Cosa significa sviluppo sostenibile?

Con il termine sviluppo sostenibile si intende una forma di sviluppo economico che tiene conto della salvaguardia dell’ambiente e del territorio per le generazioni presenti e future. Questa definizione ha dato origine ad un nuovo tipo di economia: l’economia circolare.

La definizione di sviluppo sostenibile è stata proposta per la prima volta nel 1987 dalla Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo nel rapporto “Our Common Future” pubblicato a nome delle Nazioni Unite. In questo documento si legge che uno sviluppo è sostenibile se è in grado di “assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

Lo sviluppo sostenibile si basa su tre fattori che sono interconnessi tra loro: 

  • la tutela dell’ambiente;
  • la crescita economica;
  • lo sviluppo sociale.

Secondo il Living Planet Report, un report annuale redatto da WWF, detto in parole semplici: uno sviluppo è sostenibile quando ci permette di “imparare a vivere nei limiti di un solo pianeta”.

Un dato che ci dà un’evidenza di cosa significa sviluppo sostenibile è l’impronta ecologica. Sappiamo che è possibile calcolare l’impronta ecologica di una singola persona o fare delle stime per quella degli abitanti di un’intera nazione. I dati del 2020 indicano che, se ogni cittadino italiano continuasse a vivere alle condizioni attuali, occorrerebbero 2,7 Terre. Ma sappiamo bene che il Pianeta Terra è uno solo: non c’è un Pianeta B.

Lo sviluppo sostenibile è la strada giusta per assicurarci un futuro. Ci sono diverse differenze tra uno sviluppo di tipo tradizionale e quello sostenibile. I vantaggi di quest’ultimo sono numerosi ma gli obiettivi da raggiungere sono ancora tanti.

Sviluppo sostenibile e tradizionale: le differenze

Nello sviluppo di tipo sostenibile è importante tenere conto di tre fattori:

  • la tutela dell’ambiente;
  • la crescita economica;
  • lo sviluppo sociale. 

Nel passato si conosceva un unico tipo di sviluppo: lo sviluppo tradizionale. Nello sviluppo economico di tipo tradizionale la base era la crescita economica e monetaria. Per aumentare il proprio benessere, durante i decenni passati, l’uomo ha spesso ridotto progressivamente il capitale naturale, cioè il territorio e le specie vegetali e animali. Nei secoli scorsi le risorse energetiche erano abbondanti e la popolazione umana numericamente inferiore.

L’uomo ha potuto progredire anche tecnologicamente senza grossi problemi per l’ambiente. Ci sono stati periodi di boom economico e sociale. Le condizioni di vita sono notevolmente migliorate a livello globale: molti abitanti della Terra hanno avuto la possibilità di accedere ad acqua, corrente elettrica, gas nelle proprie abitazioni.

Negli ultimi anni il progresso tradizionale ha portato ad un eccessivo consumo delle risorse naturali e a seri problemi di inquinamento: i primi segnali si sono visti negli Anni Settanta dello scorso secolo con nuovi vocaboli quali buco dell’ozonoeffetto serra.

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Questi segnali ci hanno portato a riflettere e a capire che uno sviluppo tradizionale non è più sostenibile dal punto di vista economico e ambientale. Dagli Anni Settanta in poi si è fatto strada il concetto che lo sviluppo può essere più equo e portare all’utilizzo di minor quantità di risorse materiali ed energetiche. Anche il territorio, le specie vegetali e animali sono in pericolo: per questo è necessario passare ad uno sviluppo che tenga conto dell’ambiente.

Le nazioni più ricche sono chiamate a non sprecare risorse energetiche e materiali. I Paesi più poveri, quelli con la crescita demografica maggiore, dovranno migliorare le proprie condizioni di vita e rispettare allo stesso tempo l’ecosistema.

I cambiamenti climatici e la diversità biologica sono termini entrati a far parte del nostro quotidiano in seguito agli accordi di Parigi del 1992. Anche per le risorse biologiche si parla di sostenibilità: occorre utilizzare le risorse ad un ritmo che non porti alla loro riduzione a lungo termine e fermare l’estinzione delle specie in pericolo.

I vantaggi

I vantaggi dello sviluppo sostenibile sono numerosi. Per quanto riguarda le aziende, avere una produzione ecologica crea un valore aggiunto. I consumatori sono sempre più attenti e acquistano prodotti sani e naturali, preferendo i marchi che si impegnano con fatti concreti per la salvaguardia dell’ambiente. Per una ditta è importante utilizzare materie prime ecologiche o materiali di riciclo: si risparmia denaro che può essere reinvestito nell’azienda stessa. 

Essere ecosostenibili crea lavoro per i giovani nelle startup. Le nuove generazioni sono sempre più sensibili ai temi ambientali e in grado di unire scienza e tecnologia per dare vita a prodotti innovativi. Numerose realtà si sono rese conto che utilizzare energia verde e allontanarsi dal petrolio e dalle fonti fossili, dopo una spesa iniziale più alta, vedrà migliorare il proprio budget grazie alle somme risparmiate.

Per i Comuni e gli enti pubblici, lo sviluppo sostenibile richiede una maggiore attenzione al paesaggio e al territorio. È importante un’attenta pianificazione ambientale. Decidere quali tipi di edifici costruire in ogni area, quali ambienti proteggere, quali infrastrutture sono da privilegiare sarà fondamentale. Conoscere il territorio, le risorse idriche, vegetali e animali presenti, conoscere il tipo di terreno e il clima è alla base di progetti su misura per l’ambiente e le persone che lo abitano.

Utili strumenti per una corretta pianificazione del territorio sono la VAS – valutazione ambientale strategica – e la VIA – valutazione di impatto ambientale. Questi documenti permettono uno sviluppo sostenibile locale ed evitano problemi di inquinamento, perdita di specie, deforestazioni, alluvioni e siccità, fenomeni estremi ai quali siamo sempre più soggetti.

Ogni singolo cittadino in Italia e in Europa sta già mettendo in pratica i principi della sostenibilità. Da molti anni siamo abituati alla raccolta differenziata dei rifiuti. Un piccolo gesto che fa diventare i nostri scarti la materia base per nuove produzioni. Dalla plastica si ottiene plastica riciclata da mettere nuovamente in circolo per costruire oggetti o infrastrutture.

Anche per il vetro, la carta, l’alluminio si sono raggiunti ottimi risultati grazie al contributo del singolo cittadino, dei Comuni più virtuosi, delle aziende che hanno creduto nell’economia circolare e nello sviluppo sostenibile. 

Gli obiettivi

Oggi è sempre più chiaro che lo sviluppo sostenibile è una tappa fondamentale per il presente e per il futuro. Nel 2015 è stata approvata dai leader di oltre 150 paesi l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Al suo interno si trovano 17 obiettivi da realizzare entro questo arco di tempo. Sono previsti inoltre 169 sotto-obiettivi per porre fine alla povertà nel mondo, lottare contro le ineguaglianze sociali ed economiche. È molto importante anche lo spazio dedicato ai temi dei cambiamenti climatici e della pace. Ogni stato deve contribuire alla realizzazione di questi obiettivi. 

Gli obiettivi dell’Agenda 2030 prevedono, come primo punto, di porre fine alle povertà nel mondo. Il cibo è il secondo obiettivo: annullare la fame nel mondo, migliorare la nutrizione e arrivare ad una sicurezza alimentare in ogni Paese, promuovendo un’agricoltura di tipo sostenibile.

La salute e il benessere dovranno essere assicurati ad ogni cittadino, di ogni età. 

L’educazione di qualità, equa e inclusiva con pari opportunità di apprendimento per tutti. Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze è il quinto obiettivo dell’Agenda 2030. 

L’acqua è una risorsa preziosa: importante garantire a tutti la sua disponibilità con una sua gestione sostenibile, che comprenda anche le strutture igienico-sanitarie.

Un punto fondamentale riguarda l’energia: bisogna assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni.

La crescita economica da promuovere dovrà essere duratura, inclusiva e sostenibile, in grado di dare a ciascun individuo un’occupazione e un lavoro dignitoso.

Nel nono punto dell’Agenda 2030 si parla di infrastrutture resistenti, di un’industrializzazione sostenibile grazie all’uso dell’innovazione

Agenda 2030: il punto sullo sviluppo sostenibile: Economia Italiana 2019/2
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Il decimo punto dell’Agenda 2030 prevede di ridurre le disuguaglianze. Le città e gli insediamenti urbani saranno più inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili, così come i modelli di produzione e consumo. 

I cambiamenti climatici sono un dato di fatto: occorre promuovere azioni per contenerli e prevenirli. Gli oceani, i mari le risorse marine dovranno essere conservate e utilizzate in modo durevole. L’ecosistema terrestre verrà protetto, sarà ripristinato dove necessario e utilizzato in modo ecologico e sostenibile. 

La pace, la giustizia saranno assicurate per tutti gli abitanti della Terra e verranno rafforzati i mezzi di attuazione degli obiettivi e rinnovato il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile. 

Se questo post ti è piaciuto, se sei interessato ai temi della natura, del green e dell’ambiente, contattami attraverso i riferimenti che trovi nel mio spazio autore. Ringrazio il blog de LeROSA che ospita i miei post e mi consente di trattare temi di fondamentale importanza per il nostro presente e futuro.

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