cambiamenti climatici che cosa sono

Cambiamenti climatici: cosa sono?

La climatologia chiama “cambiamenti climatici” qualsiasi variazione del clima sulla terra, anche su una scala temporale molto estesa (ere geologiche). Ma in tempi più recenti la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change o UNFCCC) ha deciso di riformulare la definizione dei climatologi come “variabilità climatica”, e identificare con il termine “cambiamenti climatici” solo quelli riconducibili direttamente o indirettamente alle attività umane, le cui emissioni alterano la composizione dell’atmosfera mondiale e amplificano gli effetti della variabilità naturale del clima.

Negli ultimi anni il tema dei cambiamenti climatici è  finalmente arrivato a conquistare l’attenzione dei media e del grande pubblico, grazie anche al movimento giovanile Fridays For Future, nato dalla protesta della svedese Greta Thunberg, con il suo inizialmente solitario sciopero scolastico del venerdì, e all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, promossa dalle Nazioni Unite a partire dal 2015.
L’obiettivo 13 dell’Agenda 2030 punta esplicitamente alla “Lotta contro il cambiamento climatico”, e chiama le nazioni ad adottare misure urgenti per combattere i cambiamenti climatici e le loro conseguenze.

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Cambiamenti climatici: cause

La causa principale dei cambiamenti climatici è il cosiddetto “effetto serra”, responsabile del riscaldamento globale.
L’atmosfera che avvolge il nostro pianeta è composta da diversi gas:alcuni di essi, come l’anidride carbonica (CO2, nota anche come diossido di carbonio), il metano (CH4), l’ossido di diazoto (N2O), l’ozono (O3) e, in maniera indiretta, il vapore acqueo (H2O), producono appunto l’effetto serra: l’atmosfera che circonda il nostro pianeta assorbe, mantiene e rilascia, garantendo un equilibrio, l’umidità e il calore dei raggi del sole, rendendo così possibile la vita sulla terra.
Senza i gas serra, infatti, la temperatura media terrestre scenderebbe intorno ai  -18 gradi Celsius, anziché gli attuali 14-15 gradi.

I combustibili fossili che noi esseri umani utilizziamo per produrre energia (finora senza imporci particolari limiti), provocano un incremento eccessivo di questi gas, in particolare dell’anidride carbonica, e spezzano questo equilibrio. Limitando ulteriormente la dispersione del calore, contribuiscono a causare un generale aumento delle temperature terrestri, a partire dagli oceani: è questo riscaldamento globale che è all’origine dei cambiamenti climatici.
Anche la distruzione di “polmoni” naturali come la Foresta dell’Amazzonia contribuisce all’aumento di CO2 nell’atmosfera, e di conseguenza all’innalzamento della temperatura nel nostro pianeta.

Se prima della rivoluzione industriale la concentrazione di CO2 in atmosfera era stimata in 280 parti per milione (ppm, cioè il rapporto tra il numero di molecole di gas serra e il numero totale di molecole di aria secca), nel 2018 siamo arrivati a 407,5 ppm. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, questo avrebbe già causato un aumento della temperatura media mondiale superiore a 1 grado.
Le previsioni, con il livello di emissioni attuale, stimano che la CO2 raggiungerà quota 550 ppm già nel 2035, e tra il 2030 e il 2050 la temperatura media globale potrebbe crescere tra 1,5 e 3 gradi rispetto ai livelli preindustriali. 

L’Accordo di Parigi, sottoscritto dai 195 Paesi che nel dicembre 2015 hanno partecipato alla Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (Cop 21), chiede alle parti di fare tutto il possibile “per tentare di non superare gli 1,5 gradi” di incremento.

Cambiamenti climatici: conseguenze

Secondo il WWF, un aumento di 1,5 gradi della temperatura globale causerebbe un incremento del rischio alluvionale pari al 100%, che sale fino al 170% se i grado fossero 2; 350 milioni di persone sarebbero esposte a grave siccità entro il 2100 (410 milioni se l’aumento sarà di 2 gradi); il livello dei mari rischia di alzarsi mediamente dai 48 ai 56 cm, impattando gravemente dai 46 ai 49 milioni di persone. Molte specie animali e vegetali sono a rischio scomparsa, e la biodiversità degli oceani è minacciata dal riscaldamento delle acque.

Stiamo già assistendo allo scioglimento dei ghiacci, che causa un innalzamento del livello dei mari; l’aumento di CO2 causa anche un’ acidificazione degli oceani, con danni gravissimi all’ecosistema marino (la Grande Barriera Corallina ne sa qualcosa); la desertificazione, con il suo carico di calore, sta avanzando anche in zone tradizionalmente temperate; la biodiversità, che garantisce la vita nel nostro pianeta (e la rende anche più bella), è a rischio sulla terra come nei mari.

I migranti climatici, cioè le persone costrette a lasciare la propria casa e la propria terra di origine per ragioni ambientali, potrebbero diventare 200 milioni entro il 2050.

I cambiamenti climatici nel nostro Paese

Anche nel nostro Paese stiamo assistendo a fenomeni climatici che magari sono di per sé tipici del luogo o del periodo, come l’acqua alta autunnale a Venezia, ma particolarmente inaspriti e sempre più frequenti. La recente, prolungata “acqua granda” proprio a Venezia ne è una prova, assieme agli eventi meteorologici estremi registrati nelle ultime settimane un po’ in tutt’Italia.

E come dimenticare l’uragano Vaia, che a fine ottobre 2018 ha abbattuto milioni di alberi e distrutto intere foreste alpine, cambiando per sempre il volto delle nostre montagne?

Molto sta avvenendo anche sotto la superficie delle acque: il progressivo riscaldamento dei mari provoca lo spostamento di molte specie verso i poli, per sfuggire all’eccessivo calore dei loro habitat originali. Ed ecco che nel Mediterraneo sono comparsi pesci come i barracuda, la lampuga o il pesce serra, tipicamente tropicali. Anche nella laguna di Venezia si sono ambientate nuove specie provenienti da acque più calde, come il granchio blu, e altre sono praticamente scomparse, come lo spratto.

Cambiamenti climatici nella storia

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change – IPCC), fondato nel 1988 dalle Nazioni Unite, ha ricostruito in parte la storia dei cambiamenti climatici:

  • Tra il 1880 e il 2012 la temperatura media globale è aumentata di circa 0,85 gradi centigradi.
    Si stima che, per ogni grado in aumento, il raccolto del grano cali del 5% circa.
    Soltanto tra il 1981 e il 2000, a causa dell’aumento di temperatura, la produzione di mais, grano e altre coltivazioni principali è diminuita a livello mondiale di 40 milioni di tonnellate ogni anno.
  • Tra il 1901 e il 2010  il livello medio dei mari si è alzato di 19 centimetri, perché gli oceani si sono espansi e i ghiacci si sono sciolti a causa del riscaldamento globale.  
  • Anche l’Artico, a partire dal 1979,  sta perdendo 1,07 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio in ogni dieci anni.
  • Dal 1990 ad oggi  le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) sono aumentate del 50% circa.
    E tra il 2000 e il 2010 sono aumentate molto più velocemente rispetto al trentennio precedente.

Per frenare i cambiamenti climatici è urgente ridurre le emissioni di gas a effetto serra, in particolare di CO2, prodotte dalle attività umane e soprattutto dall’uso di combustibili fossili.
È un impegno che coinvolge tutti, in primo luogo chi governa e prende decisioni per i Paesi del mondo, a partire dal nostro. E coinvolge anche ciascuno di noi: il nostro stile di vita e le nostre scelte di consumo, hanno un peso sull’ambiente che ci circonda. Abbiamo il potere di orientare le nostre scelte in questo senso, pur sapendo che una vita totalmente a impatto zero è quasi impossibile.
Gli scettici dicono che i singoli cittadini possono fare ben poco. A me piace pensare che, come Greta Thunberg ripete fin dal suo primo discorso pubblico, nessuno è troppo piccolo per fare la differenza. 

Soprattutto se ci proviamo insieme.

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Michela Poles

Michela Poles

Mi chiamo Michela e, pur essendo nata nello scorso millennio, non ho ancora smesso di sognare un mondo migliore, e di amare il mondo in cui vivo. Ho un marito, una figliastra, due cani, un gatto, una tartaruga, e un orto di trenta metri quadri. Avevo anche un lavoro in azienda, nell'area della comunicazione, ma l’ho lasciato perché non mi assomigliava più: mi assomiglia di più l’orto.

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