Dipendenza da videogiochi: cause e sintomi

Sono molti i genitori che si interrogano sul mondo, e la pericolosità, dei videogiochi.

A far più timore sono l’esposizione continua a immagini di violenza e che quello che dovrebbe essere un passatempo si trasformi in una dipendenza.

Nel caso di videogiochi online, si aggiungono senz’altro le preoccupazioni in merito all’esposizione dei ragazzi a pericoli quale l’adescamento.

Ecco allora che, presi dallo sconforto, arrivano a proibirli o a spegnerli durante una sessione di gioco. Generando inevitabilmente una situazione di conflitto.

Per farsi un’idea dell’estensione del fenomeno basti pensare che in Italia a inizio 2020 erano 300.000 gli adolescenti che passavano anche 80 ore alla settimana davanti a games come Fortnite. Numeri che, a causa della pandemia, sono senz’altro aumentati.

Dipendenza da videogiochi cos’è

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito la dipendenza da videogioco nella sua classificazione internazionale delle malattie (International Classification of Diseases – ICD).

La ritroviamo anche anche nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5, Sezione 3, quella dedicata alle condizioni che necessitano di ulteriori studi ed approfondimenti) sotto l’etichetta “Internet Gaming Disorder”, comprendendo con questa dicitura la dipendenza da videogiochi sia online ed offline.

Ma non tutte le associazioni mediche concordano sul fatto che sia un disturbo diagnosticabile.

Molto simile a un altro disturbo più ampiamente riconosciuto, la dipendenza da gioco d’azzardo (Gambling Disorder) o ludopatia, che viste le conseguenze significative che può avere su chi ne soffre, vale la pena approfondire e non trascurare alcun segnale.

 

Dipendenza da Videogiochi: Una guida per i genitori
Questo libro si rivolge ai genitori di bambini e adolescenti con lo scopo di illustrare loro le tecniche che i nuovi videogiochi utilizzano per tenere le persone incollate allo schermo. Oltre alla lettura dell'articolo di Antonella Bruzzone, ti consigliamo questa lettura

Tipi di videogiochi

Oggigiorno i videogiochi si distinguono in:

  • Videogiochi standard: generalmente a singolo giocatore e con una missione ben chiara (fosse anche solo il raggiungimento di un determinato punteggio), il raggiungimento della quale può arrivare ad essere una vera e propria compulsione;
  • Giochi multiplayer online: caratterizzati dal fatto di essere giocati attraverso Internet con la partecipazione di un numero molto ampio di giocatori, le azioni dei quali si ripercuotono sugli altri e portano a giochi senza fine.

In entrambi i casi siamo di fronte a giochi ben progettati, che fanno leva sul funzionamento del sistema dopaminergico, regolatore del meccanismo della gratificazione.

Esattamente come i social network.

Perché del resto, in entrambi i casi, non dimentichiamo che l’obiettivo ultimo dei produttori è pur sempre quello di realizzare profitto.

Un preciso modello di business che deve portare l’utente a trascorre più tempo possibile sulla piattaforma progettata, coinvolgendolo e spingendolo ad andare avanti.

Un gioco che attrae perché spesso non prevede alcun costo iniziale, che risulterà essere impegnativo ma non impossibile e che avrà integrato un sistema di piccole e intermittenti ricompense dopaminergiche.

Quali sono le cause della dipendenza da videogiochi

Le cause della dipendenza da videogiochi sono da ricercare sia nel sistema di ricompense in cui questi videogiochi sono progettati che nella ricerca del singolo di trovare qualcosa con cui compensare altri problemi quotidiani che non si è in grado di affrontare.

Nel primo caso basti pensare alle cosiddette loot box, “scatole bottino” (scrigni, bustine di carte etc…), oggetto di indagine e sanzioni all’estero e che, di recente, hanno richiesto l’intervento anche del Garante italiano per la Concorrenza e il mercato.

Le loot box sono veri e propri acquisti in-app, casuali, molto attrattive e che possono essere acquistate dal giocatore per pure esigenze estetiche, di potenziamento nel gioco o di sblocco di contenuti speciali.

È proprio il fatto di non sapere cosa conterranno a renderle ancora più attraenti e il momento della loro apertura è in grado di suscitare le stesse emozioni che si provano quando si scarta un regalo.

Una casualità di acquisti che, secondo alcune ricerche, creano nel giocatore lo stesso meccanismo di una scommessa, stimolando una dipendenza tipica del gioco d’azzardo.

Continue pressioni di acquisto in grado di trasformare il giocatore di videogiochi in un vero e proprio cliente, in grado di garantire ai produttori il profitto così sapientemente cercato.

Ad essere sotto accusa è dunque la dicitura che accompagna questi giochi, presenti spesso sugli store con call to action fuorvianti del tipo “gioca gratis”.

Si tratta dei cosiddetti modelli free-to-play (F2P) che consentono sì di giocare inizialmente gratis ma che presenteranno al loro interno pubblicità oppure acquisti in-app per far avanzare più velocemente la “carriera” (nuovi livelli, nuovi oggetti oppure espansioni).

Per i quali è previsto dal sistema europeo di valutazione dei giochi PEGI di inserire una specifica icona ad indicare la presenza di acquisti casuali in un gioco.

Nel secondo caso è il giocatore stesso a vivere i videogiochi come una vera e propria fuga dalla realtà.

Un luogo dove potersi sentire accettati e in cui diventare un personaggio (un avatar) in linea con la persona che in realtà si vorrebbe essere. In grado di far provare quelle emozioni che non si riescono a provare nella realtà.

Quali sono i sintomi della dipendenza da videogiochi

Sicuramente osservare e riconoscere quelli che sono i sintomi della dipendenza da videogiochi può essere un valido aiuto per un intervento tempestivo.

A delineare i sintomi a breve termine ci ha pensato l’Illinois Institute for Addiction Recovery, distinguendo tra quelli emotivi e quelli fisici.

Tra quelli emotivi possiamo citare:

  • una sensazione di irrequietezza e/o irritabilità quando non si è in grado di proseguire il gioco;
  • preoccupazione eccessiva per le attività di gioco (passate o future);
  • tendenza a mentire in merito al tempo trascorso a giocare;
  • perdita della nozione del tempo;
  • isolamento da amici e familiari per passare più tempo a giocare.

Tra quelli fisici:

  • affaticamento e alimentazione irregolare;
  • mal di testa ed emicrania;
  • sindrome del tunnel carpale e problemi posturali;
  • cattiva igiene personale.

Tutti sintomi che, se non correttamente e tempestivamente affrontati, possono portare a ripercussioni a lungo termine e ben più gravi quali:

  • disturbo del sonno;
  • depressione e ansia;
  • problemi di salute legati all’alimentazione irregolare;
  • sindrome da ritiro sociale (anche conosciuto come Hikikomori);
  • conseguenze finanziarie, di studio e professionali.

Se l’intervento non sarà tempestivo il consiglio resta quello di rivolgersi a uno specialista e non ricorrere al proibizionismo (bensì a un uso controllato).

Ecco perché l’arma vincente contro questo tipo di dipendenza resta la prevenzione.

Non lasciamo mai i ragazzi soli davanti a uno schermo, mostriamo interesse alla loro vita online e condividiamo con loro regole chiare e precise (compresi le pause durante l’attività di gioco e il limite di tempo da dedicare a questo).

Informiamoci del mondo del gaming, proviamo a giocare e prima di scaricarlo o acquistarlo accertiamoci, grazie al codice PEGI, che sia idoneo all’età richiesta.

Una volta installato o acquistato creiamo insieme l’account e verifichiamo le impostazioni del gioco (soprattutto quelle relative a privacy, possibilità di chat con estranei e pagamenti).

Ma soprattutto, torniamo a giocare con loro e facciamo in modo che i videogiochi diventino argomento di dialogo e confronto.

0 Condivisioni