Il turismo sostenibile: cos’è e come si misura

Cos’è il turismo sostenibile? Ne sentiamo parlare spesso, ma forse è un termine che diamo un po’ per scontato. In questo articolo vedremo cos’è il turismo sostenibile, quali sono gli indicatori che misurano il grado di sostenibilità di un’esperienza turistica e cosa sono le certificazioni di qualità ambientale nel turismo.

Cos’è il turismo sostenibile

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, il turismo sostenibile è “il turismo che tiene pienamente conto dei suoi impatti economici, sociali e ambientali presenti e futuri, considerando le esigenze dei visitatori, delle imprese, dell’ambiente e delle comunità ospitanti”.

La sostenibilità, dunque, è un concetto a più dimensioni: per questo si parla di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per essere sostenibile, ovvero avere un impatto negativo ridotto o nullo sulla comunità, il turismo deve:

  • Ottimizzare e razionalizzare l’uso delle risorse ambientali, aiutando a conservare il patrimonio naturale e la biodiversità.
  • Rispettare il tessuto culturale e sociale della comunità ospitante, preservandone i valori e gli stili di vita originari.
  • Garantire investimenti a lungo termine in grado di generare benefici economici e sociali per tutti: occupazione stabile, servizi ai cittadini, inclusione.

La sostenibilità nel settore turistico è talmente importante che l’ONU ha dichiarato il 2017 “Anno Internazionale del Turismo Sostenibile” e ha inserito il tema tra gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La cosa non stupisce affatto, se si considera la rilevanza del settore turistico a livello economico: secondo uno studio pubblicato nel 2019 dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, il turismo è tra i primi cinque settori economici al mondo. Lo stesso documento indica che l’attività turistica è capace di generare un giro d’affari di 1.700 miliardi di dollari, se si considera anche l’indotto.

In Europa l’industria del turismo produce quasi il 3,7% del PIL dell’UE, con 1,8 milioni di imprese e oltre 11,3 milioni di posti di lavoro. Se si considera anche l’indotto, i settori collegati al turismo generano circa il 10% del PIL dell’UE e l’11% della forza lavoro (Fonte:  Eurostat 2018).

Come si colloca il turismo sostenibile all’interno di un mercato così vasto? Non è facile trovare dati scorporati: per definire un’esperienza turistica “sostenibile”, infatti, vanno considerati e misurati diversi elementi, come vedremo. Ci viene in aiuto uno studio di Booking.com, il “Sustainable Travel Report 2019”, che considera le abitudini di un campione di oltre 180.000 turisti intervistati in 18 paesi del mondo.

Prendere in esame il modo di viaggiare delle persone ci permette anche di capire in modo più concreto che cos’è il turismo sostenibile, attraverso il comportamento di chi lo pratica. Vediamo i risultati principali dello studio:

  • Più della metà degli intervistati (52%) afferma di aver modificato le proprie abitudini per adottarne di più sostenibili, una volta a destinazione, camminando, andando in bici o facendo escursioni di frequente.
  • Il 72% dei viaggiatori cerca esperienze autentiche che rappresentino la cultura locale e diano lavoro alla comunità ospitante, creando ricchezza sul territorio.
  • Il 73% vorrebbe scegliere un alloggio sostenibile, e il 70% preferisce una struttura ricettiva green rispetto ad altre tipologie.
  • Il 67% del campione si dice disposto a spendere almeno il 5% in più per rendere il suo viaggio più sostenibile.

Come abbiamo visto il turismo e il turismo sostenibile sono fenomeni molto ampi: di conseguenza, servono criteri condivisi e diversificati per misurare i loro gli effetti sull’ambiente, sull’economia e sulle comunità ospitanti.

Gli indicatori di sostenibilità nel turismo

Dopo aver analizzato cos’è il turismo sostenibile, iniziamo a considerare il tema dal lato pratico. Come si misura l’impatto del turismo sulla natura, sull’economia e sulla società? 

Per misurarne l’impatto nei suoi diversi elementi, devono essere utilizzati sistemi di misurazione e indicatori concreti: ad esempio, il consumo di energia e acqua, la quantità di rifiuti prodotta, il numero di posti di lavoro generati sul territorio. La complessità del tema, tuttavia, rende necessario adottare sistemi e criteri più completi, a livello nazionale e internazionale.

L’Unione Europea da diversi anni ha individuato metodi e strumenti per misurare l’impatto sociale del turismo. Il più completo proposto finora è ETIS, il sistema europeo di indicatori turistici per la gestione sostenibile delle destinazioni. Le destinazioni turistiche affrontano sfide sociali, culturali, economiche ed ambientali: per aiutarle a misurare le loro prestazioni di sostenibilità, la Commissione europea ha sviluppato un “Sistema di indicatori condiviso”.

ETIS è un insieme di indicatori adatto a tutte le destinazioni turistiche, che le incoraggia ad adottare un approccio più integrato alla pianificazione del turismo. Si tratta di un sistema di gestione e monitoraggio basato su 43 indicatori diversi che tengono conto di:

  • Gestione della destinazione. Esempio di indicatori: percentuale delle imprese o delle strutture turistiche nella destinazione che hanno adottato una certificazione o un marchio ambientale; soddisfazione dei visitatori.
  • Valore economico del turismo. Esempio di indicatori: spesa giornaliera per turista; occupazione diretta nel turismo come percentuale dell’occupazione totale.
  • Impatto sociale del turismo. Esempio di indicatori: percentuale dei residenti soddisfatti del turismo nella destinazione; percentuale delle imprese turistiche il cui direttore generale è una donna.
  • Impatto ambientale del turismo. Esempio di indicatori: percentuale delle imprese turistiche che effettuano la raccolta differenziata de rifiuti; percentuale delle imprese turistiche che adottano misure per ridurre il consumo di energia.

Il kit di supporto di ETIS spiega come raccogliere dati e informazioni sugli indicatori, come effettuare il monitoraggio annuale e come creare basi di dati utili per sviluppare azioni concrete che rendano la destinazione più sostenibile.

Un secondo sistema di indicatori, molto complesso, è lo standard ESG. Si tratta di uno standard che arriva dritto dritto dal mondo degli investimenti. L’acronimo ESG, infatti, si usa nel settore economico – finanziario e sta per Environment, Social, Governance. Si utilizza per indicare le attività economiche che, pur ricercando il profitto, tengono in considerazione gli impatti ambientali, sociali e di corretta gestione – non solo finanziaria – ad esse collegati.

Sempre più spesso gli investitori che intendono finanziare un progetto o un’impresa considerano anche elementi di questo genere prima di prendere una decisione. Non solo una scelta etica, ma anche una decisione strategica: le imprese gestite secondo uno standard ESG positivo, infatti, sono anche attività economiche capaci di generare un buon ritorno sull’investimento e di assicurarne la stabilità.

Lo standard ESG è applicabile nei settori più diversi, incluso il turismo. Per approfondire in modo dettagliato la questione, un ottima risorsa è il documento “Sustainability Reporting in Travel and Tourism”, pubblicato dal World Travel and Tourism Council. Qui, è sufficiente soffermarci sugli aspetti ambientali, economici e di gestione che si suggerisce di considerare per misurare la sostenibilità del turismo:

  • Adozione di buone pratiche per favorire l‘efficienza energetica, comprese le energie rinnovabili, l’edilizia ecologica, ecc.
  • Accorgimenti per ridurre il consumo di acqua e/o per promuoverne il riutilizzo da parte dei clienti e del personale dell’azienda.
  • Presenza di buone pratiche per ridurre le emissioni di CO2.
  • Raccolta e gestione sostenibili dei rifiuti, compreso il riciclo.
  • Politiche aziendali per le risorse umane, inclusa la pianificazione di carriera, l’equilibrio tra lavoro e vita privata, il contrasto alla disparità di genere.
  • Selezione dei fornitori secondo criteri di sostenibilità.
  • Impatto sulla comunità locale: economia, cultura, abitudini sociali.

Le autorità europee e internazionali hanno anche creato diversi marchi e certificazioni legati al turismo sostenibile, identificando criteri standard di assegnazione. Di questo, però parleremo meglio nel prossimo paragrafo.

Cos'è il turismo sostenibile: come si misura

Le certificazioni e i marchi di qualità ambientale

Le certificazioni ambientali e i marchi di qualità ambientale sono strumenti utili per capire meglio cos’è il turismo sostenibile e come riconoscere le strutture, le aziende e gli operatori che adottano realmente politiche di sostenibilità.

Prima di considerarne alcuni tra i moltissimi proposti nel settore turistico, parliamo della differenza tra marchio e certificazione. La certificazione è un’attestazione tramite la quale un soggetto esterno accreditato, il cosiddetto “ente certificatore” verifica e documenta il rispetto di determinati standard da parte di un’azienda, di un’istituzione, di un’associazione.

I marchi, invece, possono richiedere o meno l’attestazione da parte di un soggetto terzo: in particolare, nel settore ambientale:

  • I marchi che richiedono la certificazione di un soggetto esterno si definiscono marchi di tipo 1.
  • I marchi di tipo 2 sono autodichiarazioni non soggette a certificazione.
  • I marchi di tipo 3 sono dichiarazioni riguardanti nello specifico il ciclo di vita di un prodotto, verificate da un ente terzo.

Tra i marchi e le certificazioni più importanti in tema ambientale, troviamo la certificazione EMAS, il marchio Eecolabel e lo standard ISO 14001. Queste attestazioni si possono applicare a diversi settori di attività, compreso il turismo.

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La Certificazione EMAS attesta che un’organizzazione (ente, impresa, associazione) rispetta quanto previsto dal Regolamento Europeo n.1221/2009 sull’uso più razionale e sostenibile delle risorse naturali.

Per aderire a EMAS un’organizzazione deve:

  • Analizzare le proprie attività e valutarne l’impatto ambientale.
  • Definire gli obiettivi, le azioni e i risultati da raggiungere per migliorare le proprie prestazioni in termini di sostenibilità, cioè la propria politica ambientale.
  • Strutturare un programma ambientale, identificando una serie di misure concrete per raggiungere i target fissati.
  • Definire un Sistema di Gestione Ambientale per monitorare e migliorare la sostenibilità di processi e prodotti.
  • Produrre una dichiarazione ambientale verificata da un organismo competente e diffusa pubblicamente per documentare le proprie prestazioni ambientali.

L’Ecolabel, invece, è un marchio europeo che viene assegnato ai prodotti e ai servizi più sostenibili. Il marchio Ecolabel è istituito dal Regolamento CE n. 66/2010 e attesta che il prodotto o il servizio considerato ha un impatto ambientale ridotto lungo l’intero ciclo di vita. Il rispetto dei criteri di attribuzione è verificato attraverso controlli amministrativi e tecnici specifici.

Infine, la norma UNI EN ISO 14001 è uno standard internazionale applicabile a tutte le imprese, che verifica l’affidabilità del Sistema di Gestione Ambientale di cui si è dotata o intende dotarsi un’azienda.

Nel settore turistico, le autorità internazionali, europee e nazionali hanno creato un gran numero di marchi incentrati sul turismo sostenibile, identificando criteri standard per assegnarli ad aziende e operatori: esistono marchi per hotel, ristoranti, resort, campeggi.

Alcuni marchi considerano esclusivamente la sostenibilità ambientale, altri ampliano l’ambito di esame anche ad altre dimensioni. Vediamone alcuni tra i più diffusi:

  • Ecocamping è uno standard di gestione ambientale sviluppato specificamente per i campeggi. Nel 1999, venti campeggi del Bodensee e del Lago Maggiore hanno ottenuto il primo marchio Ecocamping. Nei due anni successivi, l’Unione Europea ha sostenuto lo sviluppo di uno standard completo, basato sulla certificazione EMAS e adattato alle esigenze dei campeggi.
  • Ecolabel europeo per le strutture ricettive: per ottenere il marchio europeo di qualità ecologica per le strutture ricettive, gli hotel, i resort, i B&B ecc. devono soddisfare una serie di criteri di prestazione ambientale molto rigidi. L’etichetta comprende 22 criteri obbligatori e 45 criteri opzionali tra i quali i candidati sceglieranno per ottenere un punteggio sufficiente.
  • Green Key è uno standard di eccellenza nel campo della responsabilità ambientale e della gestione sostenibile delle attività turistiche. Questo prestigioso marchio di qualità ecologica impegna le strutture turistiche aderenti ad attenersi a rigorosi criteri stabiliti dalla Foundation for Environmental Education (FEE). Gli ospiti che scelgono di soggiornare in una struttura a marchio Green Key contribuiscono a fare la differenza sul piano ambientale e di sostenibilità economica e sociale. Il rispetto degli standard è garantito attraverso una documentazione rigorosa e controlli frequenti.
  • Eco Bio Turismo ICEA premia le strutture turistiche che tutelano le risorse naturali, oltre a rispettare il tessuto culturale e sociale del territorio.

Esaminare l’evoluzione del turismo sostenibile vuol dire considerare un settore in piena crescita. Sapere come si misura la sostenibilità delle aziende e delle destinazioni turistiche, invece, vuol dire acquisire gli strumenti per fare scelte più consapevoli. Sono le scelte di ciascuno che possono contribuire a cambiare le cose: poi, come sempre, la differenza la si fa tutti insieme.

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