Food Trend: le tendenze più interessanti del 2021

È ormai tradizione che tra novembre e gennaio si provi a “prevedere” i food trend: le tendenze più interessanti dell’anno, quali ingredienti, piatti, diete, ecc. definiranno i successivi 12 mesi. Questo significa una miriade di elenchi basati su una combinazione di ricerca, intuizione e chiaroveggenza, combinate a hashtag di tendenza dei social media con il budget degli sponsor interessati (magari a creare una domanda).

Noi abbiamo preferito aspettare marzo, perché proprio un anno fa – marzo 2020 – nessuno avrebbe potuto immaginare quanto sarebbe cambiata radicalmente la nostra vita. Con la pandemia, e le conseguenti quarantene, che hanno in qualche modo amplificato l’influenza del digitale, modificando ciò che mangiamo, come lo acquistiamo e, come-e-dove lo prepariamo.

Naturalmente siamo tornati alla cucina fatta in casa, con conseguente proliferazione di panettieri e pasticceri in erba, assi della lievitazione naturale e lievito madre casalingo (che ha determinato per un certo tempo anche la carenza di lievito di birra un po’ ovunque). Più lezioni di cucina virtuali e… come preparare le uova (anche vegane) in tutte le salse e modi immaginabili; un trend in costante ascesa.

Tra i trend si è determinato un aumento significativo

  • del consumo di cibi consolatori (spesso a danno del punto vita);
  • dell’attenzione verso tutto ciò che è artigianale; e
  • degli acquisti di prodotti biologici.
  • Sempre più considerazione verso i prodotti del territorio,
  • verso l’etica di produzione, sia dei prodotti alimentari che nella moda, e
  • crescente interesse verso il binomio cucina naturale e salute.

1. Benessere:

Quanto spesso fai uno spuntino? Hai pensato al benessere del tuo intestino?
Fra le tendenze più interessanti per il 2021, ci ritroviamo ancora alla ricerca di conforto (sostegno, sollievo, consolazione, ma anche ristoro e aiuto morale), abbiamo virato verso i cibi di conforto, facili da preparare, anche di tipo salutare (tipo hummus, cecina, creme di legumi). Tra le tendenze più interessanti per quest’anno troviamo:

  • la dieta chetogenica. Regime alimentare ad alto contenuto di proteine e grassi, in grande ascesa; insieme alla “chetotariana”, la versione a base vegetale (rispetto alle linee guida cheto tradizionali).
  • La mania per i funghi, coltivabili anche sul balcone di casa, (cosa che pare dia grandi soddisfazioni).
  • L’amore per il caffè si arricchisce con l’ascesa della “Cascara”: sono le bacche rimaste, dopo aver estratto l’amato chicco, che vengono essiccate e consumate per fare infusi.
  • L’olio di semi di canapa (con o senza CBD) è sempre più presente in cucina; così come l’olio di cocco, riso, noci, lino, avocado, semi di zucca e di sesamo.
  • Un’attenzione sempre maggiore per tipi di zuccheri usati per dolcificare e
  • a pre, pro e post-biotici, per rafforzare il microbiota: l’ecosistema intestinale.
    ◦ I prebiotici sono sostanze non digeribili contenute in natura in alcuni alimenti, (banane, miele, aglio, cipolla, fagioli, asparagi, cicoria, porri.)
    ◦ I probiotici sono microrganismi contenuti in determinati alimenti (o integratori) che esercitano un effetto positivo sulla salute. (Fonte Istituto Veronesi)
    ◦ I postbiotici sono un sottoprodotto derivato dalla fermentazione di origine batterica, presenti naturalmente nei crauti, kefir, yogurt e altri fermentati.

Prodotti biologici

Frutta e verdura sono l’apripista del comparto biologico. Nell’ultimo anno le vendite sono aumentate rispettivamente del 2.1 % e 7.1 %, evidenziando un’incidenza del 47% sul totale della spesa di prodotti biologici. (Dati Nielsen 2020, elaborati dall’Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare).

“Durante il lockdown gli italiani hanno fatto scelte più salutari, orientandosi verso cibi biologici e biodinamici. In base alle indagini elaborate da Nielsen per la moderna distribuzione e con il contributo di AssoBio per gli altri canali, nel corso del 2020 gli acquisti dei prodotti biologici sono cresciuti del +7% sul 2019, per un valore complessivo superiore ai 4,3 miliardi totali.” (cit. ansa.it)

Cucina naturale

Passando più tempo in casa, e quindi uno stile di vita più sedentario, in qualche modo l’attenzione (budget permettendo) si è focalizzata sempre più sugli aspetti salutari degli alimenti, questo ha determinato un trend di consolidamento verso la cucina naturale. Una filosofia di vita, più che un regime alimentare, che predilige alimenti integrali e semi integrali, frutta e verdura di stagione e di produzione locale (km 0); privilegia le proteine di origine vegetale, i cibi privi di conservanti e coloranti, oli spremuti a freddo.

 

2. Sostenibilità:

Grazie anche ai giovanissimi (millenial e non), siamo sempre più interessati che mai

  • all’impatto ambientale che le nostre scelte di vita comportano,
  • allo spreco alimentare,
  • ai prodotti coltivati in modo sostenibile o la loro provenienza da fonti sostenibili: filiera etica, etichette semplici e chiare, attenzione alla tracciabilità.
  • A imballaggi green, e
  • rivestimenti a base vegetale per prolungare la durata di conservazione degli alimenti (come Apeel, una nuova pellicola commestibile che protegge dall’umidità e dall’ossidazione).

“In natura non esiste scarto, ogni cosa viene riutilizzata o riciclata: prendete esempio.” (Punto 8, The Newtrain Manifesto)

Prodotti locali

Sempre più attenti alla provenienza di ciò che mettiamo nel carrello della spesa, è in forte ascesa l’interesse alla composizione degli alimenti. È frequente vedere persone davanti agli scaffali intenti a leggere la lista degli ingredienti, e non solo per questioni di allergie. Maggiormente informati e consapevoli, si preferisce comprare prodotti privi di coloranti, conservanti… e quante meno “incomprensibili sigle” possibili.

Cucina e moda senza spreco (zero waste)

Pare si butti meno cibo! Un trend in ascesa, iniziato prima della pandemia, che ha visto una crescita esponenziale durante quest’ultima.

Per sprecare di meno si dovrebbe partire dalla spesa, da fare sempre a stomaco pieno. Lista alla mano si guardano solo i prodotti che veramente servono: più facile a dirsi che a farsi. Voi ci riuscite a non farvi tentare dalle “offerte”?

Attenzione alla data di scadenza e, nel caso vi siate distratti, ricordatevi che esiste anche il congelatore, di grande aiuto per le lunghe conservazioni.

Poi ci sono siti, libri e suggerimenti un po’ ovunque, per recuperare sia gli avanzi che gli scarti, sempre un’ottima idea… Ricordiamoci però che per consumare bucce, foglie, gambi (anche le bucce di patata) bisogna assicurarsi che non siano stati “trattati”, magari sono ricchi di sostanze benefiche, ma attenzione ai pesticidi.

“il 41% della popolazione butta meno cibo rispetto a prima dell’emergenza Covid-19, ma in ben il 95% delle case italiane, quasi nulla o poco cibo finisce nella pattumiera (rispettivamente nel 66% e 29% dei casi).” (cit. altroconsumo.it)

I dati dell’Osservatorio Internazionale Waste Watcher non sembrano però molto incoraggianti: gli alimenti sprecati più spesso dalle famiglie italiane sono frutta fresca 37%, verdure 28%, cipolle, aglio e tuberi 25%, insalata 21% e pane fresco 21%.

Poi c’è il problema della produzione e dei rifiuti di abbigliamento e tessuti: sapevate che, per produrre il cotone necessario a realizzare una singola t-shirt, possono essere necessari anche 2.700 litri d’acqua? O che i tessuti possono impiegare dai 200 fino ai 500 anni (se materiale sintetico) per decomporsi?

​ Scarti alimentari e moda

Con un mercato europeo sempre più attento a scarti e rifiuti, aspettiamoci di vedere molta più “moda vegetale e di recupero” in passerella, con capi realizzati in materiali riciclati da scarti e sottoprodotti dell’industria alimentare:

  • le scarpe post-petrolio, anche da corsa, che siano performanti e con un basso impatto ambientale di produzione – La corsa all’aria aperta è ormai lo sport più praticato sia tra principianti che professionisti e la produzione di “sneakers” è tra le lavorazioni che immettono più CO2 nell’atmosfera, (rispetto a tutto ciò che indossiamo).
  • Olio di semi di ricino per le solette, bottiglie di plastica per i lacci, derivati dalla canna da zucchero per le suole delle scarpe.
  • Pelle ricavata da funghi o cactus, e poi fibre di eucalipto, mais, bucce di banana o ananas, canna da zucchero, fondi di caffè, alghe e gomme naturali;
  • ma anche filati ottenuti da gusci di granchio o dalla plastica ripescata in mare e nylon rigenerato recuperando vecchie reti da pesca.

​ 3. Spesa:

Ingredienti, condimenti, novità e grandi classici, a seconda del budget disponibile in ogni famiglia, si e visto un aumento degli acquisti e/o vendite:

  • di prodotti biologici e prodotti stagionali (con approvvigionamento locale);
  • prodotti a marchio del distributore (generalmente più economici);
  • ingredienti freschi come frutta e verdura;
  • più cibi a base vegetale;
  • lievito madre (anche essiccato) per fare pane e focacce e
  • farine di tutti i tipi per sbizzarrirsi anche nel mondo della pasta; tutte preparazioni per il momento fatte in casa.
  • Pasta, riso, legumi, conserve di pomodoro e cibi in scatola.
  • Prodotti “senza”, dagli zuccheri aggiunti al lattosio, glutine, sale, lieviti, coloranti, conservanti, o olio di palma.
  • Disinfettanti, tinte per capelli, preservativi e
  • la costante caccia alle mascherine sicure (di cotone e antiallergiche).

Ingredienti, condimenti e altre novità

Tra le novità troviamo scoperte e riscoperte dalle varie cucine del mondo, con ingredienti e condimenti dal dolce al “più o meno” piccante:

  • tra le alternative allo zucchero, c’è lo sciroppo (o miele) di datteri; prodotto diffusissimo in Medio Oriente.
  • Il caffè spalmabile, un crema con una discreta dose di caffeina, commercializzata da anni in Giappone.
  • Sempre dal Giappone troviamo lo Yuzugoshō (o Yuzu Kosho), un condimento in crema, ottenuto dalla fermentazione di peperoncini (solitamente verdi), buccia di yuzu (un tipo di limone locale) e sale. Esalta i sapori dalle zuppe alle insalate ai piatti grigliati.
  • Il “cacio” plant-based. La produzione di “formaggio vegetale” è migliorata tantissimo. Ce ne sono di buonissimi (freschi, spalmabili e più o meno stagionati), e sono un delizioso sostituto per chi non può consumare latte e derivati, ma anche per chi vuole diversificare la propria alimentazione.

​ 4. Bere bene:

C’è sempre più attenzione da parte dei giovani consumatori, in particolare le donne, verso i vini naturali e spiriti (e non) artigianali. Consumatori sempre più consapevoli e informati sulle produzioni (dalla vigna alla cantina) stanno determinando un costante aumento nel consumo di:

  • vini “eroici” prodotti da vigne ubicate su terreni montani, (verso i 500 metri), con pendenza superiore al 30%, distribuite su terrazzamenti o gradoni; tipici quelli del Trentino Alto Adige, Lombardia, Valle d’Aosta, Sicilia (con Pantelleria e l’Etna), la Costiera amalfitana in Campania, le Cinque Terre in Liguria.
  • Vini prodotti da agricoltura biodinamica realizzati con la fermentazione spontanea, senza aggiunta di coadiuvanti, senza procedimenti invasivi (neanche in vigna).
  • Vini in anfora, vini da lunghe macerazioni, vini orange o vini vegani (no ad albumina e caseina usate per l’illimpidimento dei mosti).

Inoltre:

  • Bevande analcoliche, con il segmento “healthy” (salutare) per sportivi.
  • Cocktail in lattina.
  • Hard Seltzer – un’acqua molto frizzante, agrumata, con un bassissimo grado alcolico.
  • Kombucha, una bevanda frizzante (anche con qualche grado alcolico), ricca di batteri amici, ottenuta dalla fermentazione di tè zuccherato e SCOBY, l’acronimo di Symbiotic Culture of Bacteria and Yeast, (coltura di batteri e lieviti che vivono in simbiosi tra loro).
  • Vino in scatola (bag in box).
  • Birre prodotte da scarti di pane, semi di avocado, o funghi officinali.

Poi c’è l’industria che spinge per i “Futureproof Foods” (alimenti a prova di futuro), prodotti innovativi e cibi funzionali che, si presume, apportino “benefici” per la salute: dalla difesa immunitaria alla gestione dell’umore.

Come nasce un food trend

Articoli e fotografie appetitose postate su blog, siti e social. Il modus operandi con il quale si genera il passa parola varia a seconda dell’obiettivo e del budget. Si costruiscono reti di “influencer” – baristi, blogger, cuochi, giornalisti, esperti, ma anche amici fidati – che ne parlino e, con un po’ di fortuna (e budget), ecco che nasce il trend con relative liste, redditizie soprattutto per chi vende.

Chiudo con il punto N.1 del NewTrain Manifesto – 30 tesi, una per ogni anno da qui al 2050, scritte da 16 giovani studenti: Simone Aragona, Luisa Capuani, Clarissa Ciano, Francesco Chironna, Vittoria Duò, Ottavia Guidarini, Laura Izzo, Aurora Longo, Alice Nicolin, Antonella Raso, Giorgio Remuzzi, Chiara Sanvincenti, Alice Serrone, Mattia Tresoldi, Serena Vanzillotta, Luisa Zhou.

“L’ecosostenibilità è un prerequisito per stare sul mercato. È una pretesa urgente e indispensabile, non potrà più essere un vanto pubblicitario o un’invenzione di marketing.”

Una risposta contemporanea ispirata ai principi del primo Cluetrain Manifesto, scritto nel 1999, che esordiva con “1. I mercati sono conversazioni” e “2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici”. Ma se da quest’anno passato abbiamo imparato qualcosa, è che può succedere davvero di tutto e… speriamo bene!

0 Condivisioni