Personal Branding: i migliori esercizi per farlo

È fatta: hai deciso di lanciare la tua attività e hai aperto partita IVA. Ora devi partire alla conquista del tuo mercato, seducendo i potenziali clienti con la tua offerta di valore, ma anche (e forse prima di tutto) con la tua identità. Oppure stai cercando un nuovo lavoro, e ti prepari a raccontare ai selezionatori chi sei e cosa sai fare.

In momenti come questi entra in ballo il Personal Branding, che fa suoi strumenti e tecniche impiegati dal marketing per spingere servizi e prodotti, e li usa per promuovere l’immagine professionale di una persona.

Personal branding cos’è

In letteratura e in rete circolano diverse definizioni di Personal Branding:

  • per Jeff Bezos, creatore di Amazon, è “quello che gli altri dicono di te, quando tu non sei nella stanza”.
  • Riccardo Scandellari, alias Skande, autore di diversi libri sull’argomento, lo definisce come “comprensione e valorizzazione delle capacità e qualità personali, attraverso un’adeguata comunicazione a un pubblico interessato”.
  • Luigi Centenaro, ideatore del Personal Branding Canvas, lo descrive come “la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner ti sceglie”.
  • Per Salvatore Russo, docente del corso “Blog in Rete” promosso da Seo Spirito Società Benefit Srl nell’ambito del progetto LeROSA, il Personal Branding è il nostro “profumo sociale”.

Tutti gli esperti, ad ogni buon conto, concordano su due punti cruciali:

  • fare Personal Branding significa gestire in modo strategico la propria immagine;
  • la costruzione del proprio Personal Brand è un processo che richiede tempo (e non finisce mai).

In un certo senso, il nostro Personal Brand è come un muscolo: va educato e costantemente allenato con gli esercizi giusti.

Nel seguito di questo articolo vedremo perché è bene… iscriversi alla palestra del Personal Branding, e quali esercizi possono essere utili per allenare e tenere in forma il nostro “marchio personale”.

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Personal Branding: perché è importante

Un Personal Branding curato permette di distinguerti dalla massa, di mettere in luce il valore aggiunto che soltanto tu – e nessun altro come te – puoi fornire ai tuoi interlocutori.

È un importante strumento per costruire la credibilità professionale e conquistare la fiducia dei clienti e/o del pubblico. Migliora la qualità e la durata delle relazioni, e può farti diventare un punto di riferimento nel tuo settore di attività o d’interesse.

Un “marchio personale” coerente e ben definito dà al tuo interlocutore (un cliente, un potenziale datore di lavoro, ma anche semplicemente un lettore) un fondato motivo per rivolgersi a te e non a un concorrente, e acquistare i tuoi servizi o i tuoi prodotti (o seguire il tuo blog).

Abbinato a una reale proposta di valore, un buon Personal Branding può accreditarti tra gli esperti di un settore, e in ultima analisi portarti a guadagnare di più, o a conquistare il lavoro dei tuoi sogni.

A monte di tutto questo, però, ci deve essere un lavoro strategico su se stessi, per acquistare consapevolezza dei propri punti di forza e della propria unicità, e per capire quale direzione si vuole dare alla propria vita (non soltanto dal punto di vista professionale, magari).

Insomma: il Personal Branding è un autentico viaggio dentro di sé, e vale decisamente il prezzo del biglietto.

Personal Branding: come farlo

Il primo passo per fare Personal Branding, come già accennato, prevede la definizione di una strategia. Partire da zero, infatti, significherebbe perdere tempo, e probabilmente risorse, con la fondata possibilità di non arrivare da nessuna parte.

Una strategia mirata parte dall’attenta mappatura delle tue competenze, dei tuoi punti di forza, delle aree di miglioramento.

Esitono strumenti che possono aiutare nella costruzione del personal branding: da una classica analisi SWOT che mette in conto anche le possibili criticità esterne, al Brand Identity Prism, che aiuta ad analizzare la propria immagine e come viene percepita dal proprio pubblico, al Personal Branding Canvas, che adatta il Business Model Canvas alla promozione della tua immagine professionale.

Il passo successivo è quello di creare un’immagine coerente in tutti i punti di contatto con il pubblico, online e offline: per esempio usando la stessa foto (o lo stesso “mood” nella foto) nei vari profili social, nel blog o sito, nel canale Youtube e su LinkedIn, ma anche nei biglietti da visita, se li usi, o negli eventuali materiali di comunicazione su carta (per esempio un pieghevole di presentazione della tua attività).

La definizione di un logo, di uno schema cromatico e del proprio tone of voice, sono una parte altrettanto rilevante dello stesso processo.

Non ultimo, è importante decidere dove essere presenti e comunicare il proprio brand: non è detto che si debba per forza avere un account in ogni social (per fortuna!), ma è bene essere presenti nei principali (tra questi, LinkedIn è irrinunciabile, trattandosi di profilo professionale), e comunque in quelli in linea con la nostra personalità e con la nostra offerta di valore.

Ma il Personal Branding non si gioca esclusivamente online: è fondamentale anche la creazione di un network attraverso la partecipazione a eventi e manifestazioni, o magari – perché no? – attraverso la loro organizzazione.

Personal Branding: gli esercizi

Bene: hai deciso di fare Personal Branding. Hai almeno abbozzato la tua strategia. Hai scelto i canali nei quali proporti. È arrivato il momento di scaldare i muscoli con un po’ di allenamento, e metterti alla prova direttamente sul campo.

Ecco qualche esercizio che puoi fare da subito (non è indispensabile farli tutti):

  • Raccontati.
    Scrivi un post al giorno in cui spieghi chi sei, cosa fai, ma anche cosa ti piace, cosa ti appassiona, cosa sogni, quale mondo vorresti costruire. Dialoga con chi interagisce col post.
    E se conosci qualcuno di persona, beh… presentati anche a voce.
  • E a proposito di voce: sfrutta ogni occasione per parlare in pubblico.
    Il comico americano Jerry Seinfeld, in una famosa battuta, afferma che la maggior paura degli esseri umani non è la morte ma il dover parlare in pubblico, al punto che molti, ad un funerale, preferirebbero essere la persona nella bara piuttosto che quella che tiene l’elogio funebre.
    Se appartieni anche tu a questa vasta categoria, prendi in considerazione un corso di public speaking, o almeno spulcia l’internet e guarda come parlano in pubblico quelli bravi (il sito TED.com è una miniera in questo senso).
  • Prepara il tuo elevator pitch.
    Si tratta di un discorso con cui ci si presenta, per motivi professionali, ad un’altra persona o a un’organizzazione. È il discorso che un imprenditore farebbe ad un investitore se si trovasse per caso con lui in ascensore (in inglese “elevator”, appunto): il tempo è ridotto, quindi bisogna descrivere se stessi e la propria attività in modo sintetico, chiaro ed efficace.
    Il pitch ideale dura 40 secondi, in ogni caso deve stare sotto i 5 minuti. Può essere scritto e memorizzato, ma va aggiornato spesso, perché non perda valore e coerenza.
  • Organizza una diretta su Facebook o su Instagram.
    Puoi presentare della tua attività, o meglio ancora puoi rispondere alle domande che ti fanno su di essa, al grido di battaglia “me lo state chiedendo in tantissimi!” (non è indispensabile che te lo abbiano chiesto davvero, il dialogo e le interazioni crescono con il tempo).
  • Getta il cuore oltre l’ostacolo, e presentati con un video su Youtube, anche se non sei un videomaker in gamba come Riccardo Sartori di Media Puffin.
    “Fatto è meglio di perfetto”, come insegna Mark Zuckerberg ma, se vuoi dare un aspetto un po’ più professionale ai tuoi esperimenti video, fai attenzione alla luce e alla qualità del suono.

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Questi sono solo alcuni dei possibili esercizi per il tuo Personal Branding.
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Michela Poles

Michela Poles

Mi chiamo Michela e, pur essendo nata nello scorso millennio, non ho ancora smesso di sognare un mondo migliore, e di amare il mondo in cui vivo. Ho un marito, una figliastra, un cane, un gatto, una tartaruga, e un orto di trenta metri quadri. Avevo anche un lavoro in azienda, nell’area della comunicazione, ma l’ho lasciato perché non mi assomigliava più: mi assomiglia di più l’orto.

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