Asana nello yoga

Le asana nello yoga sono le posizioni, le forme che caratterizzano la parte dello yoga contemporaneo più celebre e diffusa: yogasana.

Sono sicura che quando senti dire yoga ti immagini qualcuno seduto a gambe incrociate, occhi chiusi e espressione ieratica.

Oppure aggrovigliato come un pretzel umano qualche posa complicata.

Ecco, quello che hai immaginato, probabilmente anche il pretzel, sono asana: cioè le posture yoga nelle quali durante una pratica yoga, chi insegna ti invita a entrare.

Non è del tutto corretto pensare a un solo yoga, perché in realtà esistono numerosi sistemi di filosofie e pratiche, originari dell’India, e tutti si chiamano yoga.

L’immagine che, d’istinto, hai associato alla parola yoga, riguarda una parte di questo mondo variegato e ricco: quella che si chiama yogasana, e che più di tutte ha conquistato il mondo, diffondendosi ovunque.

Tra i molti significati del termine yoga c’è quello di unione: cosa unisce, lo yoga?

Siccome le neuroscienza stanno dimostrando, da almeno quarant’anni, che il corpo è la mente, non si tratterà dunque di legarli, dato sono già allacciati.

Yoga è fare esperienza di quell’unità.

E praticare asana è uno dei modi per allenare la percezione dell’unione.

Le asana vengono proposte, di solito, in sequenze di posizioni, concatenate l’una all’altra e collegate dalla respirazione.

Sono perfette per:

  • diminuire dolori cronici o acuti;
  • migliorare la gestione dell’ansia;
  • preparare gli esercizi di gestione del respiro (che si chiamano pranayama);
  • introdurre la meditazione.

Cosa sono le asana

Per capire cosa sono le asana, bisogna tener conto che ce ne sono così tante che la tradizione le racchiude nel numero simbolico di 8 milioni e 400 mila.

Questo è un modo per esprimere un concetto bellissimo: c’è una posizione per ogni essere vivente.

Eppure, il termine sanscrito asana significa ‘seduta, seggio’: indica quindi una semplice posizione a sedere (altro che pretzel umano!).

Questo perché, nel tempo, lo sviluppo degli yoga e la diffusione delle asana nello yoga, hanno visto proliferare le posizioni, nel numero, nella spettacolarità, nella complessità.

Come mai ne facciamo tante, se poi l’unica che serve davvero è solo quella lì?

Perché l’aspetto importante, nello yoga, è la meditazione, cioè la tua modalità s-pensierata, quando sei, letteralmente, senza pensieri.

Tutte le tecniche servono a creare le condizioni che evitano i loop di pensieri, per aiutarti a ottenere uno stato costante di non-pensiero.

La posizione classica per la meditazione è seduti, a terra o su un cuscino, perlomeno a caviglie incrociate (i testi classici consigliano la posizione del loto, con le gambe annodate), la schiena distesa e nell’apparente immobilità (asana nell’accezione antica, appunto!).

Se ti sembra semplice, prova a pensare a certe scarpe, che appena le indossi sono comodissime e dopo due ore danno così fastidio che non sembrano nemmeno più del tuo numero: ecco, con le posizioni funziona nello stesso modo.

Per poter restare a lungo in meditazione senza soccombere a crampi o fastidi, è utilissimo prepararsi con una buona sequenza di asana (e ne hai tante tra cui scegliere).

Per comodità le asana sono suddivise in diverse categorie:

  • posizioni in piedi;
  • di equilibrio (su un piede, sulle mani o su una sola, sulla testa, sulle spalle);
  • capovolte, in cui cuore e bacino sono più alti della testa;
  • chiusure in avanti e inarcamenti, dai più semplici e appena accennati ai più ampi;
  • torsioni, da seduti o da allungati a terra, ma anche in piedi;
  • aperture laterali;
  • posizioni allungate a terra, prone e supine, cioè a pancia sotto o a pancia sopra.

Aiutano a rilasciare tensioni profonde, quindi potrai mantenere la tua attenzione, ad esempio, sul respiro piuttosto che sul mal di schiena.

E questo è il punto fondamentale (nel blog trovi diversi articoli sulla respirazione, cercali se ti interessa approfondire): le tecniche di gestione del respiro sono la base per facilitare risposte fisiologiche energizzanti o calmanti, a seconda di quello che è necessario ottenere e, soprattutto, preparano alla meditazione, che è una piccola felicità quotidiana.

Questa è una differenza fondamentale tra la pratica di asana e l’esercizio fisico: lo scopo del movimento, nello yoga, è prepararti alla meditazione. Trovarsi i glutei più alti è un effetto secondario.

Perché praticare le asana

Milioni di appassionati di yoga nel mondo non possono essersi sbagliati! Ecco perché praticare le asana:

  • scioglie tensioni muscolari, ma anche viscerali;
  • porta l’organismo in equilibrio energetico, cioè decomprimere le strutture che sono troppo sotto pressione, e riporta la giusta tonicità in quelle scariche;
  • libera dalle tossine accumulate nei tessuti;
  • bilancia il sistema endocrino;
  • attenua la risposta da stress disfunzionale (distress): hai presente quello stato di sottile allerta dei momenti difficili? Ecco, smorzarlo o dissolverlo attraverso il controllo del respiro, è più facile se hai preparato il tuo organismo con una breve sequenza di asana;
  • migliora la salute globale.

All’inizio, in alcune asana probabilmente troverai della scomodità e, secondo me, l’insegnamento che si può tratte dalla scomodità apparente è molto interessante.

Spesso capita, e non solo durante la pratica di asana, ma nel quotidiano, ad esempio davanti al computer, di utilizzare più forza muscolare di quella che davvero occorrerebbe per mantenere la posizione.

Restare nell’asana, con respiro calmo e regolare, ti aiuta ad accorgerti che, all’interno della postura, puoi rilassarti: magari non potrai rilassare tutti i muscoli, ma sicuramente alcuni che stavi utilizzando senza che fosse davvero necessario, sì!

Facciamo un esempio:

1) Lì dove sei, allunga le gambe in avanti (anche se sei sul divano, o su una sedia). I talloni si appoggeranno a terra, mentre le dita dei piedi saranno libere.

2) Adesso allarga le dita dei piedi; è più facile senza calzini ma, se ne stai indossando va bene lo stesso.

3) Mantieni le dita dei piedi allargate e fai caso, ad esempio, ai muscoli delle gambe: sono contratti? È probabile.

4) Puoi provare a rilassarli il più possibile, mantenendo le dita dei piedi allargate? È probabile.

Come hai visto, spesso basta meno di quel che credevi.

Il che vale per molti aspetti delle nostre vite, ed è un buon insegnamento da portare nel quotidiano. Gestire la scomodità di un’asana ti porta a fare amicizia con la posizione, e potresti scoprire che è esattamente la postura che più di tutte ti aiuta a liberare tensioni profonde.

E potresti imparare che, nelle asana come nella vita fuori dal tappetino yoga, a volte ci imponiamo più scomodità del dovuto.

Inoltre nell’utilizzare meno forza muscolare di quella che credevi, le tue strutture creano dei piccolissimi adattamenti, dei micro aggiustamenti.

L’asana cambia, anche se magari dall’esterno non si direbbe, ma tu ti percepisci in un modo lievemente diverso.

Così non sarai tu a forzarti in una posizione, ma sarà l’asana ad adattarsi a te.

Tra più di otto milioni di asana, dopotutto, ci saranno anche quelle perfette per te.

Come praticare le asana

La chiave migliore farti capire come praticare le asana in modo sicuro, è prestare attenzione.

Questo non significa affatto controllare tutto con la tua parte consapevole, anzi proprio l’opposto: è sentire se stessi, percepirsi nei tessuti corporei, nei visceri, nelle emozioni e nella globalità del nostro essere.

Prestare attenzione è essere presenti a se stessi, si è nel qui-ed-ora e le catene di pensieri si dissolveranno. Allora, anziché slogarci un’articolazione o stirarci un muscolo, porteremo beneficio a aree che ne hanno necessità.

Prestare attenzione esclude un altro rischio serio: mettersi in competizione con i vicini di tappetino, con l’insegnante e, soprattutto, con se stessi. Perché quando c’è competizione, l’ego prende il sopravvento, e lì si rischia di farsi male, e non solo alle articolazioni.

La mia esperienza personale è che il segreto della pratica autentica è imparare a concentrarsi anche in asana apparentemente facili.

Ecco alcuni consigli per la tua pratica.

1) Trova la comodità nella posizione: ricorda l’esperimento sull’aprire le dita dei piedi usando soltanto la forza strettamente necessaria, e non usarne di più.

2) Evita la competizione: con una fotografia trovata su un libro o una rivista, ad esempio (teni conto che la persona ritratta ha fisiologia e anatomia completamente differenti dalle tue); con chi pratica vicino a te; soprattutto, con te stessa. Goditi le asana senza farti male, a nessun livello.

3) Sviluppa la curiosità: ogni volta che ripeti un’asana, approcciala come se fosse la prima volta. Siamo sempre differenti, e conservando la mentalità del principiante si impara ad ascoltarsi, e a conoscersi, meglio.

4) Sii costante: è meglio praticare dieci minuti tutti i giorni, piuttosto che due ore una volta a settimana.

5) Sii gentile con te stessa e trova la giusta tensione: non tirare troppo, né troppo poco. Se esageri e tiri troppo, ti fai male e il giorno successivo il tuo organismo non ti permette di praticare (a volte nemmeno di alzarti dal letto!). Se non allunghi quanto ti servirebbe davvero, il rilassamento successivo sarà meno intenso.

6) Individua il giusto tempo per mantenere ogni asana: se stai sul sentire, piuttosto che sul voler fare a tutti i costi, ti accorgerai dei segnali che il tuo organismo ti manda per indicarti che è il momento di lasciare l’asana. Non prima, non dopo, ma proprio nel momento giusto.

Se stai iniziando, piuttosto che usare app o video o libri, cerca un’insegnante in carne e ossa, con lezioni anche online ma in streaming, interattive, almeno nei primi tempi, per avere una guida diretta.

In ogni caso: comincia, vinci l’inerzia e sono sicura che mi ringrazierai.

Contattami pure per raccontarmi com’è andata, o per chiedermi chiarimenti!

0 Condivisioni