Cosa significa disparità di genere

Per capire cosa significa disparità di genere consultiamo il Glossario e Dizionario dei sinonimi dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE 2017).

Essa si riferisce alla situazione giuridica, sociale e culturale in cui il sesso e/o il genere determinano diritti e dignità differenti per le donne e gli uomini. Ciò determina una disparità di accesso ai diritti o di godimento degli stessi, e si riflette nell’assunzione di ruoli sociali e culturali stereotipati. 

Le disparità di genere, quindi, si riflettono in tutte le aree della vita sociale, siano esse pubbliche o private, in famiglia o nel mercato del lavoro, nella vita economica o politica, nel potere e nei processi decisionali, come pure nelle relazioni sociali di genere. Non c’è ancora nessun paese al mondo in cui le donne abbiano pari accesso al potere, al processo decisionale e a posti di lavoro dignitosi e ben retribuiti.

Definire cosa significa disparità di genere è il primo passo per ricostruire le dinamiche che hanno portato all’origine del gender gap (definizione inglese di divario di genere) nell’istruzione, nella famiglia e nel lavoro.

La disparità di genere è sostenuta da un immaginario culturale che crea e si nutre di stereotipi ovvero generalizzazioni su cosa ci si aspetta dagli uomini e dalle donne in uno specifico contesto sociale, culturale, politico, economico. (fonte aidos)

Se gli stereotipi di genere sono la base culturale sulla quale si poggiano le disparità di genere, cosa possiamo fare per combattere il divario che si crea?

Uno spunto di riflessione lo troviamo nell’ articolo Gender gap: come combatterlo, della giornalista Mariangela Campo: si possono abbattere le disparità di genere “partendo da noi donne”.

Disparità di genere nell’istruzione

L’istruzione è una chiave per ridurre le disparità di genere.

Per comprendere cosa significa disparità di genere nell’istruzione, è importante capire che questa non deriva da innate differenze attitudinali ma da stereotipi.

Secondo il report survey 2021 di Valore D, associazione di imprese che promuove inclusione ed equilibrio di genere, la famiglia condiziona ancora fortemente le ambizioni e le scelte di studio dei ragazzi. I genitori considerano ancora che ci siano materie ‘da maschi’ e altre materie ‘più da femmina’. Si tratta di stereotipi inconsapevoli, che in totale buona fede i genitori tramandano ai figli.

Ne consegue una “divisione naturale” tra maschi, dotati di migliori attitudini per gli studi scientifici e tecnologici, e femmine, dotate di attitudini per gli studi umanistici.

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Secondo uno studio di Almalaurea del 2019, cresce la partecipazione femminile agli studi universitari ma in corsi di laurea umanistici. Questa crescita è accompagnata da una sotto rappresentazione delle donne nelle facoltà scientifiche, di ingegneria e statistica.

Ciò che deriva è la costruzione di un bagaglio di competenze che apre percorsi di carriera meno remunerativi, o che comunque non valorizzano la posizione femminile in quel contesto.

Le scelte formative compiute sono fondamentali. Le donne si indirizzano meno frequentemente verso i corsi di laurea in ambito STEM (science, technology, engineering, mathematics), nonostante la loro maggiore provenienza dai percorsi liceali e i migliori risultati scolastici ottenuti (..). (fonte Almalaurea 2022)

Le discipline STEM (science, technology, engineering, mathematics) sono contrassegnate da un consistente gender gap.

Le esperienze con pregiudizi di genere e stereotipi in ambito STEM si aggravano lungo tutta la carriera delle future scienziate. Uno stereotipo dominante è che i maschi sono più bravi in matematica e scienze rispetto alle ragazze, opinione contraddetta e confutata dagli studi.

Inoltre, i tratti caratteriali stereotipati degli scienziati come l’obiettività e la razionalità sono generalmente associati ai tratti normati come maschili.

Nel confronto le donne sono viste come fortemente includenti (cioè più gentili, più calde, empatiche) e meno intraprendenti (cioè analitiche, indipendenti e competitive).

Quindi hanno meno probabilità di avere le qualità e le caratteristiche della personalità necessarie per essere scienziate di successo. (McKinnon et al, 2020)

Quindi possiamo affermare che le disparità di genere hanno origine nel ruolo assunto da uomini e donne all’interno della società e della famiglia, agenzia educativa primaria.

Disparità di genere in famiglia

Il luogo nella quale si organizza e si struttura gran parte della riproduzione della società è la famiglia.

La famiglia è la formazione sociale, il luogo in cui si definisce la relazione uomo e donna attraverso la distribuzione dei ruoli.

La costruzione del genere nella famiglia è la forma originaria della disparità di genere in questo contesto. In ogni epoca e società umana, nella famiglia, i compiti assegnati rispettano la dicotomia “da femmine” e/o “da maschi”.

Maschile e femminile diventano elementi chiave per la divisione sociale anche del lavoro domestico. I luoghi di azione, nell’immaginario collettivo, sono sempre stati rispettivamente: la casa per la donna e il posto di lavoro per l’uomo.

La famiglia quindi, in quanto agenzia educativa primaria è il primo punto di riferimento per definire un modello di genere. Non sempre egualitario.

“Giochi da femmina e giochi da maschio” è la prima visione stereotipata a cui vengono sottoposti i bambini.

Gli stereotipi, che descrivono come crediamo che il mondo sia, infatti, si trasformano in prescrizioni su come il mondo dovrebbe essere.

Le disparità di genere in famiglia partono, generalmente, da queste due domande:

  • chi decide;
  • cosa si decide.

Tradizionalmente, le decisioni all’interno della famiglia spettavano alla persona più istruita, che possedeva la gestione economico – finanziaria, l’uomo. Oggi, però, stiamo assistendo ad un processo di cambiamento del ruolo della donna in questo contesto. Istruzione e formazione diventano volano per l’occupazione, strumento di emancipazione economica e di autorealizzazione. Un tassello insostituibile dell’ identità personale e sociale della donna (Zanfrini – Gheno).

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