Le posizioni dello yoga: quali sono?

Le posizioni dello yoga si chiamano asana e, nello yoga moderno, sono così tante che il loro numero complessivo viene indicato nella quantità simbolica di 8 milioni e 400 mila.

Tra così tante posizioni, troverai certamente quelle perfette per te: possono essere raggruppate in categorie, a seconda di logiche anche molto diverse. Ad esempio:

  • in base alla posizione nello spazio;
  • in base ai benefici;
  • in base agli effetti sugli stati emotivi;
  • in base al percorso simbolico profondo.

Le asana possono, inoltre, essere inanellate una dopo l’altra, per ottenere la tua sequenza personale, in combinazioni sempre differenti.

È importante ricordarlo, perché oggi sei sicuramente differente da com’eri ieri: lo yoga ti invita a tener conto di come sei nel qui-ed-ora, non di come pensi di dover essere.

Le categorie di posizioni dello yoga, a seconda di come ti trovi nello spazio, sono:

  • in piedi;
  • in equilibrio;
  • capovolte, in cui cuore e bacino sono più alti della testa;
  • chiusure in avanti;
  • aperture all’indietro;
  • torsioni;
  • aperture laterali;
  • a terra, a pancia sotto, sopra, oppure su un fianco.

Ciascuna di queste suddivisioni può essere, a sua volta, ulteriormente articolata. Ad esempio, puoi stare in equilibrio sui due piedi, su un solo piede, sulle mani, sugli avambracci, sul bacino, sulla testa ecc.

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Ma possiamo anche individuare alcune categorie di posizioni yoga in relazione ai benefici, ad esempio:

  • allungamento muscolare;
  • capacità di concentrazione;
  • controllo dell’ansia;
  • sostegno alla meditazione.

In base agli stati emotivi, ci sono posizioni:

  • calmanti;
  • energizzanti;
  • riequilibranti.
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La qualità simbolica delle posizioni dello yoga è fondamentale: rende la tua pratica più interessante, affascinante e profonda. Permette di accedere a energie insospettabili.

È molto diverso ‘fare la posizione dell’albero’, oppure ‘essere la posizione-albero’: approcciare le asana in questo modo, ti permette la libertà di ‘essere l’albero che sei’ piuttosto che ‘fare l’albero che credi di dover fare’.

È tutta la differenza tra autenticità e simulazione inconsapevole.

Imparare a sentire la tua libertà sul tappetino, in una sequenza di posizioni yoga, ti permette poco a poco di allargarla nel tuo quotidiano, e questo significa poter vivere una vita più piena e significativa.

Alcune categorie di posizioni, raggruppate a seconda del valore simbolico, possono essere ad esempio:

  • radicamento;
  • leggerezza;
  • centratura.

È importante ricordare che corpo e mente non sono affatto elementi distanti che devono essere messi in comunicazione, uniti: gli studi di neuroscienze, da ormai quasi 40 anni, stanno dimostrando che corpo e  mente coincidono. Lo yoga ti porta a fare esperienza della tua della tua unità e unicità.

La differenza tra posizioni yoga ed esercizio fisico sta tutta qui: le asana ti aiutano a sentire la tua interezza, cioè ti allenano alla felicità.

L’albero

Ecco una delle posizioni più celebri e simbolicamente potenti di tutto lo yoga moderno: l’asana dell’albero. Ti insegna che l’immobilità non esiste, che ogni cosa cambia e fluisce, scorre: a partire dagli scambi tra le cellule, dal ciclo giorno e notte, dai movimenti della luna ai cicli delle stagioni.

Se gli alberi ti sembrano immobili, pensa invece che le loro radici viaggiano nel ventre della terra e vanno lontane, e attraverso le radici gli alberi trasmettono e ricevono informazioni sulla struttura del suolo e dalle altre piante. Chiacchierano tra loro, in pratica! Ecco come si fa:

  1. inizia in piedi;
  2. La pianta dei tuoi piedi, proprio come fanno le radici dell’albero, ti porta un sacco di indicazioni sul tuo suolo: la temperatura del tappetino, del pavimento, dell’erba su cui si trovano, ad esempio. Ti dicono anche che, lì sotto, la madre terra è solida, è stabile;
  3.  Sposta il peso su un piede, lasciando l’altro a terra. Assapora il contatto con la terra, senti come risale lungo la gamba, va oltre il bacino, arriva fino al vertice del capo;
  4. Solleva l’altro piede, delicatamente;
  5. Porta la pianta del piede che hai appena sollevato in contatto con l’interno della gamba di sostegno. Puoi posarla vicino alla caviglia, o in corrispondenza del ginocchio o lungo la coscia;
  6. Quando senti che hai voglia di aprire le braccia, fallo: salgono lateralmente, con eleganza (un albero impiega il suo tempo per far crescere i suoi rami…datti tempo, anche tu, di assaporare lo spazio sotto le ascelle e la leggerezza delle mani);
  7. Fai salire le braccia oltre la testa. Possono restare distanti, a raccogliere simbolicamente come se fossero un imbuto, l’energia del sole, del cielo e delle stelle, delle nuvole. Oppure puoi piegare i gomiti e portare i palmi delle mani a contatto, oltre la testa;
  8. Non fissare un solo punto: infatti se lo fai, ti si irrigidisce il respiro. Prova a permetterti uno sguardo aperto, una visione periferica.

Laura-Voltolina_posizione-Albero

Quando lasci, fallo con gentilezza e, se ne senti la necessità, scuoti un poco la gamba di sostegno.

Ripeti dall’altra parte, ricordandoti che la simmetria è un’ideale che non esiste nella nostra realtà biologica: è improbabile che i due lati ti sembrino uguali, ciascuno ti darà indicazioni diverse.

Ed è un bene, perché sei un essere complesso, spiraliforme, che riceve molte informazioni dalla relazione col peso e con la terra. Proprio come un albero.

La montagna

La posizione della montagna ti insegna a stare esattamente nel tuo spazio, che è ‘qui’, e nell’adesso, che è ‘ora’.

È l’asana della fermezza, dello ‘stare’ preciso e naturale: spesso nel pensare alla fermezza, immaginiamo durezza, rigidità.

La fermezza della posizione della montagna, invece, è spontanea, non ha bisogno di uno sforzo, ma semplicemente accade: infatti, quando sei nel tuo qui-ed-ora, non sei preda delle emozioni, dei loop mentali, delle manipolazioni.

La tua fermezza non ha necessità di uno sforzo, succede da sola.

Si fa così:

  1. inizia in piedi e avvicina le gambe in modo che le caviglie e gli alluci si sfiorino;
  2. La pelle della pianta dei piedi ascolta il suolo, e la stabilità della terra. Per assaporare davvero la fermezza spontanea della montagna, questo passaggio è molto importante, quindi lascia la fretta di fare la posizione, non è un traguardo!, e dedica almeno due o tre respirazioni all’ascolto della sensazione della terra sotto i piedi;
  3. Quando ti autorizzi a lasciare che i piedi si organizzino, senza decidere cosa devono fare con la tua parte consapevole e cognitiva, allora succedono dei micro movimenti, difficilmente percepibili dall’esterno, ma che nel tuo ascolto saranno nettissimi;
  4. I piccoli aggiustamenti dei piedi diventano micro movimenti nelle ginocchia, nel bacino, nel torace e nella nuca;
  5. Lascia le tensioni della mandibola, così la testa può assestarsi, seguendo l’organizzazione che è iniziata a partire dai piedi. Noterai che diventerà leggera e le tensioni dal collo e dalla nuca spariranno;
  6. Solleva le braccia lateralmente fino a portare le mani sulla linea delle spalle;
  7. Hai presente quando un bimbo ti dice che ti vuole ‘tanto bene così’ e allarga le braccia tantissimo? Ecco, allarga le braccia anche tu, come se volessi abbracciare il mondo e tutte le creature viventi. Ti accorgerai che le spalle si allontaneranno una dall’altra;
  8. Ruota i palmi verso terra e, con le braccia lunghissime perché hai appena abbracciato il mondo intero, scendi con le punte delle dita verso terra;
  9. Con le scapole ben appoggiate al dorso, senti i vertice della testa che sale verso l’alto, la vetta della montagna che sbuca oltre le nubi. Piedi, mani e spalle scendono verso il cuore della terra.

Ascolta la vibrazione, la danza dei piccoli movimenti interni, l’ondeggiare minimo che percepisci soltanto tu: apparentemente, la montagna è immobile.

La sua fermezza accade grazie a continui e costanti piccolissimi movimenti: questa posizione ti ricorda che tutte le montagne del mondo respirano, solo che di solito noi non ce ne accorgiamo.

Laura-Voltolina_posizione_della_Montagna

La conchiglia

La posizione della conchiglia ci racconta di perle, di molluschi, di madreperla, di gusci, di tesori del mare e di femminile: non a caso Afrodite, la dea della bellezza e dell’amore, viene raffigurata da Botticelli mentre emerge dalle acque sorretta da una conchiglia.

Nell’asana della conchiglia ti ricordi di essere contemporaneamente il guscio esterno, l’armatura, che protegge il morbido e inerme interno: sei allo stesso tempo interno ed esterno, sei chi protegge e chi riceve protezione.

Questo può aiutarti a non identificarti con un solo elemento tra i due, la parte guerriera e la parte indifesa: ti ricorda che sei entrambe, che sei contemporaneamente esterno e interno.

L’asana della conchiglia ti aiuta a percepirti nella tua completezza.

Ecco come si fa.

  1. Siediti per terra e porta le piante dei piedi a contatto tra di loro.
  2.  Non spingere i talloni troppo vicini all’osso pubico, perché le ginocchia potrebbero non esserne proprio felici, ma non tenerle nemmeno troppo lontane, lo sentiresti nei malleoli. Trova la distanza che senti, percepisci, come buona per te: è fondamentale che tu ti ci senta a tuo agio.
  3. Ascolta l’appoggio dei glutei a terra: percepirai un punto, all’interno di ciascun gluteo, che tocca terra con più forza. Sono le tuberosità ischiatiche, o ischi, cioè le ossa del bacino. Non le senti? Allora aggiusta il bacino basculando leggermente avanti e indietro. Questo passaggio è fondamentale!
  4. Lascia le tensioni dalla mandibola, in modo da permettere alla testa di alleggerirsi e libera la nuca dalle tensioni.
  5. Porta i palmi delle mani ciascuno sulla caviglia corrispondente: sei già nella posizione della conchiglia, quindi se senti che hai agio nell’inclinare il busto leggermente in avanti, fallo. Trova comunque un modo per stare nell’ascolto del respiro, con calma.
  6. Se senti la voglia di scappare dalla posizione, significa che da qualche parte hai esagerato: lascia subito l’asana, e ripromettiti di avere più pazienza con te stessa, la prossima volta. Non hai bisogno di essere sempre e solo guerriera!
  7. Poggia i palmi delle mani a terra, con le dita rivolte verso l’osso pubico e i gomiti piegati all’esterno delle ginocchia. Se i palmi delle mani si appoggiano bene a terra, e anche i gomiti, allora porta pure la fronte sui piedi. In caso contrario non forzare assolutamente perché il peso della testa potrebbe portarti a scendere con uno sforzo verso i piedi, sforzo che le tue articolazioni potrebbero non essere pronte a sostenere.

Il respiro nel ventre massaggia i visceri, protetto dall’armatura della conchiglia (dorso, glutei, braccia e gambe, piedi e mani).

Vuoi raccontarmi la tua esperienza con le posizioni dello yoga che ti ho descritto? Hai domande o curiosità? Benissimo: scrivimi!

Laura-Voltolina_posizione_della_-Conchiglia

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