Come gestire una community su Facebook

Ci sono molti strumenti per poter gestire una community Facebook al meglio. Occorre però conoscerli e saperli usare in modo strategico. Le community raccolgono persone con gli stessi interessi. Sono, attualmente,  il modo più lungimirante di fare business attraverso i social. Richiedono tuttavia strategia, impegno e costanza.

Su Facebook possiamo trovare due principali tipologie di community:

  • community costruite attorno a un profilo personale. È l’approccio migliore per i personal brand. Si tratta di un’opportunità sfruttata da molti influencer e personaggi pubblici.
  • gruppi che, citando il regolamento “ti offrono un luogo per connetterti con persone che condividono i tuoi stessi interessi”

In questo articolo mi concentrerò sui gruppo cercando di offrire informazioni utili anche a chi ha deciso di costruire una community attorno al suo profilo personale.

Conosci il tuo pubblico

Lo abbiamo accennato nell’introduzione. Non può esistere una community se non c’è un interesse dichiarato che accomuna le persone che la abitano o la abiteranno. Lo sforzo iniziale, dunque, è enorme. È indispensabile intercettare il pubblico giusto attraverso contenuti specifici su tematiche che catturino la sua attenzione e lo inducano a interagire. Le primissime azioni da fare sono:

  • definire i target personas. Chi sono le persone per cui la community viene costruita? Quali sono i problemi che la community può risolvere? Che cosa provano? Come si sentono?
  • dichiarare valori, vision e mission della community. Quali sono i valori con cui il pubblico si deve identificare? Quali le proiezioni future? Qual è lo scopo per cui la community viene creata?
  • redigere un manifesto e un regolamento. Sono documenti che guidano le azioni e i comportamenti all’interno di una community. È importante che vengano condivi e accettati da tutti i membri.

Lavorare bene sin dall’inizio rende molto più semplice gestire la community nel tempo. Una volta stabilito a chi ci si rivolge, con quale scopo, le tematiche e i valori da perseguire, non rimane che invitare i contatti potenzialmente interessati e coinvolgerli attraverso un piano editoriale ad hoc.

Ogni leader di community, che si tratti di una persona o di un brand, dovrebbe come primo obiettivo stimolare le interazioni tra i membri del gruppo. Il suo compito è mettersi in ascolto per poter offrire contenuti sempre più interessanti per il suo pubblico.

Offerta
SEO and Journalism
Un libro che offre una risposta concreta ai professionisti che vogliono comprendere a fondo le strategie e le tecniche di comunicazione per aumentare la visibilità dei contenuti online, ottenere nuove fonti di guadagno e creare una comunità di lettori attiva, interessata e partecipe. Una guida che permette di costruire una perfetta strategia di contenuti e comunicazione.

Crea un piano editoriale

Ascoltare la community è un’azione fondamentale per pianificare i contenuti. Un piano editoriale è efficace quando è capace di mantenere alto l’interesse dei membri. In generale un piano editoriale funziona quando c’è equilibrio tra queste diverse tipologie di contenuti:

  1. contenuti informativi o formativi. Hanno l’obiettivo di generare cultura attorno a una tematica di interesse comune. Si tratta di post lunghi o video di approfondimento. Nutrono le curiosità sugli argomenti attorno a cui si è creata la community.  Contemporaneamente accrescono l’autorevolezza al leader (brand o persona).
  2. contenuti interattivi. Sono contenuti che incitano le persone a generare interazione e, talvolta, a coinvolgerne altre attraverso tag e menzioni. Servono a tenere attivo il gruppo e a dimostrare all’algoritmo che merita visibilità per la capacità di reazione dei suoi iscritti. Se gestiti in modo strategico possono essere un’ottimo strumento per conoscere meglio la community e adeguare la propria offerta.
  3. contenuti di intrattenimento. Meme, gif  e test sono contenuti creativi che hanno il potere di generare coinvolgimento al pari dei contenuti interattivi, forse anche di più. Ciò che cambia è la percezione. Di fronte a un contenuto di intrattenimento le persone si identificano e costruiscono l’affinità necessaria a consolidare la community.
  4. contenuti promozionali. All’interno di un gruppo si può vendere? Si, se non c’è violazione del regolamento. Anzi, una community targettizzata è il luogo ideale per vendere.  Ci vogliono anche i post promozionali, ma vanno usati con cautela. Se ci sono solo post promozionali e manca informazione, interazione e intrattenimento, a lungo andare la community non interesserà più a nessuno.

 

Modera i commenti nella community

In base alla grandezza della community sono necessarie una o più figure che si occupino di moderare i commenti e controllare che il regolamento venga rispettato. Nei gruppi piccoli, che contano poche centinaia di iscritti, può bastare anche solo un amministratore.  In una community come quella di LeROSA che conta 2.300 donne c’è bisogno di più amministratori e moderatori.

Moderare i commenti è un modo per affermare la leadership, l’autorevolezza e la correttezza di una community. I gruppi sono percepiti come luoghi protetti. Le persone spesso parlano di situazioni delicate e personali. È dovere dell’amministrazione mantenere toni sereni e fare il possibile per evitare o spegnere sul nascere diverbi. Gestire una community è una responsabilità nei confronti di tutte le persone che la abitano e che vanno tutelate da eventuali offese.

Dal punto di vista tecnico, invece, moderare i commenti e lasciarci almeno una reaction è uguale a interagire. È un azione che aumenta il pubblico potenziale del contenuto tra i membri della community. Quando viene pubblicato un post l’algoritmo lo mostra prima a un campione di membri attivi, allungando il suo raggio di azione a mano a mano che aumentano le interazioni.

Banner la spa del business

Leggi le statistiche costantemente

I gruppi, come tutti i prodotti di Meta pensati per il business hanno una dashboard che consente di monitorare la crescita della community. Attualmente è possibile selezionare il periodo di osservazione dei dati fino agli ultimi 60 giorni e avere le informazioni riguardanti:

  • numero iscritti;
  • numero membri attivi;
  • giorni e orari più popolari;
  • numero post;
  • la classifica dei post più popolari.

Le statistiche servono per capire se il piano editoriale funziona, se le persone stanno volentieri all’interno della community. Quando si registrano cali di interazioni o di membri attivi significa che è arrivato il momento di prendere decisioni, interrogare la community e rivedere gli obiettivi.

Gestire una community, in definitiva, è un’attività dinamica. Presuppone l’osservazione e la misurazione costanti di quel che accade per poter agire nel modo più coerente rispetto ai propri valori e alle esigenze del pubblico.

Ci vogliono competenze specifiche e attenzione quotidiana. Per questo motivo è importante che le persone che se ne occupano siano adeguatamente formate e aggiornate. Quella del community manager è una figura professionale vera e propria che ha un’ottima conoscenza dei social media e skill relazionali.

Gestire una community è un lavoro a tempo pieno che porta gratificazioni sul medio-lungo periodo. Ma è anche un investimento lungimirante strutturato sui concetti di relazione, fidelizzazione e appartenenza.

Non è la soluzione per chi vuole tutto e subito, ma per chi vuole progettare la sua crescita e decide di stanziare delle risorse per raggiungere l’obiettivo. Un’alternativa meno esosa in termini economici  e di tempo alla creazione di una propria community, ma in alcuni casi altrettanto efficace sul medio-lungo periodo è vivere in modo attivo le community già esistenti, facendosi conoscere e promuovendo iniziative e collaborazioni. È quello che stimoliamo a fare nel gruppo LeROSA Community, attraverso  formazione, eventi e iniziative che mettono in connessione le persone e le aiutano a promuoversi al meglio.

 

Carriereit_Banner_01
Pin
0 Condivisioni