Carolina Invernizio scrittrice, biografia

carolina Invernizio

Carolina Invernizio è stata la più importante scrittrice di romanzi di appendice italiana. Osteggiata dalla critica letteraria, è stata tanto apprezzata dal suo pubblico al punto che i suoi romanzi sono stati ristampati più volte e tradotti anche in altre lingue.

La vita

Carolina Invernizio nacque a Voghera nel 1851. Sua madre era Anna Tettoni e suo padre, Ferdinando Invernizio, era un funzionario del regno di Sardegna. Quando nel 1865 la capitale del nuovo regno d’Italia venne trasferita a Firenze, il padre di Carolina dovette spostarsi con la famiglia in questa città. Qui le sue tre figlie frequentarono l’Istituto magistrale.

Carolina amava scrivere ed ebbe la possibilità di pubblicare un racconto sul giornale della scuola. In quel primo racconto intitolato Amore e morte emerse subito la sua passione per le tragedie e i forti sentimenti, così forti che la ragazza rischiò di essere espulsa da scuola. Ma la ragazza continuò a dedicarsi con passione e entusiasmo alla scrittura e iniziò a pubblicare le sue prime opere.

Nel 1881 Carolina conobbe Marcello Quinterno, un ufficiale molto affascinante e se ne innamorò; la loro relazione li portò ben presto al matrimonio e i due presero casa proprio vicino alla sede della casa editrice Solaria a Firenze. Tra Carolina e l’editore si instaurò subito una collaborazione destinata a durare negli anni e a diventare un’amicizia.

Dal matrimonio nacque una sola figlia, Marcella, che fu amata e coccolata sia dalla premurosa madre che dalle zie.

Quando il governo italiano decise di tentare un’impresa coloniale in Africa, Marcello fu obbligato a partire lasciando in Italia le donne della sua famiglia. Ma Carolina si faceva compagnia scrivendo e arrivava a lavorare anche dieci ore al giorno.

Nel 1896 l’impresa coloniale italiana fallì dopo la sconfitta di Adua e l’esercito rientrò in Italia. Marcello, reduce di guerra, ottenne il privilegio di dirigere il Regio Panificio Militare di Torino e così la famiglia Quinterno Invernizio dovette lasciare Firenze per trasferirsi nuovamente in Piemonte.

Carolina Invernizio era una mamma premurosa, una moglie devota e una donna pia tanto che tutte le settimane si recava a pregare al Santuario della Consolata a Torino.

Quando morì, nel 1916, fu aperto il suo testamento, che aveva redatto ancora nel 1903. La Invernizio chiedeva che il suo corpo non fosse sepolto prima di quattro giorni dal decesso in modo che la sua morte fosse certa. Infatti Carolina aveva il terrore di svegliarsi nella bara dopo essere stata sepolta per un caso di morte apparente. La paura di Carolina Invernizio era molto diffusa a quell’epoca e molti dei suoi romanzi fanno riferimento proprio a questo timore.

Ora è sepolta nel cimitero monumentale di Torino: sulla sua tomba è stata posta una statua, a cura della casa editrice Salani, e la scritta Il tuo nome non morirà. In onore suo sia a Milano che a Cuneo le sono state intitolate due vie.

La sua è stata una vita dedicata alla famiglia, non ha vissuto grandi avventure, ma la sua fantasia, invece, era come un aquilone che si librava nell’aria.

Periodo storico e letterario

Carolina Invernizio visse in una delle epoche storiche più vivaci della storia d’Italia.

Nacque subito dopo la prima guerra di Indipendenza dell’Italia che venne dichiarata poco dopo le famose Cinque Giornate di Milano. In quei giorni della primavera del 1948 i milanesi avevano deciso di cacciare gli austriaci oppressori e ce la fecero. Poi il sovrano piemontese aveva dichiarato guerra all’Austria e, dopo l’illusione delle prime vittorie, i piemontesi erano stati sconfitti. In sostanza tutto si è concluso con un nulla di fatto, però il processo di liberazione dell’Italia dall’oppressione straniera era iniziato.

La sua infanzia è segnata dal progressivo estendersi del Regno d’Italia e, visto che il padre lavorava per il sovrano, ha vissuto sentito da vicino sia la seconda guerra di indipendenza che la terza.

Quando poi incontrò l’amore, il suo Marcello era un carabiniere legato al regio esercito. Quindi visse in prima persona le sconfitte coloniali subite dal governo di Crispi perché suo marito era partito per la guerra d’Africa.

Il nuovo secolo si aprì con il primo governo liberale della storia d’Italia, quello di Giovanni Giolitti e carolina assistette allo scatenarsi della tragedia costituita dalla Grande Guerra.

Ma parallelamente a questi avvenimenti bellici, il periodo vissuto dalla Invernizio è stato quello della seconda rivoluzione industriale e della Belle époque.

La prima rivoluzione industriale (1750 – 1850 circa) aveva cambiato le modalità di produzione dei beni, attraverso lo sviluppo di tutto il sistema industriale, ma le condizioni di vita delle masse erano nettamente peggiorate: lavorare in fabbrica 12 – 14 ore al giorno e vivere ammassati in tuguri era massacrante.

La seconda rivoluzione industriale invece (dal 1850) portò innovazioni straordinarie che migliorarono la vita delle popolazioni.

Ti faccio alcuni esempi:

  • Le invenzioni dell’aspirina (pensa che meraviglia riuscire a farsi passare il mal di testa), degli antibiotici e dei primi vaccini migliorarono le condizioni di salute.
  • La scoperta dei metodi di pastorizzazione del cibo permise la conservazione, per un tempo più lungo, degli alimenti.
  • Si sperimentarono nuovi stili commerciali come la vendita per corrispondenza e la vendita a rate che permetteva di beneficiare di un bene pagandone solo una piccola parte all’acquisto.

Inoltre fu quello il periodo in cui si inventò il cinema e l’illuminazione elettrica, che allungò le giornate di tutti, e in cui si diede l’avvio all’industria del tempo libero.

Le opere più importanti di Carolina Invernizio

Carolina Invernizio scrisse più di 130 opere, la maggior parte delle quali fu pubblicata da Salani a Firenze.

Come ti dicevo, Carolina visse una vita regolare e pacata, potremmo dire tutta casa e chiesa; ma quando si sedeva alla scrivania e lasciava scorrere la penna, le parole che uscivano la facevano volare: il suo mondo era popolato di donne virtuose e piene di buone intenzioni, meritevoli di affetto e di amore, che però si trovavano coinvolte, loro malgrado in sordide storie.

Il tradimento è il primo volano che accende tutte le disgraziate situazioni che caratterizzano le opere di Carolina Invernizio; poi non mancano suicidi e omicidi, rapine e rapimenti, abbandoni e ritrovamenti, incesti e truffe di ogni genere.

Ce n’è per tutti i gusti: d’altra parte lei è la regina del romanzo d’appendice, il genere letterario che appassiona tutti i lettori dalla metà dell’Ottocento in poi, periodo in cui si assiste allo sviluppo dell’editoria.

Uno dei suoi romanzi si intitola La trovatella di Milano: ti racconto la trama. La protagonista si chiama Maria (nome scelto non a caso) ed è una fanciulla virtuosa e operosa che lavora come guantaia (professione ormai scomparsa ma che al tempo era diffusa). L’ultima sera di carnevale entra nella sua bottega un giovane con viso angelico che sta cercando rifugio. Maria se ne innamora perdutamente, ma lui si rivela essere un imbroglione che ha, come unico obiettivo, quello di ordire un inganno, attraverso lei ad un’altra fanciulla. 

Questo romanzo fu molto apprezzato e nel 1956 divenne anche film.

Carolina Invernizio dedicava tantissima cura nella scelta del titolo di ogni sua opera: lei riteneva che la gran parte del successo di un libro fosse da attribuire proprio al suo titolo. Inoltre lei sosteneva che dall’incipit del romanzo dipendesse tutto. Le sue intuizioni erano corrette tanto che anche oggi, ai corsi di scrittura, questi sono argomenti di lezione.

La Invernizio non inserisce solo intrecci sentimentali e tragici, ma colloca molti dei suoi romanzi in precisi contesti storici: per far questo si documenta e rende verosimili i personaggi che mette in campo.

A dire il vero poi, invece, le vicende che inventa a volte sono decisamente inverosimili; ma questo piaceva molto ai suoi appassionati lettori.

Il bacio di una morta

Il romanzo, forse più famoso di Carolina Invernizio è Il bacio di una morta. Non è però facile individuare il più apprezzato perché davvero le sue opere ebbero un successo strepitoso.

Ho scelto di parlare di quest’opera perché, oltre ad essere molto apprezzata dal pubblico, ha visto ben quattro trasposizioni cinematografiche, l’ultima delle quali è relativamente recente perché la sceneggiatura è stata scritta da Pupi Avati negli anni Settanta.

La protagonista di questa vicenda è Clara, figlia di un ricchissimo esponente della borghesia piemontese. La vicenda è ambientata tra gli anni Quaranta e Cinquanta dell’Ottocento.

Un giorno il cavallo su cui Clara stava cavalcando mette in pericolo la ragazza che viene salvata dal conte Guido. Tra i due nasce subito un’intesa che diventa innamoramento. I due si sposano ma il giovane viene irretito da Nara, una seduttiva ballerina, attratta dal patrimonio di lui.

La donna circuisce completamente Guido tanto che Clara si ritira a vivere in solitudine assieme a Lilia, la bimba nata dal loro matrimonio.

Ma Nara è spietata e induce Guido a somministrare un sonnifero letale a sua moglie in modo da sbarazzarsi di lei.

Clara, temendo per la sua vita, aveva però avvisato Alfonso, suo fratello che abitava in Spagna, che la sua vita era in pericolo. Il fratello era stato allontanato dal padre di Clara perché era erroneamente convito che fosse figlio di una relazione adulterina di sua moglie.

Quando Alfonso arriva scopre che la sorella è ormai morta. Addolorato chiede di vedere la salma della sorella e, nel darle il bacio d’addio, sente che la donna è ancora viva: il veleno non aveva fatto l’effetto previsto. Come ti dicevo, il terrore di essere sepolta viva era molto comune in passato e la Invernizio lo esorcizza così.

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Il fratello allora preleva il corpo della sorella e la porta in salvo. La vicenda non finisce qui, ma non vorrei mai rubarti il piacere della fine, quindi interrompo la narrazione per evitare di spoilerare troppo.

Il mondo della Invernizio è popolato di buoni e di cattivi. I buoni solitamente vincono e i cattivi vengono sconfitti.

Questo comunque è uno dei romanzi a lieto fine, come la maggior parte dei racconti di Carolina Invernizio.

Ti chiedi di che genere si tratta? Qualcuno dice che lei è stata una delle prime scrittrici di gialli, l’ambiente è spesso oscuro, ci sono molti notturni e, per questo, le hanno attribuito il genere gotico, le protagoniste sono tutte fanciulle e quasi tutte alla fine sono felici e questo ha velato i suoi romanzi di rosa. Di tutto un po’ quindi.

Ma ti posso garantire che, se inizi a leggere i suoi romanzi, non riuscirai a staccartene prima della fine. A dire il vero c’è un problema: la scrittura non è, ovviamente, attuale, quindi magari l’ostacolo della lingua, con la sua pomposità e l’abbondanza di aggettivi, potrebbe stufarti.

In quel caso, se vuoi conoscere le sue opere puoi vedere i film che sono stati tratti dai suoi romanzi.

Pensiero e poetica di Carolina Invernizio

Il mondo della Invernizio è affollato di personaggi biechi che ordiscono delitti e imbrogli alle spalle di giovani virtuose e ingenue. C’è un mondo manicheo nei suoi romanzi perché non ci sono sfumature: ci sono i buoni e i cattivi. Può capitare però che, per debolezza, qualcuno dei buoni venga irretito e indotto a compiere azioni malvage. Solitamente in quel caso, alla fine dei conti la verità viene a galla e le responsabilità vengono attribuite al malvagio che aveva organizzato l’intrigo.

Questa ripetitività nella struttura delle trame è stata molto criticata dal mondo letterario, ma il pubblico amava le sue opere e, forse, si sentiva rassicurato da un mondo in cui tutto si chiariva e si ordinava nelle ultime pagine del romanzo.

Carolina fu una donna fedele che dedicò la sua vita affettiva alla figlia e al marito. Ma quando scriveva Carolina iniziava a volare: la sua penna correva sulla carta e portava con sé l’anima della scrittrice. Lei raccontava che sentiva le vicende delle sue protagoniste come se fossero sue:

  • Quando Clara viene tradita anche Caterina piange lacrime amare, ma quando nasce Lilia, il suo cuore esulta come per la nascita della sua Marcella.
  • Mentre percorre il buio vialetto del cimitero monumentale di Torino il cuore di Carolina batte all’impazzata in sincronia con quello della fanciulla che sta fuggendo.
  • E quando, finalmente, gli intrighi si sciolgono anche lei può finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Carolina Invernizio ci lascia, oltre alle sue innumerevoli opere, anche un preziosissimo insegnamento: nei momenti più noiosi e banali della nostra vita, noi abbiamo sempre il potere di volare. Ci basta salire sulle ali della nostra immaginazione per poter vivere emozioni e sentimenti travolgenti. Ma non si tratta di qualcosa di effimero: c’è davvero da imparare.

Infatti anche il grande Giacomo Leopardi, poeta sicuramente più conosciuto, ha scritto una poesia nella quale celebra il magico potere dell’immaginazione: l’Infinito. In quei 14 versi lui condivide con noi la gioia, l’ebbrezza che raggiunge volando sulle ali del pensiero. Puoi scoprire il significato più profondo dell’Infinito dalla mia viva voce.

E a te, è mai capitato di perderti nell’immaginazione e di divertirti in essa?

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