Identità di genere: cos’è?

Identità di genere: cos’è? È la percezione che ciascuno di noi ha di sé e del proprio essere maschio o femmina.
È diversa dall’identità sessuale: il sesso è l’insieme delle caratteristiche biologiche di una persona. Il genere, invece, è l’insieme di fatti sociali, culturali e psicologici legati al sesso.

In fisiologia e biologia esistono, nei due sessi – il maschile e il femminile – predisposizioni differenti; ma è solo attraverso l’insistente rinforzo culturale che queste differenze acquistano quel peso, quel significato e quella portata che tutti conosciamo.

La cultura alla quale apparteniamo, come ogni altra cultura, usa tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere da maschi e femmine il comportamento più adeguato ai valori che le interessa conservare e trasmettere.
L’obiettivo dell’identificazione di un bambino col sesso cui è stato assegnato si raggiunge molto presto, e non ci sono elementi per dedurre che questo complesso fenomeno abbia radici biologiche.

“Nonostante i fattori ormonali e genetici, l’educazione a considerarsi maschio o femmina è l’elemento determinante dell’identificazione sessuale. I risultati delle ricerche a proposito di ragazzi il cui sviluppo sessuale è manchevole lasciano intendere che l’identificazione con l’uno o con l’altro sesso e l’assunzione di un determinato ruolo sessuale avviene essenzialmente attraverso l’apprendimento”
Carlfred Broderick, La sessualità nell’infanzia e nell’adolescenza, 1972

Il concetto di genere è l’esempio più chiaro degli effetti che la società può esercitare sulla vita individuale delle persone.
Il genere, infatti, definisce il percorso di costruzione sociale delle differenze biologiche, cioè l’insieme dei processi con cui le società trasformano maschi e femmine, e le loro specificità, in identità, ruoli e compiti specifici, differenziandoli anche attraverso l’imposizione e la legittimazione di comportamenti diversi.

Al processo di costruzione sociale del genere partecipano:
• famiglia;
• scuola;
• gruppo dei pari;
• linguaggio;
• mezzi di comunicazione;
• esperienze affettive, lavorative, associative, religiose, politiche.

La costruzione dell’identità di genere comincia appena nati, attraverso l’assegnazione di una precisa categoria sessuale in base all’aspetto degli organi genitali esterni, per cui si indica il neonato come maschio o femmina.
È questo il momento preciso da cui parte il processo di costruzione sociale del genere.
Da questo momento in poi, accanto ai fattori biologici, si aggiungeranno i fattori sociali, ovvero le diverse interazioni tra ambiente di vita e individui a seconda delle loro caratteristiche biologiche.

Bambini e bambine saranno spinti a comportarsi in modo diverso, che questo accada inconsapevolmente o no: alle bambine si chiederà docilità, dolcezza, si darà per scontata la loro predisposizione all’ascolto e al concetto di “prendersi cura degli altri”.
Ai bambini si perdoneranno l’irrequietezza e il piacere del rischio, si chiederanno loro forza, vivacità e coraggio.

Questi atteggiamenti, seppur inconsapevoli, si rispecchieranno nei regali: per bambini giochi di costruzioni o modelli di automobili, aeroplani, carrarmati, pistole, mentre per le bambine bambole, vestiti per le bambole, pupazzi, castelli delle principesse, barbie.

Nella ricerca condotta dallo psichiatra Dario Capone e dalla psicologa Ilaria Di Vecchio nel 2012, La famiglia e l’identità di genere, si indaga l’influenza della famiglia per la costruzione dell’identità di genere.
Nella ricerca si leggono le risposte individuali di 20 giovani di età compresa tra i 19 e i 34 anni a un questionario.
Tra le domande, si legge “In che modo nella tua infanzia hai scoperto di essere un maschio o una femmina?”.
Ecco alcune risposte.

  • Credo attraverso la richiesta di mia madre di aiuto in quanto donna come lei.
  • Ho scoperto di essere femmina fin da subito. Avendo un fratello maschio era chiara la differenza nel vestirsi. Spesso mia madre cuciva vestiti della stessa stoffa per me e per lei.
  • Nell’asilo delle suore, non potevo giocare con i maschi perché mi mettevano in punizione.
  • Ho ricordo della scuola elementare, nelle scelte dei giochi.
  • Da come mi trattavano i miei genitori e da come mi sentivo diverso da mia sorella.
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Definizione di identità di genere

Ecco la definizione di identità di genere che da Elisabetta Ruspini, professoressa associata di Sociologia presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca:

“la percezione sessuata di sé e del proprio comportamento, acquisita attraverso l’esperienza personale e collettiva, che rende gli individui capaci di relazionarsi agli altri […]. L’identità di genere è il riconoscimento delle implicazioni della propria appartenenza a un sesso in termini di sviluppo di atteggiamenti, comportamenti, desideri più o meno conformi alle aspettative culturali e sociali”

L’identità di genere si esprime attraverso i ruoli di genere: caratteristiche “apprese” nella cultura in cui si vive.
I ruoli di genere sono l’espressione pubblica dell’identità, l’insieme delle caratteristiche che la società ritiene adeguate a maschi e femmine. A lungo la donna è stata definita esclusivamente dal matrimonio e dalla maternità, l’uomo dal lavoro e dalla posizione sociale.

Nell’attuale fase storica in cui viviamo si stanno ridisegnando i processi di costruzione delle identità di genere.
Tra le generazioni più giovani, Millennials – donne e uomini nati tra i primi anni Ottanta e la fine del XX secolo – e Generazione Z, ragazzi e ragazze venuti al mondo a partire dagli anni 2000, i confini tra femminilità e maschilità si sono allentati.
I due gruppi sono stati investiti da profonde tendenze di cambiamento sociale che hanno influenzato, e continuano a influenzare, i processi di costruzione sociale del genere:

• globalizzazione;
• nuove tecnologie dell’informazione;
• emancipazione femminile;
• processi migratori;
• ricorrenti crisi economiche e ambientali;
• pandemia;

In questo contesto sono evidenti prima di tutto i cambiamenti avvenuti nelle donne:

  • la crescente partecipazione delle donne alla vita lavorativa e politica;
  • il sempre più consistente investimento nell’istruzione;
  • la possibilità di decidere in merito all’espressione della propria sessualità e alle scelte riproduttive;
  • la crescente convinzione che può essere possibile costruire la propria identità di donna senza sperimentare l’evento maternità oppure da single;
  • l’assunzione di responsabilità che prima appartenevano esclusivamente agli uomini.

Sulla spinta dei cambiamenti femminili, anche gli uomini iniziano a prendere coscienza della propria identità di genere: emergono nuovi tipi di maschilità, più egualitari e orientati alla condivisione, che si discostano e si oppongono ai modelli patriarcali.

Cresce il desiderio degli uomini di scoprire i termini e i valori della propria specifica maschilità, un atto che sfida i condizionamenti imposti dal modello di virilità unico e rigido.
Aumenta la disponibilità al dialogo e alla riflessione critica sulla complessità e sulle contraddittorietà dell’identità maschile.

I mutamenti delle identità di genere in atto esercitano un forte impatto sulle famiglie: queste sono sempre più diversificate e sempre meno organizzate intorno al vincolo matrimoniale, alle esperienze di genitorialità, all’eterosessualità.

Aumentano le famiglie di fatto, ricostituite, miste, LGBT, i nuclei con un solo genitore, le coppie LAT (Living Apart and Togheter – si tratta di coppie legate da una relazione che decidono di avere case separate), donne e uomini childfree, cioè che scelgono di non avere figli.

Quante sono le identità di genere

Quante sono le identità di genere? Impossibile dirlo con precisione.

Possiamo però provare a stilare una lista, avendo bene in mente che l’identità di genere può essere diversa dall’identità sessuale assegnata alla nascita.

Eterosessuale/Cisgender: una persona che è sentimentalmente e sessualmente attratta da persone del genere percepito “opposto”.
Pansessuale: una persona che è sessualmente e/o sentimentalmente attratta da persone indipendentemente dal loro genere.
Polisessuale: una persona che è sessualmente e/o sentimentalmente attratta da diversi generi ma non tutti.
Transgender: persone che hanno la percezione di vivere diverse identità di genere. Ad esempio, i transessuali e quelle che si identificano in una “gamma di generi” e che sentono di vivere al di fuori degli schemi socialmente definiti di “uomo” o “donna”.
Transessuali: persone che si identificano con il sesso opposto a quello con cui sono state classificate alla nascita. Possono cercare di sottoporsi a vari trattamenti medici, fra cui quello ormonale o chirurgico, per riallineare la conformazione del loro corpo all’identità che sentono dentro di sé.
Intersessuali: persone che non sono state facilmente classificate come “maschi” o “femmine” basandosi sulle loro caratteristiche fisiche alla nascita o dopo la pubertà.
Cross-dresser: persone che, per il proprio benessere emotivo e psicologico, indossano abiti che sono solitamente associati al sesso “opposto”.
Trans: termine generico con il quale si indicano persone che, in vari modi, non sono conformi con l’idea che la società generalmente collega all’identità di uomo o donna.
LGBTIQ+: Acronimo che indica lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali, queer. Il + ha un doppio significato: è un simbolo inclusivo che indica tutti gli orientamenti sessuali e identità di genere non etero e rappresenta inoltre l’inclusività delle persone sieropositive (HIV+).
Demisessuale: una persona che ha un’attrazione sessuale solo se è presente un’attrazione romantica o comunque un forte legame emotivo.
Binario/Non-Binario: si riferisce al presupposto che esistono solo due generi: uomo e donna. Una persona non binaria è una persona che non si identifica come un uomo o una donna. Si potrebbe sentire come una persona non allineata con nessuno dei poli uomo/donna, che presenta sia elementi codificati come maschili, sia elementi codificati come femminili; potrebbe riconoscersi in un punto intermedio dello spettro di genere oppure sentirsi come estranea a questa definizione.
Agender: una persona che non ha un allineamento personale né con il concetto di “uomo” né con quello di “donna”, e quindi non si definisce in termini di genere (a volte chiamato anche di genere neutro o senza genere).
Androgino: un’espressione di genere che ha elementi sia di mascolinità che di femminilità.
Aromantic*: persona che non prova attrazione sentimentale verso altre persone.
Asessuale: una persona che generalmente non è sessualmente attratta da altre persone o sceglie di non svolgere attività sessuali.
Bear: nella cultura gay si utilizza per indicare uomini gay o bisessuali generalmente dalla corporatura robusta, spesso pelosi, caratterizzati da una espressione di genere mascolina.

Orientamento sessuale e identità di genere

Orientamento sessuale e identità di genere sono la stessa cosa?
Secondo la Società Italiana di Sessuologia ed Educazione Sessuale l’orientamento sessuale è

“l’attrazione emozionale, romantica e sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso, di sesso opposto o entrambi”.

L’orientamento sessuale è diverso dall’identità di genere: quest’ultima, come abbiamo detto, ha a che fare con il genere a cui l’individuo si sente di appartenere, ovvero se si identifica come maschio, femmina o altro e con le norme sociali sugli atteggiamenti di uomini e donne in una data epoca, società e cultura.

L’orientamento sessuale è diverso anche dal sesso biologico, cioè il sesso genetico di un individuo determinato biologicamente dai cromosomi sessuali.

Nel passato il processo di costruzione sociale del genere tendeva esclusivamente all’orientamento eterosessuale: la donna attratta dall’uomo e viceversa. Oggi non è più così: le persone possono orientarsi anche all’omosessualità e alla bisessualità.

Nonostante questa lenta (e difficoltosa) apertura, l’identità eterosessuale viene comunque considerata “normale” e per questo incoraggiata dalla cultura dominante, guidando i giovani a plasmare la propria identità sessuale in questa direzione.
Non sorprende quindi che le istituzioni supportino la formazione di questo tipo d’identità.

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L’identità sessuale di ciascuno di noi può cambiare più volte nel corso della vita, non è immutabile e fissa, ma è il risultato di un processo di costruzione che si verifica nel corso di tutta l’esistenza.

L’ostilità nei confronti di individui non eterosessuali deriva essenzialmente dalla falsa credenza che gli individui siano tutti eterosessuali e che l’unico atteggiamento normale sia scegliere un partner del sesso opposto al proprio.

La società sta cambiando, ma è ancora talmente tanto diffidente nei riguardi delle diversità che arriva addirittura a considerarle pericolose, vere e proprie minacce ai valori convenzionali.

Un ultimo dato: è interessante osservare che la stessa parola “omosessuale” include uno stereotipo, cioè la sottintesa inclinazione al sesso maschile.
Infatti, di solito il concetto di omosessuale viene usato con riferimento ai maschi, rendendo questa tendenza preminente negli uomini rispetto alle donne.
Ma è davvero così?

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