Aziende a conduzione familiare: pro e contro

L’Italia, si dice, è il Paese delle aziende di famiglia. In realtà, l’Italia è il Paese delle aziende a conduzione familiare.

In effetti, la maggioranza delle imprese in tutti i Paesi industrializzati sono aziende che appartengono a famiglie.

Ma ciò che distingue per davvero l’Italia dagli altri Paesi è il fatto che la maggior parte delle aziende familiari italiane sono aziende a conduzione familiare, cioè la loro gestione è prevalentemente (o quasi) nelle mani dei fondatori o dei loro familiari. 

In questo articolo cercheremo di approfondire quali sono i pro e i contro delle aziende a conduzione familiare, che costituiscono il 92% del tessuto imprenditoriale italiano, e che nel 95% dei casi sono davvero piccole dato che contano meno di 10 dipendenti.
Inoltre, analizzeremo alcuni consigli utili ad enfatizzare i pro e a contenere i contro.

Pro delle aziende a conduzione familiare

  • I Valori dell’azienda corrispondono ai valori della famiglia che l’ha fondata.
  • Vi è un riconoscimento naturale, quasi fisiologico, del fondatore e quindi della sua leadership.
  • L’azienda come una seconda famiglia: quando i dipendenti la percepiscono come tale, sono orgogliosi di farne parte e si sento parte attiva nel progetto imprenditoriale.
  • La famiglia proprietaria è coinvolta nella gestione quotidiana, ricopre ruoli operativi ed è in prima linea.
  • La famiglia ha dotato l’azienda di un capitale paziente: orientata al lungo termine, non si lascia facilmente influenzare dalle performance di breve periodo.
  • L’obiettivo del fondatore è quello di trasferire l’azienda alle generazioni future.
  • L’ azienda di famiglia sente di appartenere al territorio nel quale è insediata e tende a mantenere relazioni positive e fertili con gli stakeholder (enti, dipendenti, clienti, fornitori).

Contro delle aziende a conduzione familiare

  • Le aziende a conduzione familiare sono luoghi di conflitto: le dinamiche familiari vengono trasposte in azienda e, viceversa, le criticità vissute in azienda generano malcontento e incomprensioni anche in famiglia.
  • Difficile il processo di delega: la paura della perdita del controllo mette il fondatore (o la famiglia) nelle condizioni di interferire continuamente nell’operato dei familiari e degli altri collaboratori.
  • Capita che i componenti della famiglia ricoprano cariche o ruoli apicali senza avere una adeguata preparazione o specifiche competenze.
  • Poco aperta verso l’esterno, fatica ad inserire ruoli manageriali o consulenziali nella propria struttura.
  • La famiglia svolge spesso ruoli organizzativi sovrapposti (proprietario, amministratore, manager), non ha la consapevolezza delle differenze sostanziali tra gli uni e gli altri e dà quindi origine a confusione organizzativa.
  • Pur consapevole dell’importanza e ineluttabilità del passaggio generazionale, il fondatore di una azienda a conduzione familiare tende a non progettarlo e si affida al fato.

“Le imprese di famiglia sono l’ossatura dell’economia e della società: radicamento nel territorio e visione di lungo termine le rendono socialmente responsabili ed esempio per tutte le altre imprese.”

(Luca Marcolin – Founder Family Business Unit)

5 consigli utili per le PMI a conduzione familiare

1) Create una “carta di famiglia”

La carta di famiglia sintetizza i Valori, i Principi, le Regole che governano la famiglia imprenditoriale e i suoi rapporti con l’azienda. È la bussola che aiuta a connettere in modo virtuoso ed esplicito non solo i membri della famiglia che lavorano in azienda, ma anche coloro che la vivono dall’esterno (mogli, mariti, fratelli, sorelle, figli, nipoti etc.).

Per redigerla in modo efficace è consigliabile coinvolgere un “facilitatore” che guidi l’incontro con il giusto distacco mantenendo una posizione neutrale e a-giudicante.

2) Incontratevi periodicamente

Al di là delle assemblee tra soci o dei consigli di amministrazione, necessari per la gestione manageriale dell’azienda di famiglia, è importante definire momenti di incontro e confronto anche con i familiari che non sono in azienda, ma che di riflesso ne vivono le dinamiche.

Informare i propri familiari sulle problematiche, i progetti, gli investimenti e le strategie dell’azienda li aiuta a sentirla anche propria e prepara la nuova generazione ad un futuro passaggio generazionale.

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3) Definite ruoli e compiti e apritevi verso l’esterno

Il socio non è un amministratore. L’amministratore non è un manager. Il manager non è un socio. Tutto vero, e facilmente identificabile quando si parla di aziende di medie-grandi dimensioni, strutturate abbastanza da avere nel proprio organico persone diverse che ricoprono ruoli diversi.

Non è altrettanto facile nelle piccole aziende a conduzione familiare, dove i membri della famiglia proprietaria sono nel contempo soci, amministratori, e spesso anche manager o capi funzione.

Imparare a indossare il cappello del ruolo aziendale interpretato in ciascun specifico momento, non è cosa facile ma è un esercizio fondamentale che impatterà in modo positivo sull’organizzazione e sui processi.

Abbiate il coraggio di aprirvi verso l’esterno e inserite persone nuove che si occupino di uno specifico ambito aziendale. Aprite le porte dei vostri consigli di amministrazione a terzi (consiglieri indipendenti, advisor). Nuove persone e diversi punti di vista aiuteranno la vostra azienda a conduzione familiare ad allargare la visione e a costruire nuovi orizzonti strategici.

4) Preparatevi al passaggio generazionale

Umanamente, non vorremmo mai che arrivasse il momento. Soprattutto quando l’azienda è una nostra creatura, abbiamo un attaccamento quasi morboso e pensiamo che meglio di noi non sappia fare nessuno.

Poi scopriamo che la garanzia di continuità delle aziende per le generazioni successive si riduce di due terzi da una generazione all’altra.

Quindi attenzione: il passaggio generazionale è un momento delicatissimo, che va pianificato, coordinato e condotto passo passo dal senior al junior.

Caro senior, valuta bene a chi lasciare il testimone: a volte ci sono scelte forti da fare, ma se non ci sono le capacità, devi saper dire di no. Anche nella difficoltà, sostieni la scelta fatta e fai fronte con fermezza alle resistenze familiari ed organizzative che incontri. Poi lascia andare, non ostacolare l’operato del junior e preparati un futuro per il dopo.

Caro junior, la tua visione del futuro aziendale è innovativa e probabilmente diversa da quella del tuo predecessore. Segui il tuo intuito, ma abbi l’umiltà di ascoltare: il vissuto e le conoscenze di chi ti ha preceduto sono un tesoro prezioso che se ben custodito e valorizzato ti aiuterà a far crescere il progetto imprenditoriale.

“Noi usiamo dire che non abbiamo ereditato l’azienda dai nostri genitori, ma che l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”.

(M.Preve – Presidente di Riso Gallo)

5) Piccolo è bello, ma insieme è meglio

Competere internazionalmente, innovare, sviluppare nuovi mercati, rimanere al passo con un mondo che cambia in modo repentino.

Rispondere a mercati sempre più aggressivi e a clienti sempre più pretenziosi non è ciò che si può fare, ma ciò che si deve fare.

Ed è davvero difficile avere a disposizione tutte le risorse economiche, finanziarie, organizzative per farvi fronte.

Trovate dunque dei compagni di viaggio: confrontatevi con altri imprenditori sia del vostro settore che di settori diversi. Coinvolgeteli e fatevi coinvolgere in progetti che percepite coerenti con il vostro sistema valoriale e che vi risuonano dentro.

Frequentate ambienti stimolanti, che vi aiutino ad aumentare ed accrescere le vostre competenze. Fate networking e costruite relazioni.

Condividete le vostre conoscenze, apritevi, esponetevi e mettete insieme le diversità.

Non solo sarà più facile competere, innovare, internazionalizzarsi: sarà anche più divertente.

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