Gender gap: come combatterlo?

Gender gap, come combatterlo? Il tema è complesso e comprende tanti aspetti, per questo ti parlerò del perché è fondamentale partire da noi donne, valorizzare le ragazze che frequentano lauree STEM, crescere figli che non conoscono differenze di genere, fare le mamme senza sensi di colpa e, soprattutto, perché è fondamentale non fare passi indietro.

Ogni anno il World Economic Forum pubblica un rapporto in cui fotografa le disparità tra uomini e donne anche negli stati dell’Unione europea: nel documento 2021 l’Italia si colloca al posto 63.

In particolare, i dati raccontano che:

  • la retribuzione mensile delle donne è un quinto in meno di quella degli uomini;
  • nelle coppie con figli la disparità di genere è molto più estesa che nelle coppie senza figli;
  • le donne in un giorno, oltre al tempo occupato dal lavoro retribuito, trascorrono quattro volte più tempo rispetto agli uomini nei lavori domestici e nella cura dei figli.

Quindi, quali sono le possibili soluzioni per combattere il gender gap?

  1. Lavorare sulla cultura: liberiamoci dalla violenza e dagli stereotipi.
    Secondo i dati 2020 della Commissione europea il 33% delle donne nell’UE ha subito violenze fisiche o sessuali; il 22% ha subito violenza ad opera del proprio partner; il 55% ha subito molestie sessuali, anche online.
    Ancora: il 44% degli europei ritiene che per una donna il compito principale sia occuparsi della casa e della famiglia, mentre il 43% ritiene che il compito principale di un uomo sia guadagnare denaro.
  2. Colmare il gender gap nel mercato del lavoro: migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata;
    dare l’opportunità alle donne di affermarsi come imprenditrici e come investitrici;
    risolvere il problema della retribuzione (in questo senso in Italia un passo avanti è stato fatto con la legge sulla parità salariale del 5 novembre 2021 n. 162, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 275 del 18 novembre);
    ripartire in modo equo la responsabilità dell’assistenza familiare;
    aumentare i servizi di cura per l’infanzia e di assistenza sociale, che devono essere di qualità a prezzi ragionevoli.
  3. Conseguire la parità di genere nei ruoli dirigenziali e politici: in Europa solo il 7,5% dei presidenti dei consigli di amministrazione e il 7,7% degli amministratori delegati delle società quotate in borsa è donna; mentre la rappresentanza femminile nei parlamenti degli stati Ue è di appena il 32,2%.

Partire da noi donne

Abbattere il gender gap significa partire da noi donne. Esiste un diffuso pregiudizio per cui le donne odiano le altre donne.

Ce lo hanno insegnato i miti: la guerra di Troia è scoppiata per mano di Eris, dea della discordia, che ha messo le altre dee una contro l’altra per stabilire chi fosse la più bella.

Ce lo hanno insegnato le favole con le matrigne e le sorellastre.

Di recente ho diffuso un sondaggio su Instagram, nel quale ho chiesto alle mie follower perché, secondo loro, le donne odiano le altre donne. Mi hanno risposto tutte allo stesso modo: per invidia; qualcuna ha aggiunto per rivalità, per competizione, per frustrazione.

Queste risposte confermano quello che dicono gli studi al riguardo. Ne prendo ad esempio solo uno, quello della professoressa Shawn Andrews, consulente e relatrice su temi legati alla leadership e al genere.

Secondo lo studio è difficile sostenersi tra donne perché, nelle interazioni, entra in gioco la “Regola del potere tra pari”.

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Questa regola dice che il rapporto tra due o più donne può funzionare bene solo quando potere e autostima sono agli stessi livelli tra tutte.

Se anche solo una delle donne si sente inferiore o superiore alle altre, l’equilibrio si rompe e ci si sente in diritto di assumere comportamenti ingiusti come quando vediamo un’altra donna e pensiamo “quell’abito è troppo corto”, “com’è provocante”, “ma come si è truccata?” o, peggio, “se l’è cercata”.

Oppure quando conosciamo una donna che, in ambito lavorativo, ricopre un ruolo dirigenziale e il nostro primo pensiero è “chissà che cosa avrà fatto per arrivare lì”.

A proposito di ruoli professionali di prestigio, la studiosa ci dice anche che le donne, per farsi strada in un mercato del lavoro quasi esclusivamente maschile, finiscono per assumere i comportamenti, gli atteggiamenti e i modi di parlare tipicamente maschili.

In pratica, invece di provare ad abbattere il gender gap, lo alimentano e interiorizzano il sessismo per convincere gli uomini che non sono come le altre donne.

Tutto ciò porta a un’unica conclusione: l’odio delle donne verso le altre donne è un pregiudizio, ovvero un giudizio sbagliato, un prodotto culturale centenario sviluppato nella società patriarcale e sessista nella quale ancora oggi viviamo, nonostante i passi avanti fatti.

La buona notizia è che, se ogni volta che interagiamo con un’altra donna ci ricordiamo di questo pregiudizio, possiamo scegliere di non usarlo. La consapevolezza è il primo passo per rimuovere i pregiudizi.

Non diventeremo amiche di tutte le donne che incontreremo nella nostra vita, ce ne saranno tante con cui sentiremo di non poter condividere nulla, ma possiamo comunque riconoscerci e supportarci.

Valorizzare chi frequenta lauree STEM

Valorizzare le ragazze che frequentano lauree STEM, ovvero Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica, per diminuire il gender gap è facile a dirsi, più difficile a farsi.

“Io non mi iscrivo a ingegneria informatica perché lì i maschi sono tutti nerd”

“La fisica è stata inventata e costruita dagli uomini, l’ingresso non è su invito”

Questi sono due pensieri che vedono l’educazione STEM come un universo ancora in prevalenza, se non esclusivamente, maschile.

Il primo pensiero è di una maturanda che deve scegliere la facoltà universitaria a cui iscriversi, e si riferisce agli studenti del Politecnico di Torino.

Evoca l’immagine di persone un po’ tristi, noiose, fissate con la tecnologia e poco comunicative.

Evoca anche il disagio di dover studiare e poi lavorare in un ambiente quasi completamente maschile, di diventare parte di un gruppo asimmetrico, molto sbilanciato a favore dei maschi.

Il secondo pensiero, invece, è stato pronunciata da un professore di fisica dell’Università di Pisa a un seminario al CERN di Ginevra, intitolato “Fisica delle alte energie e gender”, nel settembre 2018.

Il professore attribuisce alla fisica competenze e professionalità esclusive dei maschi.

Un’opinione che conferma la persistenza di un pregiudizio che separa ancora le competenze maschili e femminili.

La maggior parte delle opportunità nel mercato del lavoro arriva attraverso il titolo di studio, le competenze e la qualità della formazione tecnico-scientifica ricevuta negli anni della formazione universitaria e post-universitaria.

E sappiamo che la presenza delle femmine, nonostante sia in aumento in tutti i percorsi di studio, è ancora minoritaria in quelli tecnico-scientifici.

Il gender gap nell’educazione STEM è un tema complesso: i settori tecnico-scientifici sono tradizionalmente poco frequentati dalle femmine; donne che sono una forza lavoro che si forma preferibilmente in percorsi liceali, a volte anche tecnici e professionali ma a vocazione sociale ed educativa.

La politica sta tenendo sotto osservazione l’ingresso delle donne in questi settori per diverse ragioni:

  • sono settori in espansione e quindi domanderanno forza lavoro, anche altamente qualificata, nei prossimi anni;
  • i tassi di occupazione femminile in Italia sono ancora troppo bassi per poter rendere competitivo il sistema paese.

La possibilità di far salire i tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro sembra più realistica se riguarderà i settori tecnico scientifici invece di quelli tradizionali, della cura, dell’insegnamento, dei servizi alla persona.

Le studentesse italiane inoltre raggiungono performance migliori negli studi di ogni ordine e grado e proseguono più facilmente nella formazione terziaria portandola a conclusione.

Quindi esistono buone ragioni a livello individuale e a livello di sistema paese per sostenere ed incoraggiare la partecipazione femminile a corsi di studio STEM e, di conseguenza, a occupazioni STEM.

Crescere figli che non conoscono differenze di genere

Un altro passo da fare per combattere il gender gap è crescere figli che non conoscono differenze di genere.

Hai mai notato, nei negozi, come sono disposti i giocattoli nello spazio?

Da una parte, una sterminata distesa di scaffali dalle sfumature rosa; dall’altra, scaffali blu, o multicolore. Sui primi trovi giochi per la cura di sé o che riproducono gli elettrodomestici per i lavori domestici e gli attrezzi usati per professioni diverse: la cuoca, la modella, la sarta.

Invece, nella parte blu o multicolore trovi giochi che ricalcano le professioni del poliziotto, del medico, dello scienziato, del pilota, del soldato.

Rosa per le femmine, blu per i maschi. Bambole, armi. Principesse, supereroi. Bambine tranquille, bambini aggressivi.

Nonostante tutti i passi avanti fatti finora da donne e uomini, permane questa distinzione di genere che afferma una specie di predestinazione biologica: alle bambine si propongono giocattoli che fanno riferimento al lavoro domestico e alla cura dei figli o bambole che ricalcano un modello di femminilità univoco.

Ai maschi quelli che fanno riferimento all’avventura, che valorizzano l’intelligenza, la manualità e in molti casi incitano alla sfida.

Queste divisioni iniziali possono sembrare innocenti, ma nel tempo le distinzioni di genere hanno effetti duraturi sul modo in cui i bambini crescono, e anche su come si comporteranno nella società in cui vivono.

Negli anni, le idee di genere di questi bambini continueranno a influenzare e perpetuare una società che inconsapevolmente promuove valori sessisti e patriarcali, una cattiva notizia per tutti, comunque ci identifichiamo.

“Quando fai usare solo un tipo di giocattoli per la costruzione di abilità a metà della popolazione, significa che metà della popolazione sarà quella che svilupperà uno specifico insieme di abilità o un certo insieme di interessi”

ha detto Christia Brown, professore di psicologia all’Università del Kentucky.

Ricordiamocelo quando scegliamo i giocattoli per i nostri figli o da regalare.

Se fin dall’infanzia i maschi sono scoraggiati dal giocare con giocattoli tradizionalmente ritenuti da femmine, allora potrebbero non sviluppare un insieme di abilità di cui potrebbero aver bisogno più avanti nella vita.

Se sono scoraggiati dai loro coetanei o dai maschi adulti della famiglia dal giocare con le bambole, mentre allo stesso tempo vedono la loro madre occuparsi della maggior parte della cura dei bambini, cosa penseranno di chi ha il ruolo di prendersi cura?

Se non consentiamo alle femmine di correre, saltare, arrampicarsi, urlare, ma diciamo loro continuamente di restare in ordine, di essere gentili e di sorridere sempre, allora potrebbero sviluppare una repressione della loro naturale energia che le porterà a diventare adulte arrabbiate e frustrate.

Incoraggiamo femmine e maschi a usare una vasta gamma di giocattoli, indipendentemente dal sesso a cui sono destinati. Dobbiamo fornire quante più opportunità possibili per far loro vivere esperienze che vadano contro questa valanga di giochi di genere.

Il vero problema dei giochi di genere consiste nel creare modelli di uomini e di donne fortemente asimmetrici e impari.

Abbiamo il dovere di crescere figli maschi autonomi, responsabili e rispettosi verso le donne.

E figlie femmine sicure di sé stesse e consapevoli di seguire le loro passioni fuori dagli stereotipi di genere.

Abbiamo il dovere di crescere figli nella cui mente la rappresentazione degli uomini e delle donne sia paritaria e i ruoli interscambiabili, in modo che bambine e bambini abbiano le stesse chance di progettare il proprio futuro a tutti i livelli.

Fare le mamme senza sensi di colpa

Dal momento in cui diventiamo mamme impariamo a convivere con i sensi di colpa.

Quando non sopportiamo più di sentirli piangere o li sgridiamo, non li ascoltiamo, vanno nonni e baby sitter a prenderli a scuola, devono arrangiarsi con i compiti, li porta a letto papà.

E, quando a fine giornata ci ritroviamo a fare i conti con noi stesse, abbiamo la sensazione di non esserci “state abbastanza”.

Ecco una buona notizia: possiamo imparare a gestire i sensi di colpa. La prima cosa da fare è essere consapevoli che il senso di colpa nasce dalla percezione che avremmo potuto fare qualcosa ma non siamo riusciti a farlo come avremmo voluto.

Accogliere questa delusione è necessario per superare il senso di colpa e agire nel concreto per diminuire il gender gap. Se continuiamo a pensare che dobbiamo esserci sempre per i nostri figli, contribuiamo ad alimentarlo.

Questa riflessione ci porta alla seconda cosa da fare: ricordarci che non siamo solo madri, siamo lavoratrici, siamo individui con sogni e obiettivi propri.

Abbiamo bisogno di realizzarci come lavoratrici e come individui, indipendentemente dal nostro essere madri. Non possiamo esserci sempre, né i nostri figli ce lo chiedono. Quello che possiamo fare, invece, è scegliere di volerci bene lo stesso.

Abbandoniamo la tentazione di punirci e colpevolizzarci per la nostra (presunta) mancanza e scegliamo di accettarci attraverso il perdono di noi stesse. Solo così la volta successiva riusciremo davvero a fare meglio. Solo così insegneremo ai nostri figli ad amare sé stessi così come ci amiamo noi, senza sensi di colpa.

Non fare passi indietro

Un’ultima considerazione per provare noi per prime a diminuire il gender gap: non fare passi indietro.

L’Italia ha bisogno di donne che lavorano. Tutti, uomini e donne, abbiamo bisogno che le donne si sentano sicure e con un futuro davanti.

La sequenza vincente è questa:

  1. donne che lavorano;
  2. crescita sistema paese;
  3. nascita di più bambini.

Quando le donne lavorano scelgono con serenità di diventare madri. Di più: abbiamo bisogno di donne che lavorano nei luoghi in cui si prendono decisioni importanti.

Non facciamo passi indietro, men che meno in questo momento.

Che tu sia donna o uomo, sarei felice di leggere la tua opinione riguardo ai tanti punti trattati in questo articolo.

Scrivimi pure sui social.

Non vedo l’ora di leggerti per contribuire, insieme a te, a diminuire di un passo le disparità di genere.

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