cambiare lavoro

Cambiare lavoro: il momento giusto per farlo

Frustrazione, fastidio, insoddisfazione che crescono ogni giorno di più e alla fine la goccia che fa traboccare il vaso: voglio cambiare lavoro! Pochi però sanno che scegliere nella fase di picco massimo della frustrazione è una pessima decisione. 

In questo post vediamo quindi qual è il momento giusto per cambiare lavoro senza fare passi falsi o mettere a rischio quello che di buono hai creato professionalmente fino a qui. 

Voglio cambiare lavoro

Ormai hai deciso: voglio cambiare lavoro, così non posso andare avanti, non ne posso proprio più!

L’ultima sfuriata del tuo capo in ufficio. 

Ancora un fine settimana a lavorare anche a casa cercando di rimediare alla disorganizzazione cronica che impera nella tua azienda.

Un’altra interminabile giornata in ufficio cercando di far passare il tempo prima di timbrare il cartellino mentre tu in realtà avresti finito il tuo progetto alle 15 e ti saresti potuto godere la partita di calcetto di tuo figlio.

Può avere diverse forme la goccia che fa traboccare il vaso, portandoti al punto di non ritorno in cui decidi a tutti i costi di voler cambiare lavoro. Ma in tutte c’è lo stesso denominatore comune: una forma di insoddisfazione e insofferenza, il senso che andando avanti così stai buttando al vento le tue giornate e la tua vita. 

È il momento in cui da una semplice serie di noie e fastidi quotidiani passi a sentire che la vita così non merita di essere vissuta. Quello è il momento in cui dentro di te matura la decisione di voler cambiare lavoro. 

O meglio la reazione di voler cambiare lavoro. Perché, come adesso analizzeremo insieme, c’è una grande differenza fra reazione di rifiuto al tuo lavoro e la decisione matura di voler cambiare lavoro.

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Perché cambiare lavoro 

Voglio cambiare lavoro perché non ne posso più. Questa è la risposta più tipica che ricevo da chi mi contatta per avere una consulenza di carriera. Sembrerebbe una risposta estremamente sensata e umanamente lo è. Ma tecnicamente presenta invece dei problemi che la rendono di fatto la peggior risposta che tu possa dare in questi casi. 

Scegliere sull’onda della frustrazione è, come dicevamo prima, in realtà una reazione non una decisione matura. 

Una reazione è qualcosa di istintivo, una forma di rifiuto che parte da quello che gli scienziati chiamano il cervello antico rettiliano. Per quanto utile, questa parte del nostro cervello è la più animale e reattiva, quella che confonde il fumo di un falò con un potenziale incendio e attiva la reazione automatica di attacco o fuga. 

Di fronte ad una possibilità di incendio o di un attacco di un predatore può essere utile avere questo tipo di reazione istantanea: se anche alla fine ti dovessi accorgere che era solo un falso allarme, non hai creato danni importanti con la tua reazione. 

Ma i danni sono decisamente maggiori se la situazione è quella di un lavoro insoddisfacente a cui il cervello antico rettiliano ti fa reagire ‘di pancia’, facendoti muovere in modo scomposto e non organizzato. Tantissime sono le persone che finiscono per pensare di aver sbagliato a mollare il proprio lavoro nonostante fosse causa di così tanti disagi. 

Quasi sempre, se agisci sull’onda di una reazione anziché di una decisione, finisci per pensare come i vecchi di una volta: si stava meglio quando si stava peggio. 

Quando cambiare lavoro

Ora sai che il momento sbagliato per decidere di cambiare lavoro e presentare la tua lettera di dimissioni è il momento subito dopo che è caduta la famosa goccia che fa traboccare il vaso. 

Ma allora quando cambiare lavoro in sicurezza? 

Il momento giusto per cambiare lavoro senza rischiare di perdere quello che di buono hai nella tua situazione attuale è quando hai maturato una decisione razionale. 

Solo quando lasci decantare tutti i sentimenti di rabbia, frustrazione, negazione e rifiuto. 

Solo quando la mente torna lucida, ti sei messo a tavolino facendo un’analisi lucida e un piano d’azione concreto e fattibile, allora è il momento giusto per decidere. 

Resto e subisco o mollo tutto ma perdo lo stipendio? Di fronte a questo bivio devi scendere in campo con la precisione di un generale prussiano: lucido, tattico, strategico e armato fino ai denti!

Presentare lettera di dimissioni senza prima aver valutato qual è la situazione reale da cui ti muovi, qual è il contesto del mercato in cui operi e quanto margine di miglioramento o di valide alternative hai, solo sulla spinta del rifiuto per quello in cui sei ora, è quanto di peggio tu possa fare. 

Devi conoscere esattamente i tuoi punti di forza e di debolezza, essere consapevole dei tuoi vincoli personali e professionali e avere un piano per superare tutti quelli che puoi superare. 

E potresti scoprire che ti servono delle risorse personali ed economiche per maturare alcune nuove competenze o abilità che ti permetterebbero di rilanciarti meglio sul mercato. 

Potresti scoprire di aver bisogno di una consulenza di personal branding o magari di un bilancio di competenze per aumentare la consapevolezza strategica dei tuoi punti di forza. 

Potresti capire che con un piccolo sforzo di impegno personale a studiare tutte le sere per un mese, riusciresti ad acquisire quella certificazione professionale che migliorerebbe la percezione del tuo valore nel mercato. 

E così via. 

Come vedi ci sono tantissime variabili, non è solamente questione di voler cambiare lavoro, fare un respiro profondo, presentare le dimissioni e rispolverare il curriculum dal cassetto sperando che prima o poi una nuova opportunità bussi alla tua porta. 

Sperare non è una strategia. 

Una strategia prevede, come diceva il saggio Sun Tzu, la conoscenza del terreno di guerra, delle armi del tuo nemico, delle tue forze più un piano d’azione passo dopo passo per affrontare tutti i possibili ostacoli e aumentare al massimo la tua probabilità di riuscita. 

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Erica Zuanon

Erica Zuanon

Ingegnere elettronico convertito al Content Marketing per passione. Autrice di due libri sul tema della riqualificazione professionale, SEO Copywriter, ho ideato azionelavoro.it, un sito che si occupa di Consulenza di Carriera, Orientamento Professionale e riqualificazione aziendale secondo i principi Lean (metodo Toyota).

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