Tutto sul Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca

Scopriamo insieme tutto sul Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca, che è una delle opere emblematiche della ritrattistica rinascimentale e dell’intera produzione del pittore e matematico aretino, conservata nella Sala 8 della Galleria degli Uffizi.

Storia

Non sappiamo con precisione quando fu dipinto il Doppio ritratto dei duchi di Urbino. Sembra che quello di Federico da Montefelto sia stato realizzato prima, intorno al 1465, mentre quello di Battista Sforza, sua moglie, dovrebbe essere postumo, quindi successivo al 1472, anno della sua morte, avvenuta per parto in giovane età. L’ipotesi più credibile è che il dittico sia stato composto unendo i due dipinti dopo la morte della duchessa, quindi tra il 1473-75.

Originariamente era esposto nella sala delle Udienze del Palazzo Ducale di Urbino, poi entrò nelle collezioni dei Della Rovere. Con la fine della casata questa e altre opere, tra cui La Venere di Urbino di Tiziano Vecellio, giunsero a Firenze. Nel 1631 infatti Vittoria della Rovere, ultima discendente, andò in sposa a Ferdinando II de’Medici e la collezione d’arte di famiglia la seguì. Successivamente il Doppio ritratto dei duchi di Urbino entrò a far parte delle collezioni della Galleria degli Uffizi.

Descrizione

Il Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca è un olio su tavola, di 47 x 33 cm per ciascun dipinto. L’opera è datata al 1473-75 circa.

Federico da Montefeltro e la moglie Battista Sforza sono ritratti di profilo, nel rispetto dell’antica tradizione numismatica e dei cammei tardo-imperiali, che non lasciano trapelare nessuna emozione. I due volti sono messi in risalto dal paesaggio e dalla luce che arriva da dietro le spalle di Federico e va a colpire e sbiancare il volto di Battista. Questa scelta luministica può essere interpretata come una soluzione stilistica per variare la spazialità del dipinto. Ma può anche rappresentare la volontà di raffigurare lo stato di salute di Battista, che sappiamo era cagionevole e morì molto giovane di parto.

Sul retro i duchi sono raffigurati mentre vengono portati in trionfo sui carri, accompagnati dalla Virtù. Le scritte, in latino, descrivono i valori dei due personaggi illustri. È chiaro quindi che la parte dietro doveva essere visibile  e non nascosta dentro la cornice.

L’opera fa parte del periodo tardo del catalogo di Piero della Francesca e mostra la sua adesione allo stile fiammingo, che aveva scoperto durante i viaggi a Firenze, Ferrara, Roma. E ricordiamoci sempre che nella stessa Urbino era attivo il pittore fiammingo Giusto di Gand.

Dei fiamminghi riconosciamo il modo di rappresentare gli abiti, gli accessori, il paesaggio, così ricco di dettagli. E poi il fiume serpeggiante con le barche e soprattutto la cura nei dettagli, che viene posta in egual modo agli elementi che si trovano sul primo piano e sullo sfondo.

Ma questa attenzione ai dettagli non toglie nulla al rigore formale tipico dello stile di Piero della Francesca. Infatti anche in questo dipinto è presente, come in tutte le sue opere, la luminosità uniforme che dà compattezza e solidità.

Basta guardare le teste e il loro volume così pesante e in grado di attirare l’attenzione dell’osservatore. In particolare la testa del duca Federico mette in evidenza quel senso di massa voluminosa grazie anche ai capelli e al corpicapo che, rosso come l’abito, isola e definisce il profilo.

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Altre opere di Piero della Francesca

La produzione di Piero della Francesca vanta molte opere di eccezionale valore e importanza. Comprende dipinti, pale e affreschi. Tra questi:

  • Flagellazione di Cristo alla Galleria Nazionale delle Marche (Urbino)
  • Resurrezione, Museo Civico di San Sepolcro (Arezzo)
  • Battesimo di Cristo alla Nationa Gallery  (Londra)
  • Polittico della Misericordia del Museo Civico di San Sepolcro (Arezzo)
  • Madonna di Senigallia della Galleria Nazionale delle Marche
  • Madonna del Parto, dei Musei Civici Madonna del Parto (Monterchi)
  • Storie della Vera Croce, nella Cappella Maggiore della Basilica di San Francesco (Arezzo)
  • Pala di Brera, alla Pinacoteca di Brera (Milano)
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Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca: curiosità e aneddoti

Per conoscere davvero tutto sul Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca, dovete sapere che Federico da Montefeltro è raffigurato di profilo, lato sinistro, per un motivo ben preciso. Durante un addestramento infatti, la lancia del contendente perforò l’elmo, ferendolo gravemente all’occhio destro e al naso. Ecco spiegato quel naso così caratteristico che lo ha reso famoso e immediatamente riconoscibile. Un po’ come il ben noto profilo di Dante Alighieri.

Ma le curiosità non finiscono qui. Il dipinto infatti entrò a far parte della collezione della Galleria degli Uffizi nel 1773, ma negli anni perse completamente di interesse, tanto da essere confuso con un ritratto di Petrarca e Laura.

E dovete sapere che le iscrizioni sul retro del dittico, ci forniscono elementi davvero interessanti. Nel dipinto di Federico la scritta in latino con lettere capitali romane, recita: “CLARVS INSIGNI VEHITVR TRIVMPHO QVEM PAREM SVMMIS DVCIBVS PERHENNIS FAMA VIRTVTVM CELEBRAT DECENTER SCEPTRA TENENTEM”( È portato in insigne trionfo quell’illustre che la fama perenne delle sue virtù celebra degnamente come reggitor di scettro pari ai sommi condottieri).

Sul retro del dipinto di Battista invece: “QVE MODVM REBVS TENVIT SECVNDIS CONIVGIS MAGNI DECORATA RERVUM LAVDE GESTARVM VOLITAT PER ORA CVNCTA VIRORVM” ( Colei che mantenne la moderazione nelle circostanze favorevoli vola su tutte le bocche degli uomini adorna della lode per le gesta del grande marito).

doppio ritratto dei duchi di urbino di piero della francesca- retro

L’inizio “Clarus” e la fine “Virorum”, sono elementi tipici delle iscrizioni del “vir clarissimus” romano, ossia dei personaggi importanti, degli aristocratici per discendenza, dei senatori.

Galleria degli Uffizi di Firenze: informazioni per vedere l’opera

La Galleria degli Uffizi di Firenze è aperta dal martedì alla domenica, dalle ore 8.15 alle 18.30. Essendo il museo più visitato d’Italia, consiglio se possibile di prediligere i giorni feriali o comunque lontani dai periodi di maggiore afflusso turistico. Consiglio anche di prenotare la visita e scegliere l’orario più consono alle vostre esigenze. Potete farlo sul portale B-ticket o telefonando al numero +39 055 294 883.

Seguitemi perché il viaggio alla scoperta dei più grandi capolavori dell’arte mondiale prosegue, scoprite altre opere degli Uffizi come La Nascita di Venere di Botticelli. E se avete proposte di collaborazioni o volete farmi domande, non esitate a contattarmi.

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