Alimentazione del gatto: comprata o fatta in casa?

Sempre più proprietari di gatti si interrogano se sia meglio l’alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, un po’ per scrupolo e un po’ perché tra messaggi pubblicitari, mode e informazioni contrastanti è difficile orientarsi. Lontani i tempi in cui ci si accontentava di elargire al micio gli avanzi della tavola, oggi l’alimentazione del gatto è tenuta, giustamente, in grande considerazione non solo come alimentazione base per una vita lunga e in salute ma anche come terapia complementare ai farmaci. Non a caso sta emergendo (finalmente) il concetto di nutrizione del gatto al posto di alimentazione, proprio per far fronte alle mutate esigenze di un settore finora un po’ trascurato. Proviamo allora a fare chiarezza analizzando le varie possibilità.

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Cosa mangia il gatto

Prima di decidere se optare per l’alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, bisogna capire cosa mangia in natura il gatto. Partiamo da un concetto lapidario da tenere sempre presente: il gatto è un carnivoro stretto. Cosa significa? Che essendo un predatore non solo si nutre essenzialmente di prede, dunque carne, ma che ne ha una necessità maggiore rispetto ad altri carnivori come, ad esempio, il cane che riesce invece a metabolizzare alcuni nutrienti anche dai vegetali.

In natura il gatto si nutre di topolini, lucertole, rane, uccellini, pesci, insetti. E ovviamente non mangia solo petto e coscia, ma anche ossa, pelle, squame e pelo e le viscere, ricche di acqua, minerali e vitamine. Gli unici carboidrati che conosce sono quelli presenti nelle interiora delle sue vittime. Mentre l’erba che mangia sporadicamente serve proprio ad aiutarlo a espellere dallo stomaco le parti non digeribili delle sue vittime e il pelo residuo delle sue operazioni di igiene personale.

Evolutivamente il gatto è originario delle zone calde e aride dell’Africa, è quindi abituato a sfruttare al massimo l’acqua contenuta nelle prede. Infatti le sue urine sono molto concentrate. La tendenza a non bere è dunque fisiologica ed ecco perché, nella vita casalinga, diventa importante fornirgli acqua con ciotole o, meglio ancora, con una fontanella, onde evitare problemi seri come cistiti, calcolosi renali, blocchi del tratto urinario, ecc.

Lo stomaco del gatto, inoltre, è piccolo e poco elastico, perciò ha necessità di fare 10-20 piccoli pasti che devono essere digeriti prima di poter accogliere altro cibo. Motivo per cui non è bene riempirgli la ciotola e spiegazione del perché il vostro gatto chiede cibo già dopo un’ora che glielo avete fornito. Non è ossessivo, ha solo bisogno di distribuire i pasti nel corso della giornata. Se in natura il micio ha più cibo di quello che riesce a consumare subito, lo nasconderà per gustarselo più tardi, ma in appartamento diventa difficile e tutto sommato poco auspicabile. Per spezzare la fame possiamo ricorrere ogni tanto anche a premietti e snack di qualità, ora di gran moda, ma non fondamentali.

Infine, tre regole chiare sull’approccio da tenere quando si parla di cibo per gatti.

  1. Dove comprarlo. Salvo poche eccezioni, il cibo pronto per animali si compra nei negozi specializzati oppure online, non nei supermercati in quanto l’offerta, la qualità e i prezzi sono migliori.
  2. Leggere le etichette. Per scegliere correttamente il cibo del gatto occorre leggere le etichette, cosa non da tutti perché il semplice elenco degli ingredienti dice poco ai più. Quello che conta è la tabella nutrizionale, di cui ci occuperemo più avanti.
  3. La terza regola, molto importante, è che sia per i mangimi secchi e sia per quelli umidi, esistono due macrocategorie di alimenti, il cibo completo e il cibo complementare come vediamo meglio nel prossimo paragrafo.

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Cibo completo e cibo complementare

Nella scelta tra alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, è determinate la distinzione tra alimenti che assicurano il fabbisogno alimentare del gatto in modo totale (completo) oppure che assolvono solo parzialmente la funzione (complementare). Quello che va detto subito è che, ovviamente, i gatti preferiscono di gran lunga il secondo perché più goloso. Un po’ come scegliere tra una minestra di verdura e le lasagne al forno, per capirci. Sta a noi, magari con l’aiuto di esperti, fare un giusto mix tra i due.

Se quando acquistate ci fate caso, leggendo le etichette vedrete che il 90% dei cibi umidi pronti sono complementari, mentre gli umidi completi sono pochissimi. Questo non significa che il vostro gatto morirà di fame se lo nutrite così, ma nel tempo potrebbe sviluppare problemi di salute proprio perché mancante di elementi fondamentali. Classicamente i cibi complementari sono composti da parti nobili come il muscolo, di conseguenza sono poveri di grassi e vitamine, che invece sono contenute soprattutto nelle interiora. Inoltre sono sbilanciati nel rapporto fosforo (troppo) e calcio (poco), mentre l’equilibrio di questi due elementi è importante per prevenire possibili disturbi.

Come si ovvia? In due modi, il primo cambiando spesso marca di cibo, in questo modo ciò che non contiene uno si spera possa essere compensato dall’altro. Oppure, scelta migliore, integrando con cibo secco, perché è quasi sempre un alimento completo. Va da sé che umido o secco che sia, più sarà alta la qualità e migliore sarà il cibo.

Ultimamente le cose stanno un po’ cambiando e qualche marca sta integrando con vitamine e calcio anche il cibo complementare. D’altra parte l’etichetta ‘completo’ da sola non può bastare a comprare a occhi chiusi, è sempre consigliabile leggere la tabella nutrizionale sul prodotto. Se state pensando di eliminare il cibo complementare la risposta è no, ma è raccomandato di non superare il 20% dell’alimentazione totale. Il definitiva il consiglio è di orientarsi su cibi umidi o secchi completi, oppure rivolgersi a un esperto per bilanciare ciò che manca, operazione tutt’altro che facile.

Ultima annotazione sul tema: per le ragioni esposte qui sopra, anche il cibo fatto in casa è complementare se considerate solo il petto di pollo o il filetto di merluzzo. Se date al gatto un’aringa intera non eviscerata invece va benissimo (a patto che non vi disturbi trovare i resti in giro per casa).

Ah, se vi sentiste confusi sappiate che il cibo completo ideale per gatti non è ancora stato inventato, gli esperti ci stanno lavorando, nel frattempo vale sempre la regola aurea della varietà.

Cibo umido o secco

L’annosa questione se sia preferibile il cibo umido o secco, divide anche le opposte fazioni a favore dell’alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, senza peraltro arrivare a una conciliazione. Parlando di cibo di qualità, dal punto di vista nutrizionale non cambia molto, ma esistono vantaggi e svantaggi in entrambe le soluzioni. Vediamo quali.

Vantaggi del cibo umido

  • Non contiene conservanti, in quanto viene sigillato e poi cotto, come si fa con il tonno destinato agli umani. Così conserva intatte tutte le proprietà del cibo originale e soprattutto i succhi contenuti. Fa eccezione il cibo umido nelle buste, che viene pastorizzato prima, ma è comunque privo di conservanti.
  • E’ gustoso, contiene pochi carboidrati, apporta buone quantità di grassi.
  • Ha una percentuale di acqua oltre il 34%, quindi è meno calorico.
  • Essendo morbido, è più adatto ai cuccioli e anche ai gatti anziani, spesso affetti da problemi dentali, gengivali, gastrici o intestinali. Non solo per la miglior masticabilità, ma perché grazie all’umidità, gli enzimi digestivi entreranno più facilmente in contatto con il cibo, garantendo una miglior digestione rispetto al cibo secco.
  • L’umidità aiuta il transito intestinale, evitando costipazioni.

Svantaggi del cibo umido

  • Una volta aperto si deteriora facilmente, dunque occorre mettere nella ciotola la quantità giusta perché dopo un’ora o due sarà inesorabilmente da buttare. Chi ha gatti sa quanto siano lunatici e schizzinosi! A volte solo annoiati e certamente non spinti dalla fame, sovente si prendono il lusso non gradire più una pappa che magari hanno adorato fino al giorno prima. Ovviamente non ci hanno avvisato, quindi pappa da buttare.
  • E’ più costoso del secco.

Vantaggi del cibo secco

  • È comodo, igienico e sempre pronto, non si deteriora stando all’aria per ore.
  • Spesso è un cibo completo, dunque non corriamo il rischio di far mancare parte dei nutrienti al gatto.
  • Sgranocchiandolo, il micio esercita un’azione utile per la pulizia dei denti contrastando la formazione di tartaro.
  • E’ quasi inodore.
  • E’ più economico rispetto all’umido.

Svantaggi del cibo secco

  • È molto calorico, è sufficiente un terzo di peso rispetto al cibo umido per avere lo stesso potere nutrizionale, il rischio è l’obesità del micio.
  • Ha un’alta percentuale di minerali che in mancanza di una adeguata idratazione nella dieta, causa problemi renali e alla vescica, intolleranze e problemi intestinali. E dato che il gatto tende a bere poco, può essere un problema.
  • Per definizione è cibo secco, dunque l’acqua non supera il 10-15%.
  • Contiene conservanti.
  • E’ meno digeribile e, soprattutto se si consuma sempre la stessa marca, può causare allergie.

Logico a questo punto chiedersi cosa sia meglio per il nostro gatto.
Le risposte sono due: la prima è variare e la seconda è dipende. Se avete un gatto in salute potete tranquillamente mescolare le due consistente, umido e secco, in modo da avere i vantaggi di entrambe senza accumulare troppi svantaggi. Per un gatto inappetente potrebbe invece essere meglio lasciare a disposizione cibo secco, in modo che trovi sempre qualcosa da sgranocchiare. In caso di gatto anziano o con problemi renali, preferite l’umido anche per prevenirli. Ricordo che malattie incurabili come il diabete sono anche frutto di errori alimentari protratti nel tempo di cui ci si accorge sempre tardi, quando il danno è fatto.

In ogni caso evitate il fai da te e fatevi sempre consigliare dal vostro veterinario di fiducia o consultate uno specialista della nutrizione animale, ormai ci sono tanti medici anche in questa specialità.

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Pro e contro del cibo pronto

Entriamo ora un po’ più nel merito nella decisione su come orientarsi tra alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, parlando di cibo industriale.

Intanto va detto che la categoria comprende una gamma infinita di prodotti che ovviamente non sono tutti uguali. Nemmeno le etichette consentono una lettura approfondita del contenuto, perché sono spesso poco accurate. La legge che disciplina i mangimi per gli animali è del 1963 e riguarda tutti gli animali, allevamenti di bovini, polli e cibo per gli animali di casa.

Vediamo i principali vantaggi dell’alimentazione pronta.

  • Sicurezza – Il cibo pronto industriale di qualità è solitamente ben bilanciato, in quanto studiato da team di ricerca di grosse aziende che investono molto nella ricerca e soprattutto è sicuro sotto il profilo igienico.
  • Comodità – Lo dice la parola, è pronto, non c’è da fare niente se non aprire una scatola.
  • Varietà – Dal pollo al canguro, dall’orata alla papaya al cervo con mirtillo, non c’è davvero di che annoiarsi. Persino il micio più schizzinoso troverà il cibo adatto ai suoi gusti.
  • Reperibilità – Ormai i pet shop sono diffusi anche nei luoghi più remoti, e in assenza c’è un’offerta ricchissima online in grado di raggiungervi ovunque in poche ore.
  • Durata – Il cibo pronto ha una scadenza lunga, potete fare scorte e se andate in vacanza potete portarvi le pappe preferite senza timore che si danneggino nel trasporto.

Ma non è tutto oro quello che è luce, vediamo anche i lati negativi del cibo pronto:

  • ingredienti;
  • costo;
  • assuefazione.

Il punto dolente delle pappe pronte sta proprio nella composizione:

  • carni sotto forma di farine che non hanno neanche lontanamente lo stesso valore proteico, in quanto composte anche da ossa, sottoprodotti di scarto delle lavorazioni di carne e pesce, poveri di nutrienti;
  • additivi, a volte utili ma comunque non bilanciati per il nostro gatto;
  • alimenti vegetali, come barbabietola o carote, utili ad apportare fibra e insaporire il mangime, ma anche a farvi pagare di più per avere un grammo di esotico mirtillo palustre all’interno di un chilo di prodotto;
  • i perfidi carboidrati, ovvero gli amidi che il gatto non è in grado di assimilare, in quanto mancante degli enzimi dedicati; non solo cereali, ma anche patate e legumi che servono per compattare il cibo, soprattutto crocchette. Il rischio è di accumularli, con il risultato di avere un gatto obeso.

Inoltre, per avere cibo di qualità, esente dai problemi elencati sopra, occorrerà spostarsi su prodotti di gamma premium, piuttosto dispendiosi e non sempre facilmente reperibili se non online.

Sovente capita che il micio si abitui a una determinata marca e magari a un solo gusto e non ci sia più modo di introdurre altro nella sua dieta. Accade per via degli appetizzanti presenti nelle pappa. Per evitare, se usate cibo pronto, variate spesso marche e gusti.

Pro e contro del cibo fatto in casa

Veniamo al clou della scelta tra alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, parlando proprio del perché cucinare per i nostri mici. La risposta è semplice, principalmente per la loro salute! Si calcola che un’alimentazione casalinga ben bilanciata, che tenga conto delle esigenze specifiche del nostro gatto, sia in grado di prevenire fino al 70% delle malattie metaboliche che possono colpirlo. Scusate se è poco.

I vantaggi di cucinare in casa le pappe per il micio sono parecchi.

  • Qualità: possiamo scegliere materia prima, la stessa destinata ad uso umano.
  • Umidità: il cibo fatto in casa è sempre cibo umido, contiene la preziosa acqua che il gatto per natura tende a non assumere (lui mica lo sa che non è più nel deserto)
  • Controllo del peso: il gatto non rischia di diventare obeso perché nelle pappe homemade non sono presenti i carboidrati, di cui lui non sa che farsene e nemmeno digerisce.
  • Varietà: possiamo scegliere tra tante fonti proteiche (uova, carne, pesce, formaggio) abbinandole a qualche frutto o verdura.
  • Personalizzazione: la dieta sarà quella giusta per il micio, secondo età, caratteristiche ed eventuali problemi pre esistenti.
  • Costo: una buona dieta studiata non costa di più di un buon cibo pronto, anzi, spesso si risparmia, soprattutto se si acquista in quantità e si preparano porzionate più razioni. Con il vantaggio della salute che garantiamo al nostro gatto.

E vediamo anche gli svantaggi.

  • Tempo: ovviamente il cibo casalingo va preparato, con la vita sempre di corsa che facciamo può non essere semplice. Una buona organizzazione può ovviare, ma certo è un’attività che va pianificata come per la nostra alimentazione del resto.
  • Voglia: chiedere a chi non ama cucinare, di farlo anche per il micio può sollevare una certa resistenza. Un conto è ordinare una pizza all’ultimo momento, un altro è dover scongelare un pesce da cucinare al gatto affamato.
  • Numero dei gatti: se viviamo con più gatti dobbiamo mettere in conto che la stessa dieta potrebbe non andare bene per tutti. Senza tempo e voglia, vedi sopra.
  • Cambiamenti: un cucciolo che cresce, una gatta che allatta, un micio che invecchia presuppongono un cambio nella dieta, che va studiato con l’esperto che va quindi ricontattato (e pagato).
  • Continuità: una volta iniziato il metodo casalingo, occorre portarlo avanti. I gatti sono abitudinari e saltare tra cibo industriale e fatto in casa, comporterebbe un stress anche di adattamento dell’organismo del micio, poco consigliabile.

Dieta BARF

Avrete certamente sentito nominare la dieta BARF, che consiste essenzialmente nel nutrire i mammiferi di casa con carne cruda, ossa edibili e organi interni. BARF è un acronimo inglese che sta per Biologically Appropriate Raw Food (cibo crudo biologicamente appropriato), anche se a volte è usato anche come acronimo di Bones And Raw Food (cioè, ossa e cibo crudo).

L’idea nasce da un libro scritto nel 1993 dal veterinario australiano Ian Billinghurst, intitolato “Give your dog a bone”, ovvero dai un osso al tuo cane. Anatema! Perché l’imperativo nelle diete canine era sempre stato: attenzione alle ossa. La filosofia del dottor Billinghurst sosteneva che l’alimentazione industriale utilizzata fino a quel momento fosse sbagliata e che ci si dovesse ispirare agli animali selvatici come i dingo o i lupi.

Molti veterinari sono contrari alla BARF proprio perché i cani di oggi, tranne pochissime razze, non hanno più niente a che vedere con i lupi originari, anche perché il cane si è ormai adattato allo stile di vita umana da millenni. Se guardiamo un barboncino toy, difficile trovare tracce del lupo. Discorso diverso per il micio, che invece mantiene ancora uno stretto legame con il gatto selvatico originario.

Come ogni questione perciò, anche sulla BARF si sono immediatamente create due fazioni: a favore e contro. Chi la sostiene è sicuro che alimentare il proprio gatto con una dieta il più possibile simile a quella che seguirebbe in natura, sia la cosa migliore in quanto preserva denti puliti, evita l’alito cattivo e fa diventare il pelo lucido e sano. I detrattori sono invece convinti che la BARF provochi squilibri nutrizionali, intossicazione e perforazioni intestinali dovute all’ingerimento dei frammenti di ossa.

Considerando che in natura, come abbiano visto sopra, il gatto si nutre di piccole prede e ovviamente le consuma crude in (quasi) ogni loro parte, è logico dedurre che questa sia la migliore dieta possibile anche per il micio di casa. E questa è la motivazione che spinge sempre più proprietari di gatti ad avvicinarsi alla BARF. Tutto a posto quindi? Ni, perché se la dieta a crudo è certamente migliore del cibo industriale, occorre esaminare anche altri aspetti.

Le prede uccise dal gatto vengono consumate velocemente, non stazionano in frigoriferi, non vengono trasportate e esposte all’aria. La Barf si compone essenzialmente di carne intesa come frattaglie, ma anche pesce, qualche vegetale e ossa, utili per il calcio. La carne cruda destinata all’uso umano, oltre a essere completamente dissanguata, comporta anche una serie di pericoli in termini di potenziali contaminazioni microbiche, non solo per il gatto. Un tagliere su cui è stata posata della carne contaminata con salmonella, listeria o escherichia coli, rischia di innescare contaminazioni crociate anche per gli umani di casa. Pericoli che la cottura, casalinga o industriale, elimina. Per questo motivo nella BARF si usa anche carne congelata che però presenta altri problemi sul piano nutritivo.

Gli studi sui gatti sono in corso, pare che uno dei vantaggi già riscontrati sia il miglioramento del microbiota intestinale, che diventa più vario e quindi più forte, ma altri studi sembrano dimostrare il contrario. Certo è che gli animali che seguono questa dieta in natura, hanno solitamente una vita molto più breve, mentre non è raro ormai vedere gatti di casa arrivare anche a 20 anni di vita in salute.

Quindi se state pensando di passare a questo regime alimentare, il consiglio è di sentire un veterinario nutrizionista esperto di BARF prima di iniziare, perché non è adatta a tutti i gatti e le improvvisazioni potrebbero fare più danni che benefici al vostro micio.

In conclusione possiamo dire che la differenza principale tra alimentazione del gatto comprata o fatta in casa, sta nella comodità per il proprietario. Se siete disposti a seguire le indicazioni di un esperto, il vostro micio beneficerà di un’alimentazione curata, sana e gustosa che lo terrà in salute a lungo. Ma se non volete o non potete oggettivamente dedicare tempo a cucinare per il vostro gatto, abbiate l’accortezza di scegliere con cura il cibo pronto per lui, perché ciò che risparmiate oggi potreste spenderlo raddoppiato domani in cure. Senza contare le sofferenze che potrebbe patire il vostro gatto, cosa che certamente chiunque vorrebbe evitare.

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IL RICETTARIO DELLA VEGETARIANA CURIOSA
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