Revenge porn: cos’è e come difendersi

Revenge porn è un termine che l’Italia ha purtroppo imparato a conoscere nel 2016 quando una donna napoletana di 33 anni, Tiziana Cantone, si tolse la vita dopo che il suo ex-fidanzato aveva diffuso un video che la ritraeva con lui in atteggiamenti intimi.

Fenomeno recentemente tornato all’attenzione pubblica con il caso della maestra di Torino costretta a licenziarsi dopo che il suo ex aveva diffuso sue immagini hard.

Secondo un dossier dello scorso novembre del Servizio analisi della Direzione centrale della Polizia criminale ci sono due episodi di revenge porn al giorno e 1083 le indagini in corso (di cui 121 hanno già avviato un’azione penale verso i responsabili).

Grave la situazione su canali e gruppi Telegram. Secondo una stima dell’osservatorio PermessoNegato.it, a novembre su Telegram vi erano 89 gruppi o canali dedicati allo scambio di porno non consensuale, incluso anche il revenge porn. Gruppi e canali seguiti da 6 milioni di utenti.

Revenge porn cos’è

Con il termine revenge porn si indica la diffusione non consensuale di immagini sessualmente esplicite allo scopo di umiliare o danneggiare la vittima. A cui questo spesso seguono ulteriori condotte illecite quali ingiurie, minacce, stalking ed estorsione.

Azione non è sempre motivata da vendetta (come farebbe intendere il termine che la definisce) o dall’intento di infliggere un danno all’altro.

La diffusione avviene generalmente mediante l’utilizzo di strumenti informatici, anche se non sono rari i casi di distribuzione fisica di fotografie o video.

Ecco dunque che troviamo questo materiale:

  • linkato sulle pagine social della vittima o, in generale, diffuso sui social network;
  • caricato su siti web tematici;
  • in pagine web create appositamente;
  • inviato a familiari, amici e colleghi della persona offesa tramite chat di messaggistica come ad esempio WhatsApp o Telegram.

Spesso accompagnato da incoraggiamenti a chi visualizza di condividere, scaricare e commentare.

Il punto di partenza del revenge porn è il materiale pornografico che rappresenta la vittima in situazioni private e/o intime sia da sola che con il partner.

Un partner che, a sua volta, può essere sia stabile che occasionale, sia incontrato di persona che on line.

Il sexting

Innegabile che l’uso diffuso di social network abbia cambiato il modo di comunicare e i criteri di scelta del tipo di informazione da condividere.

In questo contesto emergono dunque fenomeni quali il sexting, in cui una coppia sceglie di scambiarsi foto, video, messaggi sessualmente espliciti.

Si tratta di una pratica abbastanza comune e assolutamente accettabile quando si verifica tra adulti consenzienti.

Tutto questo però dovrebbe sempre essere accompagnato dalla consapevolezza che questi stessi contenuti il destinatario potrà condividerli o diffonderli.

Per leggerezza oppure per umiliarci, accrescere il nostro discredito sociale e utilizzarli per molestie, intimidazioni, cyberbullismo e violenza.

Il deepnude

Da circa un anno abbiamo assistito anche alla diffusione di fotomontaggi, tipi particolari di deep fake che in questo caso creano fake nude (falsi nudi).

In questi fotomontaggi il vero volto di una persona è montato ad arte su un corpo nudo e verosimile.

Possibile con l’Intelligenza Artificiale, ormai alla portata di chiunque grazie ad app e siti web dedicati.

Migliaia le ragazze che si sono ritrovate, a loro insaputa, “spogliate” su Telegram in foto e video poi divenuti virali ottenuti.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte alla leggerezza con cui questi contenuti vengono creati e condivisi oppure all’ennesima forma di ricatto o di umiliazione.

Il sextortion

Il sextortion è una truffa online volta a estorcere denaro alle proprie vittime mediante ricatti sessuali effettuati sui social network o attraverso finte e-mail minatorie.

Nel caso dei social network, tutto ha inizio con la richiesta di contatto da un profilo (rigorosamente fake) di un uomo o donna molto avvenente.

Quando la conversazione diventa più intima, si spinge la vittima a fare del cybersex avvalendosi della webcam.

L’obiettivo ultimo è ottenere una nutrita collezione di foto e video intimi, ottenuti i quali arriva una richiesta di riscatto che, ove non accettata, porterebbe alla diffusione di tali immagini e video.

Nel caso di e-mail minatorie, invece, la vittima viene contattata tramite una e-mail in cui le viene indicato che il suo account di posta elettronica è stato violato e che si è riusciti a prendere il controllo di dispositivo e webcam.

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Grazie a questo controllo si hanno delle registrazioni della vittima durante la navigazione in un sito porno (senza specificare quale sia il sito).

Anche in questo tutto si riduce al ricatto: se non si vuole che tali registrazioni vengano rese pubbliche e inviate ai contatti, la vittima deve versare una somma di denaro in bitcoin (la moneta digitale) a un wallet anonimo.

Revenge porn come difendersi

Il primo consiglio per difendersi da questi fenomeni è sicuramente quello di denunciare il prima possibile alla Polizia Postale i fatti e, ove possibile, avere le evidenze di questa diffusione non consensuale.

È altresì possibile fare segnalazioni e diffide ai social network o proporre un reclamo al Garante Privacy per limitare la diffusione del materiale e chiedere l’adozione di idonei provvedimenti.

Così come ricorrere al Giudice per tutelare la propria immagine e la propria riservatezza, sia in via inibitoria che risarcitoria.

Perché non dimentichiamo che, rispetto al passato, il revenge porn da quasi un anno è riconosciuto come reato.

Ma ancor prima è meglio prevenire, avendo la consapevolezza delle possibili conseguenze e la percezione della gravità delle azioni descritte.

Ecco perché la tutela della riservatezza è fondamentale, quindi evitiamo in generale di dare contenuti così intimi.

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