Sibilla Aleramo scrittrice, biografia

Sibilla Aleramo

Sibilla Aleramo, nome d’arte di Maria Felicina Faccio, è stata un’importante scrittrice italiana vissuta a cavallo tra Ottocento e Novecento.
La sua opera più importante, quella che l’ha resa famosa, è il romanzo “Una donna” in cui, prendendo spunto dalla propria vita, racconta le vicende della protagonista alla ricerca della sua indipendenza.

Sibilla Aleramo nacque ad Alessandria nel 1876, prima di quattro figlie, nate dal matrimonio di un professore di scienze e di una casalinga.

La famiglia Faccio visse a Milano fino a quando Maria Felicina, la futura Sibilla Aleramo, aveva 12 anni; poi il padre ottenne un lavoro di prestigio nelle Marche e la famiglia si trasferì a Civitanova. Qui il signor Facci  dirigeva una fabbrica, presso la quale Maria avrebbe iniziato a lavorare come contabile.

L’infanzia e l’adolescenza della scrittrice non furono serene: la mamma soffriva di depressione tanto che nel 1890 la donna tentò addirittura il suicidio, gettandosi dal balcone di casa. L’instabilità psichica della madre si accentuò negli anni e questa sua condizione era a causa di disagio e di tensione per tutta la famiglia. Purtroppo la sua malattia degenerò fino a quando la donna fu internata in un manicomio.

Ma un altro terribile evento segnò la vita della scrittrice: quando aveva 15 anni Sibilla Aleramo venne violentata da un impiegato della fabbrica. E, come se ciò non bastasse, l’anno successivo fu addirittura costretta a sposarlo.

La vita della giovane donna era contrassegnata dal peso di una madre instabile e dalla presenza di un marito abusante. Quando due anni dopo nacque il piccolo Walter, Maria, per un po’ ebbe l’illusione che quel figlio potesse rappresentare il suo riscatto.

Ma la situazione non migliorò: era oppressa dal marito e dalla vita fino ad arrivare, anche lei, a tentare il suicidio.

Dopo questo terribile atto, Maria si rese conto che avrebbe dovuto cambiare qualcosa per poter sopravvivere. Provò a trovare una via d’uscita da quella condizione e iniziò a dedicarsi alla scrittura. Iniziò così a scrivere articoli a tema femminista, di ispirazione socialista: sognava l’emancipazione delle donne.

Quando alla fine del secolo suo marito si trasferì a Milano per motivi di lavoro, anche lei trovò l’occupazione adatta a lei: le venne affidata la direzione di un giornale socialista intitolato “L’Italia femminile”. Ebbe così l’occasione di incontrare intellettuali e scrittrici come Maria Montessori, Ada Negri e Matilde Serao.

Il lavoro del marito non durò e lei fu costretta, suo malgrado, a tornare a Civitanova Marche. Ma questa sua subordinazione matrimoniale le stava proprio stretta. 

Fu così che nel 1902 fece una scelta assolutamente impopolare e incomprensibile per l’epoca: decise di lasciare marito e figlio per trasferirsi a Roma, ricominciare una nuova vita  e dedicarsi alla scrittura. 

Qui incontrò Giovanni Cena, poeta e romanziere, con cui iniziò una relazione sentimentale e che la spinse a dedicarsi alla scrittura del suo capolavoro, il romanzo ‘Una donna’. 

Fu questo il momento in cui lei decise di assumere lo pseudonimo di Sibilla Aleramo, con cui è diventata famosa.

La relazione sentimentale con il Cena la fece sentire finalmente amata, una sensazione nuova per Sibilla. Lui la incoraggiava e la sosteneva, sia come donna che come professionista: entrambi erano impegnati nella letteratura e nel sociale.

Nel suo periodo romano, Sibilla Aleramo continuò a dedicarsi alla diffusione del movimento femminista, si impegnò affinché venissero aperte scuole serale femminili e scuole festive per i lavoratori dell’Agro romano. Il suo impegno sociale fu diretto anche al sostegno delle popolazioni terremotate e allo sviluppo di giovani adolescenti.

Sull’orizzonte sentimentale, nonostante il rapporto con il Cena, Sibilla Aleramo conobbe Rina Poletti, scrittrice italiana femminista e si innamorò di lei. Le due donne, che condividevano i progetti del movimento femminista, vissero una intensa relazione. 

Durante la Prima Guerra mondiale, Sibilla Aleramo conobbe Dino Campana e iniziò con lui una travolgente relazione. Lei esuberante, lui schivo, entrambi instabili emotivamente, si lanciarono in una relazione caratterizzata da amore e da violenza, da fughe e da riappacificazioni. L’impetuoso legame non durò molto, ma ebbe una grande risonanza nel mondo letterario dell’epoca.

Con l’avvento del fascismo, Sibilla Aleramo, coerente con il suo credo fascista, decise di prendere distanza dal regime fascista firmando, nel 1925, Il Manifesto degli intellettuali antifascisti. 

Questa sua scelta ebbe però pesanti ripercussioni nell’ambito professionale: nessuna collaborazione le venne più offerta tanto che Sibilla Aleramo si ritrovò in miseria. 

Disperata, si rivolse a Mussolini e ottenne di essere ammessa all’Accademia d’Italia. Questo le permise di ottenere un sussidio economico e, da quel momento, iniziò anche a scrivere articoli a sostegno del regime. La pubblicazione di questi suoi contributi sui giornali dell’epoca, divenne una ulteriore fonte di reddito. Nel 1933 si iscrisse anche all’associazione nazionale fascista.

In quegli anni Sibilla Aleramo visse a Roma senza avere più contatti con il figlio. Lo incontrò solo dopo 30 anni dal suo abbandono. 

Alla fine della seconda guerra mondiale, libera dai vincoli del regime, Sibilla Aleramo poté finalmente tornare al suo impegno politico e ideologico:  si iscrisse al partito comunista e si impegnò attivamente in ambito sociale.

Sibilla Aleramo morì a Roma nel 1960 ed è sepolta presso il meraviglioso cimitero del Verano.

Periodo storico e letterario

Sibilla Aleramo vive in un periodo storico caratterizzato da molti eventi importanti:

  • la Belle époque;
  • l’Italia liberale;
  • la prima guerra mondiale;
  • il fascismo;
  • la seconda guerra mondiale;
  • l’Italia nel secondo dopoguerra.

La Belle époque è un periodo di grande vivacità e di enormi contraddizioni.

Da un lato le scoperte della seconda rivoluzione industriale migliorano le condizioni di vita della massa

Le nuove scoperte farmacologiche che permettono un miglioramento delle condizioni di salute delle popolazioni sono: 

  • i vaccini;
  • la penicillina;
  • l’aspirina;
  • la pastorizzazione dei cibi.

Molte innovazioni culturali contribuiscono a cambiare lo stile di vita e le abitudini di chi, fino a pochi decenni prima, viveva ancora in un’economia di sussistenza:

  • il cinema;
  • il turismo;
  • la diffusione dell’energia elettrica;
  • la vendita per corrispondenza e la vendita rateale.

Si diffonde il sogno di una vita felice per tutti, si abbraccia l’illusione che la povertà possa essere sconfitta e che la felicità sia a portata di mano.

Ma, in questo stesso periodo, forti tensioni serpeggiano in Europa, tensioni che esplodono in terra coloniale e che contribuiranno allo scoppio della Prima Guerra mondiale.

Nei primi anni del Novecento l’Italia è governata da Giolitti e dal partito liberale. Sono anni di grande trasformazione e di conflitti sociali. Il nuovo stato italiano si sta costruendo e si sta delineando come uno stato diviso a metà: il Nord sviluppato, industriale, attivo, il Sud arretrato, agricolo, succube. Con questa disparità sociale, l’Italia nel 1915 aderisce alla Grande guerra e, in quel momento, migliaia di ragazzi del Nord e del Sud sono obbligati a partire per il fronte e a vivere la terribile esperienza della vita in trincea, sotto il fuoco dell’artiglieria nemica. 

Quando finisce la guerra la situazione italiana è drammatica: 

  • grande svalutazione della moneta;
  • disoccupazione;
  • migliaia di reduci e invalidi;
  • lotte sindacali.

In questa difficile situazione il governo liberale non riesce a gestire il paese e, in pochi anni, il partito fascista assume il potere in Italia. Sono anni difficili quelli della dittatura fascista, in cui il dialogo politico tace, i diritti vengono negati, la violenza dilaga. 

La seconda guerra mondiale inizia in sordina nel 1939, ma esplode in tutta la sua violenza nel 1940. L’alleanza italo tedesca è schierata contro il resto del mondo tra il 1940 e il 1943. 

Il regime fascista e il regime nazista, legati dal patto d’acciaio combattono fianco a fianco. Ma quando nel ‘43 Mussolini viene destituito e il nuovo governo italiano firma l’armistizio con gli anglo-americani, in Italia inizia una seconda guerra, una guerra che prende il nome di Resistenza

La guerra si combatte a diversi livelli e vede contrapposti sempre italiani.

Chi combatte una guerra:

  • patriottica lo fa per liberare l’Italia dai tedeschi;
  • civile vede contrapposti partigiani contro nazifascisti;
  • di classe sogna la rivoluzione sociale contro le idee capitalistiche del nazifascismo.

La guerra si conclude solo nel ‘45 con la caduta di Hitler e di Mussolini.

La fine della guerra vede l’affermazione di un dibattito politico, a cui anche Sibilla Aleramo partecipa, in cui comunisti e socialisti, democristiani e liberali cercano di ricostruire l’Italia.

Le opere più importanti di Sibilla Aleramo

Tra le opere più importanti di Sibilla Aleramo, ha iniziato scrivendo il primo romanzo, che la renderà famosa, Una donna”.

Ma non è l’unica sua opera:

  • Nel 1919 pubblica il romanzo intitolato “Il passaggio”. La particolarità di questo romanzo è che l’autrice parla a sé stessa, utilizzando talvolta la prima persona e altre volte la terza persona: parla a sé, di sé. L’obiettivo dell’autrice è di testimoniare l’importanza dell’amore e di raccontare gli stati d’animo che avvolgono un sentimento tanto profondo.
  • Nel 1921 pubblica una raccolta di saggi intitolata “Andando e stando”, che costituisce una sorta di vagabondaggio letterario e geografico. Tra la descrizione delle sue dimore temporanee, si incontrano i ritratti di personaggi importanti come D’Annunzio e Rimbaud.
  • L’autrice decide anche di sperimentare lo stile del romanzo epistolare. Scrive “Amo dunque sono”, in cui raccoglie una quarantina di lettere destinate all’amante lontano. Quello che, nella finzione letteraria è Luciano, un bellissimo giovane che si è allontanato per un ritiro spirituale, nella realtà è Giulio Parise di cui la Aleramo si è innamorata tra il 1924 e il 1926. Anche questo romanzo ha un deciso tema autobiografico.

Negli ultimi anni della sua vita, Sibilla Aleramo decide di cimentarsi anche con delle raccolte poetiche. Ma l’opera che la rese famosa è il suo romanzo d’esordio.

Una donna

Nel 1906 Sibilla Aleramo pubblica, a Torino, il romanzo intitolato “Una donna”. Si tratta di un romanzo fortemente autobiografico in cui l’autrice racconta la sua esperienza: quella di una donna che sceglie di rifiutare il ruolo che la società impone tradizionalmente al genere femminile. 

Il romanzo è diviso in tre parti e racconta la vita di Lina, (il nome originale della Aleramo è Maria Felicina detta Lina), la sua infanzia e l’età adulta. 

La narrazione è fatta in prima persona.

All’inizio del romanzo si delinea il profilo dei genitori della protagonista: da una parte emerge la forza del padre di Lina, con cui lei ha un bel rapporto, dall’altra è evidente la fragilità della mamma, con il suo carattere debole e dimesso; con lei Lina fatica molto a entrare in relazione.

Quando il padre deve andare a dirigere una fabbrica di bottiglie a Civitanova Marche, tutta la famiglia si trasferisce. Lina è così intraprendente e capace che il padre la vuole al suo fianco come segretaria. 

Ma la vita della ragazzina non è facile, anche perché le precarie condizioni di salute della mamma, rendono pesante il clima in famiglia. 

Quando sua madre tenta il suicidio, viene salvata ma la sua stabilità psichica inizia un progressivo peggioramento che poi la porterà al manicomio. 

Lina è sempre più legata al padre ma, quando scopre che suo padre ha una relazione con un’altra donna, si arrabbia e prende distanza anche da lui. 

Le fatiche della protagonista non sono destinate ad alleggerirsi: infatti ha solo 15 anni quando viene abusata da un giovane impiegato della fabbrica, uomo che poi le viene imposto come marito. Lontano dagli ideali romantici, quel marito si dimostra ben presto un uomo gretto e impositivo. La nascita di un figlio non migliora la vita della protagonista che, in un momento di depressione, cerca addirittura di tentare il suicidio.

Quando Lina si accorge che suo marito è innamorato di un’altra donna, decide di lasciarlo e se ne va: sceglie di lasciare la sua casa, marito e figlio. 

Il romanzo costituisce la testimonianza di una donna, l’autrice, che decide di abbandonare il suo ruolo di moglie e di madre, una donna che  afferma a gran voce, il suo diritto di scegliere per la sua vita. E così Lina si avventura per una strada inesplorata, quella di chi esce da quel solco che la tradizione aveva tracciato per lei.

Questo è il primo romanzo che racconta la vicenda di una donna che rifiuta, non solo l’obbedienza al marito e alla suocera, ma anche la sua stessa condizione di madre. Dal romanzo emerge una società che non si limita a incolpare la donna che ha abbandonato marito e figlio, infatti Lina è giudicata dal mondo per aver osato disonorare l’uomo che le aveva concesso il privilegio di essere sua moglie. 

Sibilla Aleramo però riesce. Riesce a sopravvivere grazie alla scrittura. 

La scrittura, gli ideali femministi e il sogno di emancipazione delle donne, sono tutti ideali che le danno la forza di uscire da quella condizione di oppressione in cui la sorte l’aveva destinata. 

Quel romanzo, che ha il sapore del diario e l’incedere del dramma, ha un successo strepitoso e viene tradotto immediatamente in 12 lingue. Il successo di questa opera di Sibilla Aleramo è enorme e inaspettato e, ancora oggi, continua ad essere ristampato. 

Pensiero e poetica di Sibilla Aleramo

Sibilla Aleramo è una pioniera. Una delle tante donne che hanno scavato, nella roccia della millenaria tradizione maschilista, una nuova strada: la via che sancisce il diritto dell’autodeterminazione delle donne.

Sibilla Aleramo è una donna che da scandalo, è una donna che tradisce non solo il marito, non solo l’amante, ma anche la naturale vocazione alla maternità di ogni donna.

Ma è una donna che decide di essere fedele a sé stessa e non:

  • alla tradizione;
  • alle scelte che altri hanno fatto per lei;
  • all’uomo che l’ha prima violentata, poi impalmata, ma che non l’ha mai rispettata.

Prima, si chiede perché una donna debba sempre obbedire, poi, lei smette di farlo. Paga questa sua scelta, ma sceglie di percorrere fino in fondo quella strada che la porta a diventare un modello per tutte le donne d’Europa.

Con grande coraggio Sibilla Aleramo decide di spezzare la catena che impone alle donne di sacrificarsi, di madre in figlia, per onorare la vita. La scelta di lasciare il figlio è la più dolorosa, ma Sibilla Aleramo non può più aspettare: l’oppressione in cui vive le sta togliendo la gioia di vivere.

Quindi Sibilla Aleramo decide di onorare se stessa e ricomincia da capo. Vive relazioni importanti e travolgenti, costruttive e distruttive, in cui cerca di essere fedele solo a Sibilla Aleramo.

Criticata molto dal mondo della tradizione, viene apprezzata e seguita dal mondo femminista di cui si fa testimone. Sibilla Aleramo ha dimostrato, nel suo percorso di vita e di scrittura, che il dolore può essere trasformato e che ogni sventura può diventare il trampolino di lancio per una ripartenza, per quella rinascita di cui ogni essere umano ha diritto.

 

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