Che cos’è la transizione ecologica e come funziona

che cos'è la transizione ecologica e come funziona

La transizione ecologica non è solo il passaggio da un’economia lineare ad un’economia circolare, dall’uso dei combustibili fossili alle energie che derivano da fonti rinnovabili e non riguarda solo l’ecologia e l’ambiente. Si tratta di un profondo cambiamento del pensiero e degli stili di vita che deve tener conto delle persone e degli ecosistemi più fragili.

In questo post vediamo insieme cosa significa transizione ecologica, perché è importante e a che punto siamo in Italia.

Cosa si intende per transizione ecologica?

Con le parole transizione ecologica si indica un cambiamento profondo e permanente della società. Questo passaggio può sembrare, a primo impatto, solo un cambiamento che riguarda l’ecologia e l’ambiente. Non è così: la transizione ecologica funzionerà davvero se saprà coinvolgere almeno quattro diversi ambiti della società:

  • tecnologico;
  • politico;
  • economico;
  • scelte personali.

In primo luogo, la transizione ecologica indica il passaggio da un’energia ricavata da fonti rinnovabili, soprattutto gas metano e petrolio, a un’energia pulita, ricavata dagli elementi naturali: sole, aria, acqua, suolo.

Sappiamo che le attività umane sono le principali responsabili del cambiamento climatico. Con le industrie, i trasporti, gli allevamenti intensivi e la vita quotidiana andiamo a immettere ogni giorno in atmosfera grandi quantitativi di anidride carbonica. I combustibili fossili sono i principali responsabili del clima che cambia, assieme agli altri gas che alterano l’ambiente e l’atmosfera.

La transizione ecologica è quel processo che ci permetterà di abbandonare al più presto il loro utilizzo per passare alle energie pulite del sole, dell’aria, dell’acqua e del vento. Il passaggio da fonti fossili a fonti rinnovabili dovrà essere veloce. L’Italia e l’Europa hanno ridotto di un quarto negli ultimi trent’anni le emissioni di gas che alterano il clima. Ora occorre accelerare molto, dato che nei prossimi trent’anni dovremo eliminare i restanti tre quarti.

L’obiettivo finale della transizione ecologica è quello di raggiungere emissioni nette zero nel 2050. Dato che la produzione e il consumo di energia sono la quota più importante, pari al 75%, delle emissioni di gas che causano il cambiamento climatico, ecco che si spiega come mai la maggior parte della transizione ecologica riguardi il comparto energetico.

La transizione ecologica sarà un ponte verso una trasformazione dei nostri stili di vita. Spesso questo cambiamento è ostacolato e rallentato perché viene visto come un fattore che porterà alla perdita di lavoro. In realtà è proprio il contrario: gli esperti di economia sono concordi nel fornire dati e statistiche su come la nuova economia green che nascerà dalla transizione ecologica produrrà più posti di lavoro rispetto a quelli che verranno persi nel passaggio da economia lineare ad economia circolare.

Un altro importante aspetto chiave da tenere presente per capire cos’è la transizione ecologica e come funziona riguarda quella che viene chiamata transizione ecologica giusta o just transition. In questo grande cambiamento economico ed energetico occorrerà mettere al centro le persone. Nel complesso la transizione ecologica sarà molto vantaggiosa perché i benefici saranno maggiori dei costi.

Una vera transizione ecologica porterà benefici economici, ecologici e sociali.

Tutti i cambiamenti che rientrano all’interno della transizione ecologica saranno davvero giusti solo se riusciremo a tutelare le persone più fragili e gli ecosistemi. In primo luogo le donne, perché sono le più esposte alla perdita di lavoro. Poi gli abitanti e gli ecosistemi di  quelle zone del mondo che inquinano meno ma che sono destinate a pagare un prezzo più alto in termini di cambiamento del clima.

Perché è importante la transizione ecologica?

Il passaggio dai combustibili fossili alle energie pulite è solo una parte del cambiamento che stiamo affrontando con la transizione ecologica. Il tempo di agire è ora e forse è anche troppo tardi. Da decenni gli scienziati ci avvertono che abbiamo due gravi emergenze che si muovono in parallelo: la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Sono due problemi strettamente collegati che innescano una serie di importanti conseguenze, tra le quali la crescita delle disuguaglianze sociali, economiche ed ambientali.

Nel 2019 i nuovi membri della Commissione Europea hanno collocato il clima al centro del loro programma politico. È nato così l’European Green Deal, un documento che contiene una serie di provvedimenti verso una nuova strategia di crescita per avere un’Europa più giusta, competitiva e moderna.

Gli obiettivi che l’Europa si pone sono principalmente due: la riduzione del 55% entro il 2030 dei gas che alterano il clima e emissioni nette zero nel 2050. Per porre rimedio ai danni della pandemia, accanto al Green Deal è stato previsto il Next Generation EU, un pacchetto che contiene una somma totale di 750 miliardi di euro. Questo denaro è uno strumento temporaneo che gli Stati europei utilizzeranno per limitare i danni economici e sociali della pandemia. In questo modo si potranno raggiungere gli obiettivi sul clima che ci siamo posti per il 2030 e 2050.

Alla base dell’importanza della transizione ecologica ci sono i danni che il cambiamento climatico sta portando alle persone e agli ecosistemi. Questi danni ambientali colpiscono gli Stati e le persone più vulnerabili e creano squilibri economici e sociali oltre che ambientali.

Le Nazioni che inquinano meno rischiano di subire danni maggiori e di scomparire a causa della desertificazione e dell’innalzamento dei mari e degli oceani. I dati forniti da Oxfam mettono in collegamento due percentuali in modo preoccupante: il 10% della popolazione più ricca al mondo è responsabile del 50% delle emissioni che alterano il clima. Il 50% della popolazione mondiale più povera inquina solo per un 10% ma è quella che paga e pagherà il conto più alto.

Da questi dati si vede come la transizione ecologica è importante perché le risorse del Pianeta sono limitate e le stiamo utilizzando in modo eccessivo. Non è possibile per l’uomo e per l’ambiente continuare a vivere con gli stili di vita che abbiamo oggi: servirebbero due o tre Pianeti che non abbiamo a disposizione.

In Europa, ogni Stato ha avuto accesso a parte della somma del Next Generation EU: vediamo come stiamo affrontando la transizione ecologica in Italia.

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Transizione ecologica in Italia

Per realizzare la transizione ecologica in Italia è stato istituito il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e Transizione Digitale e il Ministero della Transizione Ecologica, MiTe. Quest’ultimo è presente anche in altri paesi europei, quali Francia e Spagna.

Inoltre, alcuni Stati in Europa sono dotati di una legge sul clima che manca ancora del tutto in Italia. Ci muoviamo verso gli obiettivi della transizione ecologica utilizzando anche i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, o PNRR. Il nostro Paese si trova ad affrontare la transizione ecologica a diverse velocità, con alcuni settori che procedono meglio e più velocemente di altri.

Alcuni miglioramenti si fanno registrare per quanto riguarda:

  • l’aumento delle aree protette di terra e di mare
  • la diminuzione dei gas serra
  • il miglioramento dei dati sull’inquinamento atmosferico.

L’Italia ha una buona percentuale di territorio coperto da boschi e questa copertura boschiva è aumentata molto negli ultimi anni ma restano gravi minacce dovute agli incendi, all’edilizia e ai cambiamenti climatici. Nel 2030 si dovrà raggiungere il target europeo del 30% delle aree protette e l’Italia è ancora lontana da questo obiettivo.

Molte nuove aree protette sono destinate alle aree marine. Nonostante questo, il mare soffre ancora per l’inquinamento da plastica e per la pesca eccessiva. Il fanalino di coda in questa transizione ecologica in Italia è senz’altro la protezione della biodiversità. Le specie aliene, ad esempio, cioè quelle trasportate dall’uomo o da fattori naturali, stanno aumentando a dismisura mettendo a rischio la fauna e la flora italiane.

Anche il consumo di suolo è ancora troppo alto nel nostro Paese e occorrerà un grande lavoro per raggiungere l’obiettivo zero consumo di suolo fissato per il 2050. L’Italia è un paese molto urbanizzato e le città sono fonte di inquinamento e creano delle isole di calore che fanno aumentare la temperatura.

I nostri risultati sono poco incoraggianti per quanto riguarda i trasporti e l’energia. La raccolta differenziata è molto migliorata in generale e il consumo di risorse materiali si è dimezzato. Ma il nodo cruciale resta l’utilizzo dei combustibili fossili. Per una transizione ecologica giusta occorrerebbe lasciare nel sottosuolo almeno i due terzi delle risorse energetiche presenti.

Nel 2030 l’Europa dovrà arrivare ad avere il 65% di energie rinnovabili sul totale: ora è al 20% circa. Significa che nei prossimi vent’anni dovremo installare il doppio degli impianti fotovoltaici installati nei vent’anni passati.

Una grande sfida, una grande opportunità ci attende. Questa è solo una breve introduzione generale al vasto tema della transizione ecologica. Un tema molto complesso e importante che richiede diversi approfondimenti.

Se sei interessato all’argomento per il tuo magazine, blog o sito aziendale, non esitare a contattarmi: trovi i riferimenti nel mio box autore. L’ambiente e l’ecologia sono la mia passione e la mia attività, ma fanno parte della vita di ciascuno di noi, delle generazioni presenti e future.

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