Umberto Boccioni, pittore, biografia e opere

Opera di Umberto Boccioni

La biografia e le opere del pittore e scultore Umberto Boccioni sono difficili da dimenticare: la sua vita in costante accelerazione, infatti, è guidata da una fame di ricerca e da una coerenza di pensiero incredibili. Nelle sue opere la rottura con il passato si trasforma in creatività e innovazione di stile. Boccioni è un artista coraggioso e presente a se stesso, entusiasta della vita e appassionato nei suoi studi. Ve ne parlo in questo articolo, invitandovi a un tuffo nella prima avanguardia italiana del ‘900: il Futurismo.

Umberto Boccioni: le opere più famose

Trentaquattro anni: la biografia di Umberto Boccioni è breve, eppure il pittore ci ha lasciato opere conosciutissime e una ricchezza di pensiero folgorante. Nato nel 1882 a Reggio Calabria, negli anni si sposta con la famiglia in diverse città italiane. La prima arte a cui si dedica è la letteratura: il suo romanzo d’esordio, Pene dell’anima, viene pubblicato quando Boccioni ha solo diciotto anni.

A vent’anni si trasferisce a Roma e incontra artisti come Giacomo Balla, Gino Severini e Mario Sironi. Tra il 1906 e il 1907, sostenuto dalla famiglia, viaggia in tutta Europa per conoscere le avanguardie artistiche: Parigi, Mosca, Monaco.

Ma è Milano la sua città di elezione: nel capoluogo lombardo incontra Filippo Tommaso Marinetti, poeta e scrittore, e Carlo Carrà. Grazie a loro inizia la sua ricerca sul movimento, sullo spazio e sulla rappresentazione degli stati d’animo. Nel 1909, insieme ad altri artisti, pubblica il Manifesto della pittura futurista: una presa di posizione netta contro la pittura tradizionale, rivendicando la forza di tutto ciò che è creativo, nuovo, originale. “Tutto si muove, tutto corre, tutto volge rapido. Una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente”: in questa frase del Manifesto Boccioni getta le basi della propria ricerca artistica.

Nel 1910 Boccioni dipinge una delle sue opere più celebri, Rissa in galleriaIl quadro rappresenta un litigio violento in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Al centro, due donne vengono alle mani: accorre una piccola folla, richiamata dalla scena. È proprio il moto delle figure verso il gruppo centrale a calamitare i nostri sguardi, portandoli al cuore dell’avvenimento. Una celebrazione della città che si muove e una sperimentazione sull’uso dei colori per rendere il movimento. In Francia Boccioni ha conosciuto il pointillisme di Seurat: è la tecnica a cui si rifà in queste prime opere, fondendola con uno straordinario studio della luce.

Di poco successivo è La città che sale, opera completata nel 1911. Il titolo sembra avere poco a che fare con il soggetto dipinto: un cavallo imbizzarrito lanciato al galoppo che trascina con sé i malcapitati che tentano di fermarlo. Sullo sfondo, però, si vedono le impalcature di un cantiere, che sale verso l’alto. Ancora una volta, è l’esaltazione del movimento: attraverso le linee dalle pennellate veloci lo sfondo incorpora le figure, in un turbinio di colori che però lascia spazio ai corpi. Muscoli in tensione, espressioni forti che la pennellata decisa esalta, anche senza linee di contorno.

Sempre del 1911 è il dipinto La risata, in cui l’artista sviluppa uno dei tratti fondamentali della sua poetica: la rappresentazione degli stati d’animo. Boccioni realizza una prima versione dell’opera nel 1910: uno squilibrato, però, la sfregia con un coltello e l’artista è costretto a dipingerla nuovamente.

In mezzo, c’è un viaggio a Parigi e l’incontro con la pittura cubista: La risata lo testimonia in pieno, con la scomposizione dei volumi e la moltiplicazione dei punti di vista. Il pittore, tuttavia, non si spinge a modificare anche il volto della donna protagonista del dipinto. La risata che dà il titolo all’opera resta, irriverente e ironica, e sembra farsi gioco della folla notturna, in barba alle convenzioni e alle regole.

L’ultima opera di Boccioni di cui voglio parlarvi è Forme uniche della continuità nello spazio. Questa ve l’aspettavate, vero? Del resto, l’immagine della più celebre scultura futurista è con noi tutti i giorni, incisa sulle monete da venti centesimi. Nel 1912 l’artista scrive ad un’amico: “Sono ossessionato dalla scultura. Credo di aver visto una completa rinnovazione di quest’arte mummificata!“. L’anno dopo Boccioni realizza l’opera che è diventata un simbolo del Futurismo.

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Umberto Boccioni, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Forme uniche della continuità nello spazio sintetizza l’idea della continuità del movimento: linee che tagliano l’aria, forme piene e forme cave che suggeriscono la tensione di una figura umana in corsa. Boccioni realizzò l’opera originale in gesso, ma la versione più famosa è quella in bronzo, successiva alla morte dell’autore e conservata al MoMA di New York. Anche la luce contribuisce a rendere l’idea dinamica del movimento, scivolando sulle superfici e mettendo in evidenza i contrasti di angoli e curve. Lo vedete quel polpaccio tornito? Sul retro, si trasforma in una cavità. Guardate il torso: anche qui le due facce alternano pieni e vuoti, come a suggerire l’idea del rapporto dinamico e mutevole tra forma e spazio.

Nel 1915 l’Italia entra in guerra e Boccioni parte come volontario: la sua destinazione è il Battaglione dei Volontari Ciclisti e Automobilisti. Si tratta del cosiddetto “Plotone degli artisti“: nello stesso reggimento militano anche Marinetti, Sironi, Sant’Elia e molti altri artisti e scrittori.

L’anno successivo il pittore muore per le conseguenze di un banale incidente nelle retrovie, proprio mentre la sua fama cresce anche fuori dai confini europei: la forza innovativa della sua arte, però, resta. Nelle opere di Boccioni l’uomo plasma lo spazio, domina, lascia la sua impronta: è qui tutta l’essenza del futurismo.

Umberto Boccioni: libri su di lui da leggere

Prima di affrontare i libri che parlano della biografia e delle opere del pittore vi suggerisco, come faccio spesso, di leggere il numero di Art e Dossier dedicato a Umberto Boccioni. Gabriella Di Milia ci guida alla scoperta dell’artista con un rigore e una completezza straordinari. Non solo una monografia, ma un ritratto coerente e appassionato, che la curatrice sviluppa anche attraverso il suo lavoro all’Accademia di Brera, a Milano L’autrice racconta la ricerca di Boccioni sul movimento e sulla natura umana, dando spazio alla sua poetica e allo sforzo continuo di rappresentare gli stati d’animo.

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By Unknown author – Artdirectory-Marussi, Public Domain

Umberto Boccioni, l’artista che sfidò il futuro“: non poteva avere titolo migliore il volume uscito nel 2016 in occasione del centenario della morte del pittore e scultore futurista. Il libro, scritto da Gino Agnese, racconta la biografia e le opere del pittore Umberto Boccioni con rigore e partecipazione. Non soltanto la sua visione del mondo, ma anche i suoi legami con gli artisti del suo tempo, da Marinetti a Balla, fino all’incontro con gli esponenti dell’avanguardia francese. E proprio il poeta e critico d’arte francese Guillaume Apollinaire riconosce a Boccioni il ruolo di teorico del futurismo italiano, salutandolo come uno degli artisti più originali del suo tempo.

Nel  libro, Agnese mette in evidenza il pensiero del pittore italiano, evidenziandone la cultura, la capacità di cogliere e rielaborare gli stimoli, la sua instancabile curiosità intellettuale.  La biografia, però, racconta anche la vita privata di Boccioni, il suo affetto per la madre e i suoi amori più o meno ufficiali. Un ritratto che ci permette di comprendere meglio l’uomo e l’artista, specie quando la sua vita si intreccia agli avvenimenti che coinvolgono l’Italia e l’Europa nei primi anni del ‘900.

Sempre nel 2016 viene organizzata a Milano la mostra “Umberto Boccioni. Genio e memoria“. Per preparare l’evento ci vogliono tre anni di studi e ricerche che svelano documenti inediti, come “L’atlante delle immagini” di cui parleremo tra poco. Il catalogo della mostra dà conto di queste ricerche e restituisce un ritratto nuovo dell’artista e del suo pensiero. Il volume, infatti, presenta non solo le prese di posizione pubbliche dei manifesti futuristi, ma la ricerca privata di un pittore che sperimenta e ricrea. E conduce il lettore in un viaggio tra le opere esposte, attirando l’attenzione su particolari inediti e collegamenti. Un catalogo affascinante e scorrevole, che non lascia spazio all’autocelebrazione di critici e autori: e a Boccioni questo non sarebbe affatto dispiaciuto.

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Umberto Boccioni: frasi celebri e aneddoti

Umberto Boccioni è l’artista del movimento: le opere del pittore e la sua biografia raccontano di un uomo sempre in viaggio, prima per necessità familiare e poi per scelta.

Fin da bambino, infatti, si trasferisce con la famiglia di città in città per seguire il padre, usciere di prefettura: Forlì, Genova, Padova, Catania. Nei primi anni della sua ricerca artistica, invece, viaggerà in Europa per studiare le avanguardie, trascorrendo qualche tempo a Parigi, a Monaco di Baviera e in Russia.

Che cos’è il movimento per Boccioni? Una forza che rinnova tutte le arti: la pittura, la scultura, la scrittura. Per questo, nel Manifesto tecnico della scultura futurista l’artista afferma: “In scultura come in pittura non si può rinnovare se non cercando lo stile del movimento. Cioè, rendendo sistematico e definitivo come sintesi quello che l’impressionismo ha dato come frammentario, accidentale, quindi analitico. Movimento e sintesi, anche artistica: nello stesso scritto, infatti, Boccioni chiama tutte le arti a contribuire al processo creativo: “Nessuna paura è più stupida di quella che ci fa temere di uscire dall’arte che esercitiamo. Non v’è né pittura, ne scultura, ne musica, ne poesia, non v’è che creazione!”, afferma.

La stessa ansia di rinnovamento lo spinge a rifiutare le accademie, la critica d’arte ingessata e legata ai fasti passati della tradizione, i musei. Le parole che usa in proposito sono nette e violente, in perfetto stile futurista: «Via, archeologi affetti da necrofilia cronica! Via, critici, compiacenti lenoni! Via, accademie gottose, professori ubriaconi e ignoranti! Via!».

Interventista, come tutti i futuristi, parte per la Prima Guerra Mondiale con entusiasmo: le sue lettere alla famiglia e agli amici, però, parlano di un’evoluzione. Le prime riecheggiano lo slancio eroico degli artisti arruolati come volontari: la partenza, la guerra come un gioco prima del battesimo del fuoco, l’orgoglio. Ma guerra, morti e proiettili sono reali, e Boccioni scrive al cognato qualche mese dopo dando disposizioni nel caso dovesse cadere al fronte. In una lettera successiva agli amici aggiunge: “La guerra, quando si attende di battersi, non è che questo: insetti + noia = eroismo oscuro”. Restano l’orgoglio e l’energia, ma Boccioni è un soldato, e la sua testimonianza dal fronte parla della guerra vissuta, dell’attesa nelle trincee, del timore di lasciare sola la madre.

Una volta congedato, la sua fama cresce: Boccioni inizia a collaborare con giornali e riviste e espone le sue opere a San Francisco. Nonostante questo, non si tira indietro quando viene richiamato al fronte e, anzi, invita i suoi superiori a consideralo nella “conta per i bombardieri”, il temutissimo sorteggio per scegliere i soldati più esposti al bombardamento nemico.

Il destino, invece, gli gioca uno scherzo beffardo: l’artista muore per le conseguenze di una brutta caduta da cavallo, nelle retrovie. L’animale che lo disarciona si chiama Vermiglia, così come era rosso vermiglio il cavallo lanciato al galoppo di La città che sale: una scelta cromatica che, a posteriori, ha il sapore dubbio e affascinante della premonizione.

Umberto Boccioni: perché amarlo

La biografia e le opere di Umberto Boccioni e le frasi celebri del pittore e scultore futurista non vi hanno dato ragioni sufficienti per amarlo? Provo a suggerirvene io qualcuna in più.

“Muore giovane chi è caro agli dei”: frammento greco conosciutissimo che si adatta bene  alla sorte di Boccioni. Davvero, è difficile non restare affascinati dalla vita breve ma intensissima dell’artista futurista. Dalle prime opere alla sua morte passano poco più di quindici anni, eppure il pittore si è fatto conoscere in tutto il mondo. Ha viaggiato, scritto, vissuto da protagonista la scena culturale del suo tempo. E lo ha fatto con una coerenza impetuosa, anche di fronte alle scelte più estreme.

Del resto, tutte le volte che Boccioni prende posizione lo fa con convinzione e a ragion veduta. Ricordate l’avversione per i classici, i musei e le accademie? Non si tratta di una provocazione fine a se stessa: l’artista conosceva bene le opere dei maestri del passato, anche grazie ai suoi viaggi in Europa. Lo dimostrano le ricerche degli ultimi anni: il pittore, infatti, aveva creato due raccolte personali, note come “L’Atlante delle immagini“.

La seconda raccolta, curata insieme a Marinetti, è una vera e propria rassegna stampa che testimonia come è stato accolto il Futurismo in Italia e in Europa. Me è la prima collezione di documenti a stupire: foto, riproduzioni, immagini di opere d’arte antica o più recente. Alle incisioni di Dürer – che Boccioni adorava – si affiancano le opere del Rinascimento e i quadri dei divisionisti francesi: l’artista studia il passato dell’arte e impara. Per questo, quando rinnega la tradizione, lo fa con consapevolezza. E spiega anche il perché.

Umberto Boccioni opere
Umberto Boccioni, Public domain, via Wikimedia Commons

 

Lui vuole innovare, dare il suo contributo unico, non imitare il passato: ed è questa la terza ragione per amarlo. Nel “Manifesto della pittura futurista“, firmato insieme ad altri artisti come Carrà e Balla, il pittore invita a “disprezzare profondamente ogni forma d’imitazione” e a “esaltare ogni forma di originalità, anche se temeraria, anche se violentissima

Boccioni è originalità e ricerca, curiosità intellettuale e ansia di emergere. Nella sua volontà di rappresentare il movimento e il rapporto tra figura e spazio c’è l’esaltazione della forza dell’uomo e della sua influenza su ciò che lo circonda. Quando ammiriamo i suoi dipinti ci sentiamo pervadere da una strana energia: e poco importa se i nostri idoli sono altri, o se non condividiamo le sue idee e la sua visione del mondo. Davanti alle opere di Boccioni, per un istante siamo tutti futuristi.