il filamento lungo il frutto, da togliere assolutamente prima di consumarli tirando il picciolo verso il basso.

Patate novelle
Nell’elenco di frutta e verdure primaverili non poteva mancare la varietà di patate precoci che si raccolgono a giugno, quando non sono ancora mature. La particolarità sta nel poterle consumare senza pelarle, in quanto la buccia è ancora così sottile da non creare problemi alla digestione e al palato. Gusto e sapore sono garantiti, le novelle hanno un potere calorico più basso delle patate raccolte a maturazione.

Eccezionali al forno, sono un invitante contorno cui pochi resistono. Si coltivano per lo più al sud, famosa è la varietà pugliese di Galatina, ma anche la Sicilia e la Campania sono grandi produttrici. Una curiosità: le patate novelle non sono un’invenzione moderna ma sono da sempre presenti sulla tavola a fianco delle tradizionali da quando sono arrivate in Europa con gli spagnoli nel 1524, dopo la conquista del Perù.

Piattoni
Come abbiamo visto per le taccole, anche i piattoni sono dei legumi mangiatutto ma appartengono alla famiglia dei fagioli, esattamente come i fagiolini. Come suggerisce il nome, hanno una forma piatta e misurano dai dieci fino ai venti centimetri di lunghezza per quasi due di larghezza.

All’acquisto devono essere di colore uniforme, senza macchie e con una consistenza soda. Si trovano in commercio sia nella più comune varietà verde, sia in quella giallo pallido, entrambe hanno un gusto più rustico e saporito rispetto ai fagiolini e una consistenza più croccante.

La cottura migliore è al vapore, si consumano quindi aggiunti alle insalate o ripassati in padella con aglio o pomodoro. Sono ricchissimi di fibre e inoltre, essendo un legume, possiedono un alto contenuto di proteine vegetali che li rende una valida alternativa alla carne. Da marzo a settembre la produzione è principalmente italiana, mentre negli altri mesi i piattoni provengono da Spagna e Marocco.

Pomodori
Se la ciliegia è la regina di giugno, nell’elenco della frutta e verdura primaverili il pomodoro è certamente il re.  La maturazione avviene in piena estate e quelli disponibili in altri periodi sono coltivati in serra, per lo più con il metodo idroponico, cioè in acqua anziché nel terreno. Questo significa che quei bei frutti rossi, lucidi e croccanti che vediamo al supermercato, vengono coltivati in ogni periodo dell’anno in ambienti a temperatura e umidità controllate, con acqua e miscele di nutrienti prodotte dalle industrie farmaceutiche che di fatto ne determinano il sapore.

Se cercate il pomodoro di stagione, coltivato in campo, magari di un produttore locale, dovrete necessariamente aspettare almeno giugno o cercarlo nei mercati rionali. A seconda della latitudine nella quale vi trovate, troverete le diverse varietà. Generalmente iniziano con la strepitosa qualità marinda, per passare ai croccanti camoni, a cui seguono i pizzottelli e i ciliegini per tutta l’estate, i gustosi insalatari e cuore di bue. Seguono i dolcissimi datterini non oltre giugno, fino ai san marzano in pieno agosto, ideali per la classica salsa che profumerà di sole i piatti nei mesi invernali.

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Naturalmente l’elenco completo della frutta e verdura primaverili non tiene conto delle diversità di clima da nord a sud che possono influenzare molto la crescita e maturazione dei prodotti. Per fare un esempio, il finocchio al centro nord si raccoglie da giugno all’autunno, prima che inizi il gelo, mentre al sud cresce tutto l’anno.

Per chiudere, un’osservazione finale sulle nostre scelte.
Comprare frutta e verdura al supermercato è una grande comodità, ma ha un costo oltre quello ambientale causato dalle coltivazioni fuori stagione. Tutti gli alimenti vegetali venduti nella grande distribuzione organizzata (GDO), devono infatti sopportare i lunghi trasporti e le temperature della refrigerazione, senza deteriorarsi. Questo significa che il mercato richiederà sempre di più frutta e verdura selezionate dai laboratori di ricerca, a scapito della biodiversità, delle varietà storiche e locali, in pratica delle eccellenze di cui è ricchissimo il nostro territorio.

Scegliere quindi produzioni locali, non solo ci farà mangiare meglio, ma sarà utile anche per preservare tante specie autoctone che non rientrano nei canoni dell’agricoltura industriale. Insomma, se non ci sono più la frutta e la verdura di una volta, è anche perché nemmeno i consumatori sono più quelli di una volta.

 

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