Ho chiesto un’intervista a Maximiliano Cimatti, autore del libro “L’Uomo di Elcito”, dopo averlo conosciuto in occasione del primo Picnic in Rosa organizzato per LeROSA di Bologna il 21 Aprile. Da subito disponibile ed entusiasta di conoscere e partecipare all’iniziativa, è venuto dalle Marche a Bologna per parlare di scrittura creativa e, per farlo, ha iniziato parlando del suo libro.

Maximiliano, che ha origini ravennate, ci ha raccontato di come ha assecondato il richiamo ad un ritmo diverso, lasciando una vita frenetica per rifugiarsi sulle colline marchigiane per scrivere, immerso nella tranquillità e nella bellezza.

L’Uomo di Elcito ci trasporta nell’Italia di fine Ottocento, dove Anselmo Toschi sergente del Regio Esercito viene prima mandato a supervisionare la costruzione della ferrovia, portatrice di modernità, e poi a prestare servizio ad Ancona, durante l’epidemia di colera. Ma è sulle colline marchigiane a caccia dei briganti che il protagonista si troverà a rivedere i propri valori alla ricerca del senso della vita.

È un libro piacevole, che scorre velocemente sotto gli occhi del lettore. Racconta un’epoca storica poco conosciuta e ci presenta un’Italia fatta di fatiche, di silenzi e di terre promesse.

Mi piaceva l’idea che anche chi non ha potuto partecipare al Picnic in Rosa potesse scoprire questo giovane scrittore e la sua bellissima opera.

Hai qualche domanda per Maximiliano? Scrivici!

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Intervista a Maximilano Cimatti

Maximiliano, sei autore e docente di scrittura creativa. Secondo la tua esperienza, quali sono le caratteristiche che si devono possedere per diventare scrittore?

Vorrei subito sfatare il mito dello scrittore ispirato, che scrive di getto pagine e pagine del libro. Per diventare scrittore bisogna certamente avere amore per il raccontare le storie, ma il vero talento che si deve possedere è la costanza. Imporsi una disciplina che aiuti a scrivere sempre, anche nei giorni meno ispirati. Per quanto mi riguarda, durante la stesura dell’Uomo di Elcito, ogni mattina Anselmo Toschi veniva a bussare alla mia porta, e io trovavo così la volontà di sedermi e scrivere.

Il protagonista del libro Anselmo Toschi, come te viene dalla Romagna. Quanto c’è di te in lui?

Di me in Anselmo c’è non solo il luogo di origine, il rapporto con mio padre e l’essersi rifugiato sulle colline marchigiane alla ricerca di sé. Personalmente però mi rivedo in Elcito, in un luogo sicuro il cui sentirsi protetti e completi, perché io sono la mia comunità. Questo l’ho realizzato quando ho ascoltato il bisogno di ritirarmi in una casetta sulle colline a scrivere.

Durante il picnic ho ascoltato con molta attenzione il tuo discorso sulla coerenza della storia e del linguaggio dei personaggi; inevitabilmente ho posto molta attenzione all’evoluzione dei protagonisti: quanto è stato deciso da te e quanto dal percorso del personaggio durante la stesura della storia?

Fino all’arrivo di Anselmo a Elcito era tutto pianificato. Ma poi ho deciso di farlo vivere in mezzo ai briganti, era importante che il lettore vivesse il suo passaggio da cacciatore a braccato. Perché nessuno di noi è mai completamente buono o cattivo, perché questa è la natura umana. Anche i soldati, che per Anselmo sono dalla parte giusta della storia, si comportano spesso al pari dei briganti, se non peggio.

Quanta ricerca storica c’è dietro ad un libro come L’Uomo di Elcito?

In realtà, per un romanzo di questo genere non tantissima, diciamo un 15%. I fatti realmente accaduti sono la creazione della ferrovia, sulla quale c’è pochissimo materiale ma che mi serviva per raccontare l’arrivo della modernità nelle vite dei contadini e degli operai, la stupore nel vedere questo oggetto sconosciuto, fatto di acciaio e fumo, la speranza e la disillusione che questo nuovo mezzo portera nelle condizioni di vita della popolazione. Per quanto riguarda il colera ad Ancona invece, le informazioni disponibili sono tante ed accurate. Infine i briganti, che hanno sempre fatto parte dello scenario storico italiano e sono spesso citati nella nostra letteratura;

Se potessi tornare indietro, quale consiglio avresti voluto avere prima di iniziare il libro?

Partiamo dicendo che questo libro è stato scritto due volte, in tre anni; con la prima stesura che mi ha impegnato per ben due anni. Adesso che vedo quanto successo sta riscontrando il libro, mi sarebbe piaciuto essere più consapevole dell’efficacia del mio stile. Perché una sola ottima trama non basta: i personaggi devono essere persone, perché il lettore deve sentire la sua autenticità per innamorarsi dei loro.

Per concludere: ora ti stai godendo i frutti dei tuo libro, ma hai già nel cassetto un nuovo romanzo?

Sì, c’è uno mezzo scritto ambientato in pianura in Romagna, ma al momento l’ho lasciato lì perché avevo bisogno di altre colline. Sto scrivendo una storia contemporanea, con situazioni intime che prima viaggiano in parallelo, per poi incrociarsi.

Vi invito a leggere L’Uomo di Elcito, immergervi delle colline della Marca, nascondervi tra i briganti, salire in sella con Anselmo e scoprire una storia ricca di emozioni e mi piacerebbe anche vedervi al nostro prossimo picnic e godervi la giornata accanto a me!

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Letizia Grossi

Letizia Grossi

Social Media Manager

Social Media..Mamma! Il mio status è un perpetuo “en devenir”…mezza italiana e mezza francese, le definizioni mi stanno strette e la curiosità mi spinge avanti. Emiliana per nascita ma Romagnola per amore, il mare è un richiamo al quale non so resistere. Mi piace pensare alla mia mente come un grande archivio dal quale pescare le informazioni giuste per aiutare le persone a raggiungere il loro traguardo; mi fa sentire parte di un cambiamento positivo. Sulla mano un tatuaggio a forma di àncora per navigare lontano ma ritornare sempre al mio porto sicuro: la famiglia.

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