Come superare la fine di un amore

Ricette non ce ne sono, per sapere come superare la fine di un amore. Ci sono però dei modi comuni che ognuno attraversa, a modo proprio, e che rendono quel dolore acuto un processo condiviso.

Esattamente come non ci si sveglia un mattino e paff l’amore è improvvisamente finito, così non ci si innamora di botto. Può sembrare, è vero, però la reatà è che ci sono degli accadimenti che portano a quel punto. Sottili, spesso quasi impercettibili, come piume silenziose perse da un uccello in volo, ma ci sono; altre volte invece si sono ignorati volutamente, per innumerevoli motivi, uno dei quali è la certezza che quello sarà un dolore spaccacuore e lo si teme. A ragion veduta.

Come si fa a superare la fine di un amore quando sembra che sia finita tutta la gioia, tutta la voglia di vivere insieme alla relazione? E quanto tempo occorre, per poter continuare a vivere senza questa roccia dentro al cuore?

Soprattutto quando la fine non si è voluta, come affrontare questa sofferenza e come ritrovare la serenità dopo aver vissuto un tempo come quello che fa deragliare?

Sono tante le domande che ci si pone, anche se quando lo si vive, si ha la sensazione che non sarà possibile uscirne e che anche uscendo, lì, proprio lì, dove un tempo c’era uno sguardo in tumulto, poi si troverà uno sguardo triste, quasi grigio di malinconia, plumbeo come un cielo di Novembre in Lombardia.

Prendersi tempo

Lo so, è banale, ma prendersi tempo è fondamentale. Anzi, è più corretto dire darsi tempo, cioè donare a se stessi/e il tempo necessario per vivere le diverse fasi che servono per riappacificarsi con ciò che si è vissuto. La fine di un amore, in particolare se è una relazione in cui si è investito tempo energia passione, è un lutto da lavorare dentro sé.

Non c’è schiocco di dita che tenga, e neppure mago Merlino con la sua bacchetta magica, o Harry Potter. Lo si vorrebbe; per se stessi/e e ancora meglio se a viverlo è un/a figlio/a, una persona cara e si soffre quasi peggio, sentendosi impotenti.

C’è però la magia del tempo che lenisce la sofferenza straziante e disinfetta le ferite, quelle con la carne esposta che fa voltare la testa per il ribrezzo. Ci saranno dei momenti in cui il pensiero vorticoso dell’assenza della persona amata creerà un’interruzione del battito cardiaco, o il respiro che si accorcia, un dolore così forte da far piegare in due e buttarsi a letto, disperati/e. Guardando il buio pesto dei giorni davanti, anzi, di ogni istante da lì fino all’istante dopo.

Se state vivendo proprio ora mentre leggete la fine di un amore, spero che l’incoraggiamento insito nel prendersi tempo vi possa raggiungere al centro del burrone dove vi sembra di essere ora.

Il regalo del tempo necessario: la saggezza dei proverbi in cui si enfatizza la potenza di lasciar trascorrere il tempo sollecita a farlo diventare un pensiero forte proprio durante le prime fasi della rottura. Le fasi in cui, se si è la persona lasciata, si vorrebbe negare la fine, magari implorando o chiedendo al/la partner di rifletterci, o di riprovarci per passare ad una rabbia furibonda, incavolati come bisce contro quella persona che fa soffrire in un modo lacerante.

Arrabbiati, sfogati, tira fuori quello che senti, se rimane dentro avvelena i pensieri e le giornate creando un vortice in cui ci si perde.

Quindi, ecco i piccoli suggerimenti:

  • scrivere un bel cartello: Serve tempo, Mi regalo il tempo necessario, qualsiasi frase va bene, basta che te lo scrivi ovunque;
  • esprimi la rabbia con un’attività che ti porti stanchezza;
  • parlane con le persone care, senza che diventi l’unico argomento;
  • può sembrare strano, ma l’umanità sopravvive alla fine di un amore, anche tu.

Se la fine della relazione coincide con una separazione e con la presenza di figli, è chiaro che la situazione diventa complessa. In questo caso, occorre fare una riflessione sulle priorità da affrontare e sull’urgenza della separazione stessa, con tutte le implicazioni connesse. Se potete, parlandone con il/a partner, chiedete il tempo che vi serve  per poterla affrontare in modo più lucido, meno rancoroso.

Il fatto che non si voglia più convivere non porta subito alla conseguenza di una decisione che scombussola la vita di tutte le persone coinvolte. Spesso, sono la rabbia e il rancore a muovere i fili di tante separazioni faticose, ammesso che non ci siano situazioni di pericolo o di violenza; chiedere del tempo, senza negare la realtà, aiuta e permette di reagire.

Un ultimo dettaglio: darsi tempo potrebbe diventare una scusa. Prendersi tempo influisce su come superare la fine di un amore, ma attenzione che non diventi un modo per non affrontare la situazione.

Attraversare il dolore

Nel romanzo di Michael Ende “La storia infinita”, il protagonista, Atreyu, deve scegliere se attraversare o meno le paludi, in sella al suo amato cavallo. Se torna indietro non scoprirà cosa può trovare oltre quella zona; ma se la attraversa mette in pericolo se stesso e il suo cavallo. Se non l’avete letto, non vi dico ora cosa sceglie Atreyu, ve lo cito perché il dolore è rappresentato dalla zona acquitrinosa, dalle acque melmose che trascinano giù, dal fango che si appiccica e non lascia muovere.

Attraversare il dolore è esattamente questa palude: non se ne vede la fine, il fango della sofferenza si insinua ovunque e sembra che due braccia muscolose non lascino passare, si scivola costantemente arrivando a quel punto. In sostanza, sembra che non se ne possa uscire.

Certo, ci sono persone che si buttano nella vita sociale o in altre relazioni senza attraversarlo, come se non ci fosse e dentro se stessi/e non soffrissero per la rottura, convinti/e del detto “Chiodo scaccia chiodo”. Rimpiazzando un rapporto concluso con l’inizio di una nuova relazione.

È una strategia, che non funziona, sappiatelo. O meglio, funziona se per funzionamento si intende che non lascia spazio al dolore, allora funziona. Ma se per funzionare si intende che il dolore viene lavorato, viene macinato e macerato per farne rilasciare la sua essenza, allora non funziona. Sposta, fa finta di niente, gira la testa dall’altra parte. Fino al giorno in cui, qualcuno o qualcosa apre quella porta chiusa dentro di voi.

Se non lo si vive fino in fondo, il dolore rimane dov’é, trovando mille e un modo per farsi ascoltare, anche dal peggior sordo in circolazione.

E se senti che la sofferenza é fisica, che il tuo stomaco si attorciglia, che il cuore salta i battiti; ti consolerai sapendo che le ultime ricerche sottolineano che il dolore emotivo interessa le zone del cervello implicate nel dolore fisico, non c’é differenza.

Come riuscire a vivere quando ogni attimo del giorno é un dolore che rimanda ai momenti con il/a partner:

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  • si può scrivere. Scrivere aiuta a buttare fuori la sofferenza, come se il foglio diventasse la pattumiera dove buttare con rabbia tutto quello che si sente;
  • si può riprendere un’attività sportiva che magari si é lasciata perdere o continuare con quella che si pratica quotidianamente, stalvolta dedicando più tempo, più energie;
  • si può leggere. Condividere con i personaggi di un romanzo le emozioni del momento, osservare come le hanno vissute loro la stessa esperienza infonde speranza, coraggio e anche qualche utile suggerimento;
  • usare la creatività per esprimere il dolore. Colorare, disegnare, ricamare, intagliare il legno, cucinare, in qualsiasi modo la vostra parte creativa si esprima, lasciate che si senta libera;
  • stabilite un tempo preciso per i pensieri dedicati al vostro amore finito o al/la partner. Ad esempio 10 minuti o 15, non di più, diventerebbe eccessivo, in cui sentirsi le vittime di congiunture astrali vendicative del karma o dell’Universo contro. Ma che poi sia finita lì, durante la giornata. Datevi quel tempo per rimuginare, per i vortici di pensieri negativi, appositamente e mettendo la sveglia sul cellulare.

Poi si passa oltre.

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Superare il senso di fallimento

Fallimento significa insuccesso, errore, evocante un difetto. Il senso di fallimento connota la fine di un amore. Superare la fine di un amore è superare il senso di fallimento.

Sì, perché quando una relazione che dura da tempo, e in cui si sono investite energie, tempo, talvolta anche soldi, e passione, finisce, la sensazione di aver fallito è forte, prepotente e senza tregua.

Esattamente come nel mondo finanziario dove un fallimento segue investimenti non oculati, o una conduzione poco attenta, o anche una precisa volontà per progetti diversi, così nel mondo emotivo delle relazioni di coppia, la conseguenza della fine del rapporto è il sentirsi dei/le falliti/e.

Come se la fine dell’amore coprisse con il suo dolore ogni aspetto della relazione di una sostanza appiccicosa, opaca, che non si toglie facilmente.

Si fallisce in virtù di aspettative, di attese non soddisfatte, non concretizzate. Magari era la sicurezza di essere in coppia, forse la sensazione di stabilità data dalla relazione di anni; sta di fatto che la relazione che ha significato molto, o tutto, nella vita finora, adesso non c’è più.

Per una strana associazione che si fa spesso, sembra che la validità come persona sia strettamente collegata all’essere in una relazione di coppia, che sia matrimoniale, di convivenza o di essere fidanzati/e. E subito la mente corre alla somma: sono in relazione = funziono come persona; non sono più in relazione = non funziono come persona. Togliendo di brutto ogni responsabilità alla persona che insieme creava la coppia: come se tutto il peso della fine della relazione fosse sulle spalle di chi si sente un/a fallito/a a causa della fine.

La sensazione di aver fallito è dolorosa, aggiunge dolore alla sofferenza del periodo che si vive, già complesso di per sé.

È naturale in un primo momento, poiché l’impatto di accettare la fine della relazione, o forse di averlo deciso in prima persona, porta a sentire di avere fallito dove c’era un progetto importante. Se continua dopo un certo periodo di tempo, vuol dire che si è agganciata a un malessere profondo, che esula dalla situazione vissuta.

Come superare il senso di fallimento è il punto di partenza di come superare la fine di un amore: occorre rendersi conto che ci sta, per le motivazioni esposte, ma che se diventa la sensazione più forte, direi l’unica, allora è necessario comprenderne le ragioni profonde, personali, che bloccano in quel punto senza potersi muovere.

Quali sensazioni comporta il senso di fallimento per la fine di un amore?

  • disperazione;
  • un forte senso di abbandono;
  • vergogna;
  • senso di colpa;
  • svalutazione di se stessi/e;
  • senso di inadeguatezza, incapacità.

Come vedete, sono tutte percezioni negative di se stessi/e, come se la definizione di sé come persone dipendesse esclusivamente dalla relazione amorosa. Fra l’altro, succede che sia proprio il senso di fallimento che si anticipa come sensazione personale a frenare dall’interrompere un rapporto non soddisfacente, e magari da anni.

Sentirsi dei/le falliti/e infatti è la conseguenza diretta di un giudizio su di sé: ci si giudica come incapaci, inetti/e escludendo di netto tutto ciò che è realmente accaduto nel tempo in cui la relazione era viva e cancellando tutto il resto della propria personalità.

Perché ci si sente un fallimento?

  • ci si giudica;
  • per un senso del dovere essere perfetti secondo criteri esterni;
  • paura degli insuccessi;
  • idee irrazionali nella mente;
  • insicurezza e disistima di sé.

Una coppia è costituita da due persone, pensare che tutto sia dipeso da se stessi/e significa giudicarsi; vuol dire avere un dialogo interiore rigido, che si auto-punisce, si svaluta, e questo modo di parlarsi non riguarda la coppia, riguarda la relazione che si ha con se stessi/e. Essere coscienti del  modo con cui dialoghiamo con noi stessi/e è il primo passo per superare il senso di fallimento alla fine di una relazione importante.

Come superare la sensazione di fallimento lo vediamo nel paragrafo successivo.

Cercare la parte positiva

Come si fa a cercare la parte positiva?  Si fa, perché c’è, non fosse che il fatto di costringere a guardare la realtà e a rimboccarsi le maniche.

Vi faccio una domanda: come superare la fine di un amore se non guardando a ciò che di positivo quest’avventura ha donato? Per oltrepassare la barriera del dolore e della rabbia, occorre proprio cercare la parte positiva.

Chiarisco: non chiedetemi come faccio a sapere per certo che c’è un qualcosa di bello nella relazione che vi ha spezzato in due. Lo so che c’è, altrimenti non sareste stati/e nella relazione, ho fiducia in voi. Saranno state delle briciole, dei pallidi momenti come il sole in una giornata di fitta nebbia autunnale, ne vediamo il disco lassù, lo si intravede, sappiamo che c’è, o saranno stati dei momenti così intensi da giustificare tutto il resto. Ma ci sono stati.

Per cercare la parte positiva occorre prima aver attraversato le fasi descritte nei paragrafi precedenti, non ce n’è. Al di là del tempo che ognuno impiega per affrontarle e viverle, solo dopo aver incassato il colpo, dopo essersi dati/e il tempo necessario, dopo aver attraversato la palude del dolore e il senso di fallimento si può guardare alla relazione finita come un capitolo della propria vita.

E solo dopo si può osservare con cura quali parti positive ci ha donato o quali parti si ritengono utili per se stessi/e da voler portare con sé, nella valigia emotiva dei ricordi belli che fanno sentire la propria potenza.

Cosa è importante NON fare mentre si sta vivendo la fine di una relazione amorosa?

  • non giudicarsi: al contrario, comprendere le emozioni che ci sono state;
  • non partire con il ruminare i momenti: non fa bene, mangia energia. Occorre salutare questi pensieri, si può fare, nella vostra mente ci siete voi, potete governarla;
  • non tenere tutto il dolore, la rabbia e che altro, dentro se stessi/e: esprimetelo, o raccontatelo. Trovare un posto che sia quello corretto in questo momento della vita, occorre guardare quello che si prova, altrimenti lavora di nascosto;
  • non lasciarsi andare al buio, alla non voglia, alla delusione, alla sofferenza: dopo un momento iniziale, cominciate a prendervi cura di voi stessi/e, chiedendosi, per esempio, “Cosa ho rimandato di continuo?” Una tinta nuova, un taglio di capelli, farsi crescere la barba per far giocare a scivolo gli gnomi, farsi un tatuaggio, partire per la prima volta da soli/e, guardare un film porno.
  • non richiudersi a riccio pungendo tutti: è vero, state a pezzi, ma prendete quell’unico pezzo che avete a portata di mano e accogliete l’invito di una persona, o andate al cinema con voi stessi/e, iscrivetevi a un’associazione, fate due passi dal fornaio salutando tutte le persone che incontrate. Uscire non per dimenticare, ma per avere cura di sé.
  • non ubriacarsi di continuo o fare uso di sostanze o altro deleteri per se stessi/e: state già soffrendo perché voler farvi ancora più male?

E adesso guardiamo cosa fare per cercare la parte positiva nel come superare la fine di un amore:

  • cosa ti ha fatto stare bene nella relazione?
  • cosa ti ha addolorato, mentre la vivevi?

Fai un bilancio DARE/AVERE di questa relazione: metti bene in colonna quello che ti è stato dato e quello che ti è stato tolto. Pensaci con accuratezza; farà anche male, ma se vuoi che diventi un’esperienza di te stesso/a è necessario disinfettare la ferita. Brucia, lo so; più il disinfettante è forte e disinfetta e più brucia da maledetti. Ma poi, la ferita è pulita e può iniare a guarire senza infettarsi.

Osserva il bilancio che ne trai, se è più il dare, non hai nessun motivo di rimpianto per la sua fine, ti è stato fatto un grosso piacere dalla vita. Immagino si possa essere in disaccordo.

Se hai avuto anche ma non quello che volevi o non abbastanza, è una scoperta che diventa un balsamo per il tuo cuore spremuto e acciaccato.

  • Cosa hai imparato di te stesso/a da questa esperienza?

Elenca cosa stai scoprendo di te nel guardare come ti sentivi nella relazione. Troverai sogni, che non ti hanno fatto ascoltare ciò che sentivi. Magari bisogni forti, di essere accettato/a, di essere amato/a, di sentirti uguale agli altri e via con ciò che trovi. Scrivi tutto, chiamando le tue sensazioni col nome corretto, andando a esplorare ciò che sentivi. Sapevi di avere investito tutto questo nella relazione?

Attraverso queste riflessioni, vedrai che ogni fatto, evento o persona, incontrano la strada di una persona in un momento specifico, come un orogolio svizzero, nè più nè meno quando si è pronti per quella parte. Sei pronto/a per conoscere quella parte che finora non avevi sperimentato, aggiungendo parti di te all’insieme della tua consapevolezza personale.

Questo è il senso di cercare la parte positiva nel superare la rottura di un amore.

Non stalkerare

Vi immagino mentre leggete, e immagino la vostra espressione. Tipo: “No, questo non me lo puoi chiedere”

Undicesimo comandamento nella legge scritta di come superare la fine di un amore, al tempo dei social media: non stalkerare.

È facile iniziare: si va 5 minuti sui Social e si dà un’occhiata ai profili del/la ex-partner. Una tentazione fortissima, che può provocare rigurgiti di dolore quando si sta cominciando a sentirsi un pochino meno spezzati/e.

Dall’occhiata veloce – dura di più del tempo voluto – al controllo di “Cosa starà facendo lui/ei?” c’è una linea sottile. Si può mettere un banale like o un cuoricino se magari l/a ex parla di un cuore infranto o mette citazioni sul tema, o può scattare una furia devastatrice se dopo un po’ lo/a si vede con un’altra persona.

Compatibilmente con quanto riesce, prendersi una pausa dai Social sarebbe la ciliegina classica sul cape cake. Quell’atteggiamento che fa la differenza fra il cercare di ricostruirsi e rimanere impantanati nel controllo di come sta o dice di stare la persona.

Oppure ancora, cercare di parlare della rottura dell’amore sottoponendo al microscopio ogni istante, e guai se l’ex declina gli inviti, per un caffé o due parole.

La parola d’ordine in questo caso è: avere i contatti necessari, soprattutto in caso di separazione legale, o separazione in presenza di figli, nelle quali diventa impossibile recidere i contatti, ma ridurli al minimo indipensabile è possibile.

Stesso atteggiamento con messaggi, o chat: potete anche spiegare la realtà. Dire semplicemente che si sta cercando di passare questo momento in modo più costruttivo possibile, così da motivare il silenzio, se per voi fosse strano.

Non stalkerare significa anche, potendo, non frequentare i luoghi di quando eravate in coppia, in modo da non sottoporsi a strazi di ricordi dannosi e che succhiano quel poco di energia.

Non stalkerare significa anche avere rispetto di se stessi/e, avere cura del proprio dolore, reagire alla fine di un amore senza aggiungere altro a quello che già c’è, e avanza pure.

 

 

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