Le feste della Tuscia da aprile a settembre

Le feste della Tuscia sono manifestazioni che uniscono le tradizioni sacre a quelle  profane.

La Tuscia, antica terra degli Etruschi, è una delle zone più suggestive dell’alto Lazio. I popoli che l’hanno abitata hanno lasciato tradizioni che si sono tramandate fino a oggi.

Gli antichi culti pagani dedicati a divinità connesse alla primavera e alla fertilità come Maia, Flora e Cerere dea delle messi e del grano, vennero trasformati  in eventi religiosi e popolari. In queste feste, dove troviamo l’identità di una comunità e di un territorio, si fondono logos e mito con un ritualismo che si compie a ogni stagione.

Le feste popolari legate alla stagionalità hanno origini pagane e sono legate alla cultura contadina delle comunità. Oggi questi eventi sono per la maggior parte inseriti nel calendario civile dei luoghi della Tuscia.

Tra i più rappresentativi:

  •  la Pasqua a Tarquinia, con il “Cristo che corre” che attira sempre tanti visitatori da ogni parte d’Italia.
  • A maggio, in provincia di Viterbo  c’è la celebrazione della Madonna del Monte o delle “passate” nel paese di Marta, la festa della Madonna del Fiore, i Pugnaloni ad Acquapendente.
  • Mentre a settembre a Viterbo si festeggia la patrona Santa Rosa, per la quale viene fatta una grande e folcloristica celebrazione.

Feste della Tuscia in aprile

Con la primavera le feste si intensificano. Le prime ricorrenze di aprile sono le celebrazioni dedicate alla Pasqua.

Ogni località della Tuscia ha una sua processione, diversa una dall’altra e dense di significato. Questi festeggiamenti sono molto sentiti e partecipati dalla popolazione credenti e non. Solitamente si svolgono il venerdì Santo e rappresentano in molteplici modi la passione di Gesù.

Il “Cristo che corre” a Tarquinia

A Tarquinia il “Cristo che corre” è la processione più sentita dai Tarquiniesi del pomeriggio della domenica di Pasqua. E’ detta la processione del Cristo che corre, perché i figuranti percorrono il tragitto a passo di marcia, quasi correndo. Ci sono testimonianze di questa festa che risalgono al 1778.  Si racconta che a scolpire la statua fosse stato un carcerato del bagno penale di Tarquinia (Saline) poi accecato per non riprodurne più di uguali.

Nei primi anni 80 il pittore artigiano Balduini iniziò una ricerca per scoprire la vera storia del Cristo che corre. La ricerca, non facile, portò alla luce il vero autore della statua. A crearla fu Bartolomeo Canini su un modello di Pietro Tenerani.

Durante il “Cristo che corre” le persone riempiono le strade e le piazze, perché è un momento veramente toccante per tutti i partecipanti e gli spettatori.

I figuranti della processione ricoprono diversi ruoli :

  • gli sparatori, costituito dal gruppo dei cacciatori di Tarquinia che sparano proiettili a salve pieni di coriandoli.
  • La banda musicale di Tarquinia Giacomo Setaccioli che suona la famosa marcetta per dare il tempo cadenzato ai portatori.
  • Lo stendardo azzurro della Chiesa di San Giuseppe portato da 2 persone che rappresentano la congregazione dei falegnami
  • Sei portatori di lampade che simboleggiano la luce.
  • I portatori di tronchi: quattro persone per ogni tronco, ruolo tramandato di padre in figlio.
  • I portatori della macchina in numero di 16.

Il portatore di tronco è’ un ruolo importante, perché devono camminare speditamente a suon di musica nei vari tratti di strada, sorreggendo il tronco in vita da una cinta. Le persone che si alternano al tronco sono tre, più una riserva. Sono supportati dall’aiuto dei familiari durante tutto il tragitto.

Nel mese che precede la festa durante le ore notturne per non essere disturbati e visti, i portatori dei tronchi e della statua si allenano lungo le vie del centro storico di Tarquinia.

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I tronchi sono alti circa 5 mt e hanno un un peso che va dai 75 ai 95 kg. Sono tutti addobbati con ghirlande di fiori e alloro.

Inizialmente portavano un solo tronco che rappresenteva la prima croce, poi sono state aggiunte le tre croci di San Giuseppe e in seguito altre fino ad arrivare a nove, il numero delle parrocchie del territorio. I nove tronchi non escono mai dalle mura interne della città e quindi negli ultimi anni ne è stato aggiunto uno che aspetta la statua fuori dalle mura e lo accompagna in Ospedale.

La statua del Cristo Risorto esce ogni anno alle ore 18,30 e percorre il centro storico di Tarquinia a suon di marcia andante con brio.

Arriva all’Ospedale dove fa una breve sosta e saluta i malati, per riprendere la corsa fino alla piazza Giacomo Matteotti dove impartisce la benedizione alla folla e alle terre agricole.

In seguito la statua viene trasportata all’interno della Chiesa di San Giuseppe, dove per 40 giorni rimane esposta per poi essere ricoperta fino all’anno successivo.

Il poeta Vincenzo Cardarelli nato e vissuto a Tarquinia, le ha dedicato la poesia: Il sole a picco 1952

“Da San Giuseppe si nomina un’altra parrocchia del mio paese. Questa è gloriosa per possedere la macchina del Redentore, grande, roseo, bellissimo, con gli occhi celesti e un’incredibile ferita sul fianco, che si porta in processione la sera del sabato Santo, prima che cali il sole, correndo, con un seguito di tronchi enormi che fanno selva. Lungo il suo viaggio, dalla finestra, si sparano fucilate in aria: le campane sciolgono e suonano a festa.

Mentre questo accade, giunta la processione in cima alla piazza, il Cristo risorto che molleggia, portato a spalla, sopra un mare di teste, come nave in mezzo alla burrasca, si volta e, col braccio alzato, posa un momento a benedire il popolo genuflesso, pieno di felicità e di benessere, già col sapore delle uova pasquali in bocca.”

Festa a Tarquinia del Cristo che corre

 

Piatto tipico della festa del Cristo che corre

La Festa del Cristo Risorto non ha un piatto identificativo, in quanto cade nel giorno di Pasqua.

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Per Pasqua l’usanza di ogni famiglia della Tuscia era di riunirsi la mattina per fare colazione con uova sode simbolo di mistero della vita e resurrezione, affettati misti e la pizza dolce di pasqua. In passato nella colazione c’era anche la coratella di agnello il quinto quarto dell’agnello, ma ora ci si “limita” alle uova con salumi e pizza dolce sorseggiando il tradizionale caffè mattutino.

Anche io, la mattina di Pasqua tiro fuori la tovaglia bianca ricamata e apparecchio la tavola come se aspettassimo l’arrivo di un ospite importante.

E se, come in passato, arriva gente, anche se non sono importanti viene condiviso con loro quanto preparato e la gioia di accogliere e condividere.

Feste della Tuscia a Maggio

Anche maggio è un mese ricco di feste in Tuscia. E’ il mese Mariano e in tutti i paesini, vengono  celebrati i miracoli della Madonna.

Le feste più importanti sono:

  •  il 14 maggio la festa della Madonna del Monte a Marta.
  •  La terza domenica di maggio la festa dei Pugnaloni o festa di Mezzomaggio in onore della Madonna del Fiore ad Acquapendente.

La Madonna del Monte a Marta, Lago di Bolsena

La festa della Madonna del Monte è la più sentita e importante dei Martani. Anticamente in questa data si festeggiavano i cicli delle stagioni e della terra, Cerere dea dei raccolti, fiori e frutta, Feronia protettrice della natura e dei boschi, degli animali selvaggi, e Maia dea della fertilità.

Oggi la festa ha un triplice nome, anche se quello ufficiale è:  Festa della Madonna del Monte o delle Passate.

Questa ricorrenza viene anche detta: la Barabbata, sebbene questo nome sia poco amato dai Martani.

La celebrazione che coinvolge tutta la popolazione ha un corteo di soli uomini, mentre le donne si occupano dei fiori e degli addobbi. Testi che documentano questa festa risalgono al 1557.

La mattina gli abitanti vengono svegliati dal rullio del tamburino, dal suono delle campane e dal canto dei mietitori che intonano inni Mariani.

Il corteo storico è costituito da:

  • Casenghi: cavalieri della Maremma.
  • Bifolchi: con gli aratri
  • Villani: sementi, vanghe, falce e fontane
  • Pescatori: barche e reti da pesca accompagnati dalla banda musicale a cui fa seguito il Clero i Ceri e le autorità.

Il corteo storico attraversa il paese e si dirige verso il santuario dove si svolge la funzione religiosa. Il personaggi del corteo storico attraversano la navata della Chiesa in modo disordinato dove lasciano i doni alla Madonna (da qui il nome “passate”). I doni è un simbolo pagano che si perpetua nel rito religioso.  Dopo questo atto il corteo storico ritorna verso il paese per l’ultima benedizione.

Piatto tipico della festa della Madonna del Monte

Le ciambelle all’anice sono il piatto tipico di questa festa. I Casenghi portano in dono alla Madonna le ciambelle all’anice infilate nel braccio e le distribuiscono anche ai passanti. La forma circolare della ciambella rappresenta il serpente che si morde la coda simbolo di morte e rinascita e simbolo del ritorno.

Ma l’incisione intorno alla ciambella sta ad identificare il solco che lascia l’aratro nella terra.

Festa della Barabbata lago di Bolsena

Festa dei Pugnaloni di Acquapendente

La festa dei Pugnaloni di Acquapendente risale al 1166, quando gli Acquesiani si liberarono dalla tirannia di Federico I Barbarossa. La leggenda narra che due contadini videro fiorire un ciliegio secco, che fu preso come simbolo di oppressione e liberazione. Il popolo insorse e scacciò il dominatore. A ricordo dell’evento e della liberazione si decretò la festa, da svolgersi ogni anno a metà maggio. Ancora oggi la festività di Mezzomaggio dedicata ora alla Madonna del Fiore è ricordato anche come la festa dei Pugnaloni, a rappresentare la libertà su ogni oppressione. I Pugnaloni sono degli antichi arnesi agricoli che i contadini portavano in processione dietro alla statua della Madonna del Fiore, guarniti di fiori. Con il tempo sono diventati dei grandi pannelli di 2,60 m di larghezza per 3,60 m di altezza, che vengono interamente ricoperti con materiali vegetali come:

  • canne
  • alloro
  • foglie di olmo
  • fiori

Vengono incollati con colle leggere per mantenere la freschezza e la brillantezza del colore. Le tecniche sono diverse e formano delle composizioni suggestive, come se fossero dei veri mosaici. In passato i Pugnaloni erano realizzati in famiglia. Ora vengono fatti da gruppi di lavoro e le opere prendono il nome del gruppo.

Le opere realizzate vengono portate la mattina nella piazza del Duomo e rimangono in esposizione fino all’inizio della sfilata.Alla processione che si svolge la sera partecipano anche gli sbandieratori. Durante la giornata si svolgono degli spettacoli e rievocazioni storiche. Al termine della festa i pannelli dei Pugnaloni sono sistemati all’interno della cattedrale e rimangono esposti tutto l’anno. La premiazione per il miglior pannello viene atteso con trepidazione e si svolge alla fine della manifestazione. La sera prima si respira una forte emozione, in un’atmosfera di ansia ed emozioni per il giorno della festa.

Piatto tipico della festa dei Pugnaloni

Acquapendente non ha un piatto o un dolce legato esclusivamente alla festa. Il piatto tipico di Acquapendente è il buglione di carne. Il buglione è un piatto tipico della Toscana e della Tuscia, viene cucinato con diversi tipi di carne e con la cacciagione cotta con il pomodoro. È un piatto molto gustoso che obbliga pulire piatto e pentola con la la scarpetta. Non è tipico della festa ma del luogo.

I pugnaloni ad Acquapendente

 Feste della Tuscia a Settembre

 Con settembre e la fine dell’estate, le feste giungono quasi al termine. Per Viterbo e i suoi cittadini è il periodo più sentito perché il 3 settembre, si  festeggia Santa Rosa, con la celebre macchina di Santa Rosa. Tutti i Viterbesi ne vanno fieri e la tradizione viene rinnovata ogni anno. Cento uomini, con forza e devozione rendono omaggio alla Santa patrona della città.

Dal 2013, questo evento è stato riconosciuto Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco

Santa Rosa a Viterbo

Santa Rosa chiamata anche la Santa bambina nacque nel 1233 a Viterbo, dove morì nel 1251 a 18 anni. Durante la traslazione si scoprì che soffriva di una malattia rara, l’assenza dello sterno.

Negli anni della sua adolescenza Viterbo era una città ghibellina e Rosa fervida sostenitrice della Chiesa fu allontanata dalla città, ma fu anche rifiutata dalle suore Clarisse. Si racconta che Rosa quando era in vita fosse già considerata da molti santa, in quanto aiutava i poveri e donava a loro il cibo che metteva da parte, in particolare il pane. Durante il processo di beatificazione, iniziato subito dopo la morte, il 4 settembre del 1258 la salma fu traslata da alcuni Cardinali e portata a spalla nell’attuale chiesa di Santa Rosa, dove è ancora custodita. Si pensa che da questo evento, di portare a spalla la salma possa trarre origine il trasporto di Santa Rosa. La prima macchina di Santa Rosa risale al 1690 ed era un baldacchino in stile barocco.

Negli anni ci sono stati dei cambiamenti alla macchina, sia perché era difficile il trasporto per il peso eccessivo, sia perché ci furono degli incidenti da non permettere l’esecuzione del trasporto. Presso il Museo del Sodalizio nel centro storico di Viterbo, si possono vedere le macchine di Santa Rosa utilizzate nei secoli passati.

Grazie alle nuove tecniche di costruzione, che ne hanno alleggerito il peso, non ci sono più stati incidenti. La macchina è alta circa 30 mt e pesa 52 quintali, la base è larga 4,30 mt per 6 mt. I facchini sono fondamentali, perché rappresentano il motore e il cuore pulsante della macchina della Santa. In passato anche questo ruolo veniva tramandato di padre in figlio, ora si accettano anche non familiari, reclutati dopo aver  superato la prova di portata, che consiste nel portare 150 kg sulle spalle per tre giri da 90 mt all’interno della Chiesa dei facchini al centro della Città.

Alla base di tutto c’è una grande fede e una grande forza di volontà e senso di appartenenza. I facchini sono tutti vestiti di bianco, fascia in vita rossa e scarponcini neri. In dotazione possono avere il Ciuffo, un cuscinetto di cuoio numerato per proteggere la zona cervicale o la spalletta per proteggere la spalla durante il trasporto. Ognuno di loro è numerato e suddiviso a seconda del supporto e del ruolo che ricoprono nel trasporto della macchina della Santa:

  • ciuffi: sette file e sono 63 e sono i facchini che stanno sotto alla macchina.
  • Spallette 8 e 8 in entrambi i lati
  • Stanghette 6 anteriori e 6 posteriori.
  • Corde 40 facchini davanti.
  • Leve, 4 travi: 20 facchini
  • Spallette aggiuntive 36
  • Cavalletti

La formazione totale è di 173 facchini, 113 attivi subito e poi gli aggiuntivi nel tratto finale. Il percorso è gestito dal capo facchino che guida la macchina e dalle guide che controllano le parti laterali. Il carico medio per ciascun di loro è di circa 50 kg, ma con le oscillazioni il peso può arrivare fino a 150 kg. La macchina effettua cinque soste lungo il cammino lungo 1200 mt. Il capo facchino insieme alle guide deve bilanciare il peso, tenendo conto dell’altezza dei facchini e della strada a schiena d’asino.

Nell’ultimo tratto in salita si passa da 113 facchini a 173 e questo tratto viene effettuato a passo di corsa. La festa inizia il 2 settembre un giorno prima del trasporto della Macchina di Santa Rosa, con una processione religiosa e con il corteo storico che percorrono le strade del centro partendo dal Santuario e arrivando alla cattedrale, per ritornare di quindi al Santuario.

Sfilano con vestiti d’epoca del periodo storico dal 1200 al 1800,  i figuranti che prendono parte a questa sfilata sono circa 310 e viene portato in mostra il cuore di Santa Rosa.

Il giorno del trasposto i facchini vestiti di tutto punto fanno il giro delle sette Chiese per ricevere la benedizione. Nella Chiesa della Trinità intonano il canto dedicato a Santa Rosa  e poi si riuniscono nel giardino dei Frati Cappuccini a mangiare insieme ai famigliari. Verso le 20 iniziata la sfilata che percorre all’incontrario il tragitto fatto dalla macchina della Santa. Una volta giunti a Porta Romana dove si trova la macchina, entrano nella Chiesa di San Sisto dove il Vescovo impartisce loro un’ulteriore benedizione. Usciti dalla Chiesa si preparano vicino alla macchina e attendono di essere chiamati. All’ora stabilita, in una clima di trepidazione sacra e profana al grido di “evviva Santa Rosa”, la macchina parte.

 

Piatto tipico della Festa di Santa Rosa

Il simbolo di Santa Rosa è il pane. Da bambina nascondeva il pane per donarlo ai poveri e allora in suo onore le pasticcerie preparano il pane di Santa Rosa con uvetta, nocciole e noci. Con il tempo i pasticceri si sono sbizzarriti creando e proponendo  sempre più un vasto assortimento di dolci creati per l’occasione come: i biscotti preparati con prodotti del territorio: miele, nocciole, noci, uova, non possono mancare i maritozzi di Santa Rosa, e le tortine di pasta frolla e mele, anche nella variante al cacao, ma anche dolci a forma della macchina, o meringhe a forma di Rosa.

Come arrivare in Tuscia

  • Tarquinia si trova sulla via Aurelia e si può raggiugere in macchina percorrendo l’autostrada, oppure con il bus o il treno
  • Acquapendente si trova sulla Cassia a 130 km da Roma e a 90 da Siena, a 30 da Orvieto, dove c’è l’autostrada. Raggiuingibile o con il bus
  • Marta si trova vicino Viterbo ed è possibile raggiungerla con gli autobus
  • Viterbo è raggiungibile con il treno da Roma oppure con gli autobus

Bibliografia:

  • Treccani
  •  Raccontare la festa di Riccardo Piaggio
  • I facchini di Santa Rosa
  • foto donate da: Antonietta Valerioti,  Debora Valentini , Dott Lanfranco Martinengo, gruppo fb dei Pugnaloni.

 

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