Cosa vedere a Verona

Casa di Cagnolo Nogarola detto Romeo potrebbe essere la dimora di Romeo Montecchi? Temo non ne avremo mai la certezza. Di una cosa però sono sicura: se leggerai quest’articolo scoprirai cosa vedere a Verona, splendida e seducente città veneta, in una giornata o in un week end.

Nata duemila anni fa ai piedi dei monti Lessini, Verona è una culla di tesori architettonici e artistici di epoche diverse, attraversata dal fiume Adige, dal 2000 patrimonio dell’Unesco. Da sempre questa città riveste un ruolo strategico: per i romani era incrocio tra le vie Postumia, Gallica e Claudia Augusta oggi per il Quadrante Europa, una zona produttiva fondamentale per le autostrade e le linee ferroviarie del Brennero e della Serenissima. Ma cosa possiamo vedere a Verona?

Iniziamo!

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Leggendo l'articolo di Anna Furlan ti è venuta voglia di una gita a Verona? Ecco per te una guida per scoprire monumenti celebri e vicoli nascosti di questa magnifica città

Piazza Bra

Entriamo nella città da quello che fu l’ingresso principale per molti secoli: Porta Nuova, un’opera d’arte in pietra viva, costruita a metà del cinquecento dall’architetto Michele Sanmicheli per sostituire la Porta scaligera di Santa Croce e difendere la città. A fianco svetta la Torre Pentagona che presto sarà visitabile e darà vita a un nuovo percorso tra il Museo Maffeiano e la Gran Guardia.

Eccoci in Piazza Bra, il cuore della città, luogo suggestivo e raffinato dove ogni lato è una scoperta. Ad accoglierci il Palazzo Barbieri oggi una delle sedi del comune, un edificio maestoso costruito nell’Ottocento in stile neoclassico che ricorda gli antichi templi romani. Il comune organizza delle visite guidate, ti consiglio di non perdere la Sala degli arazzi.

A pochi passi c’è il Palazzo della Gran Guardia, una costruzione complessa iniziata nel Seicento e terminata a fine Ottocento, inizialmente doveva servire alle truppe del Doge e ad accogliere l’Accademia dei filotimi (che insegnava le arti cavalleresche ai giovani nobiluomini), poi i lavori si interruppero e furono ultimati nel 1853 sotto il dominio austriaco. Il palazzo ospita nella facciata tredici arcate ampie ognuna più di tre metri e mezzo. Oggi accoglie mostre d’arte, congressi e proiezioni cinematografiche.

Arriviamo al giardino Vittorio Emanuele II dove troviamo una statua del primo re d’Italia e la Fontana delle Alpi, un monumento del 1975 che simboleggia il gemellaggio tra Verona e Monaco di Baviera. Sai come la chiamano simpaticamente i veronesi? “Struca limoni” perché la forma richiama uno spremiagrumi.

Arena_Verona

Ed eccola: svetta maestosa l’Arena, l’anfiteatro romano (quarto per importanza in Italia) che ha reso Verona famosa in tutto il mondo. Alcuni reperti dimostrano che sarebbe stata edificata intorno all’80 d.C., prima del Colosseo. L’Arena ha una pianta ellittica pensata per ospitare trentamila persone, anticamente era stata costruita lontano dal centro abitato, nel 265 d.C. fu inglobata alla città. Il nome latino “arēna” significa sabbia infatti l’area centrale era composta da sabbia, racchiusa da kòilon (l’insieme di gradinate) che permettevano agli spettatori di avere un’ottima visuale durante i giochi romani.

Quali giochi? Combattimenti tra gladiatori, naumachie (rappresentazioni di battaglie navali) e venationes (cacce ad animali feroci).

Salendo i quarantaquattro gradini puoi ammirare il panorama suggestivo dalla città ai monti. La struttura era circondata da due anelli, uno interno l’altro più esterno. Nel 1117 un forte terremoto distrusse quasi tutto l’anello esterno. Se osservi l’Ala, l’unica parte di mura esterne ancora presente, puoi immaginare i tre ordini di aperture ad arco che esistevano e le settantadue arcate a cui corrispondevano altrettanti ingressi.

Già in epoca romana i combattimenti furono vietati e l’Arena perse importanza, solo nel 1500 fu restaurata e diventò teatro. Nel 1913 l’Arena rinasce grazie all’idea di Giovanni Zenatello, un tenore veronese che rappresenta l’Aida proprio qui per omaggiare Giuseppe Verdi a cent’anni dalla nascita. Da allora ogni anno durante la stagione estiva l’anfiteatro ospita un festival trionfale: l’Arena Opera Festival che rappresenta le più importanti opere monumentali (Aida, Turandot, Cavalleria rusticana, Nabucco, Traviata). Anche chi non ama l’opera viene rapito dall’atmosfera magica e dal pathos che si crea appena gli artisti entrano in scena. Quest’anno il Festival diventa ambasciatore della cultura e delle bellezze italiane nel mondo.

Cos’altro possiamo vedere a Verona?

Casa di Giulietta

Casa_di_Giulietta_Verona

Ora possiamo decidere di fare salotto sul “liston”, il marciapiede in lastricato rosa a ovest della piazza che collega il corso Porta Nuova a viale Mazzini oppure proseguire verso la casa di Giulietta in via Cappello.

Scegliamo la seconda possibilità, seguiamo la fila, un arco ci porterà al cortile di Giulietta Capuleti. La casa è un palazzo medievale dove abitava la famiglia Cappelletti trasformata nella tragedia shakespeariana in Capuleti. Troverai lo stemma del cappello sulla parte centrale dell’arco. I Cappelletti erano mercanti di spezie chiamati in questo modo per via del copricapo che indossavano. Ma Shakespeare non è l’unico scrittore che parla di questa famiglia, e non è stato il primo a storpiarne il nome, Luigi da Porto nella “Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti” ha tradotto in modo errato il cognome Cappelletti che è diventato Capulet. Prima di loro anche Dante nel VI canto del Purgatorio li aveva nominati e poi Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi ha dato un ruolo alla famiglia: protettrice della zona bergamasca. Capiamo quindi che i Cappelletti erano benvoluti dalla letteratura, ma torniamo a noi.

Ora possiamo ammirare la statua in bronzo di Giulietta creata nel 1968 dall’artista veronese Nereo Costantini. Purtroppo quella originale si stava rovinando così è stata sostituita da una fedele replica fatta da un allievo dello stesso Costantini. Ora se siamo impavidi turisti possiamo fare un gesto curioso: toccare il seno della statua di Giulietta. “E perché?” ti chiederai, beh sembra porti fortuna in amore. Se vedrai qualcuno farlo, non preoccuparti, spera solo di trovare un grande amore. Se alziamo gli occhi vediamo il balcone di Giulietta, quello su cui lei e l’amato Romeo si incontravano furtivamente. Entriamo nel palazzo che è stato restaurato, in origine aveva una torre più alta dell’attuale. L’interno contiene elementi architettonici, decorazioni, oggetti e dipinti trecenteschi.

Salita la scala arriviamo nella sala che precede il balcone, possiamo attraversarla e sostare sul ballatoio immaginando l’atmosfera cinquecentesca. Il salone delle feste potrebbe essere quello in cui Romeo e Giulietta si sono incontrati la prima volta. Al primo piano della torre c’è la camera della quattordicenne donzella. Qui troviamo il letto che Franco Zeffirelli usato nelle scene del suo film e alcuni costumi originali dell’opera. Salendo la torre possiamo ammirare i suggestivi belvedere di Verona. Una volta c’era il muro dell’amore, uno spazio che poteva essere usato dagli amanti di ogni dove che volevano scrivere dei messaggi per lasciare il segno del loro passaggio. Ora purtroppo non è più possibile. Adesso proseguiamo?

Piazza delle Erbe

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La piazza più antica della città ha una forma rettangolare ed era un foro romano all’incrocio del Decumano e del Cardo Massimo, centro della vita politica, economica e religiosa diventata con gli Scaligeri polo culturale, artistico e commerciale. Nella parte nord possiamo vedere il Palazzo del Comune, la Torre dei Lamberti, la casa dei Giudici e le case dei Mazzanti. La Torre dei Lamberti, costruita per opera della famiglia Lamberti, è l’edificio più alto di Verona (alta 84 metri), in stile romanico aveva mattoni alternati a tufo che oggi vediamo solo sulla parte bassa.

Dobbiamo visitarla per panorama incredibile che si può vedere da lassù e per le quattro campane presenti nella zona campanaria. Il Rengo è la maggiore e suonava per invitare i consiglieri comunali (l’Arengo) o come chiamata alle armi se c’erano emergenze. La Marangona è la minore, marangon in veronese significava falegname, serviva in caso di pericolo d’incendio e batteva le ore del giorno. La Campana delle ore e la Rabbiosa sono state aggiunte a fine Settecento e dominavano le terrazze panoramiche. Possiamo scegliere se visitarle salendo i gradini oppure prendendo l’ascensore panoramico trasparente. Nel lato ovest la Torre del Gardello si eleva, un’iscrizione ci ricorda che fu la prima ad avere un orologio a campana che scandiva le ore della giornata, successe nel 1370.

Accanto troviamo il Palazzo Maffei, un edificio in stile veneziano maestoso a tre piani. Pensa che si possono vedere le fondamenta della reggia dal ristorante interno. Al pianoterra vediamo cinque fornici (delle porte di pubblico passaggio), a salire dei finestroni divisi da semicolonne, l’ultimo piano sembra una miniatura del primo piano, compaiono però delle aquile ornamentali. L’edificio è abbellito in alto con statue raffiguranti gli dei greci: Apollo, Giove, Ercole, Minerva, Mercurio e Venere. Quella di Ercole potrebbe arrivare dal Campidoglio. All’interno c’è una scala tortile in pietra che congiunge le cantine al tetto. Dall’anno scorso ospita la collezione privata Carlon, composta da trecentosessantacinque opere dal Trecento all’arte contemporanea. A sud della piazza troviamo la Domus Mercatorum (Casa dei Mercanti) che era sede d’affari nel Medioevo.

Tutti i giorni in Piazza delle Erbe troverai il mercato di frutta, verdure, oggetti di artigianato locale e prodotti tipici. È il luogo preferito dei veronesi e secondo la Fondazione Marilena Ferrari la piazza italiana più amata al mondo nel 2012.

Facciamo ancora qualche passo e ci troviamo sotto l’Arco della Costa di Verona, cosa c’è sopra le nostre teste? Un osso appeso. Secondo la leggenda potrebbe appartenere a Lucifero che la perse quando cadde sulla Terra, verosimile la versione della costola di Balena scelta come insegna di una bottega nel Medioevo.

Piazza dei Signori

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Chiamata anche Piazza Dante o il “salotto di Verona” è un’elegante piazza medievale diventata importante con gli Scaligeri anche se il Palazzo della Ragione e la Domus Nova esistevano già. È ricca di fantastici scorci e monumenti importanti: il Palazzo del Comune, la Loggia del Consiglio, il Palazzo della Ragione con la Scala della Ragione, il Palazzo del Podestà o Palazzo del Governo, il Palazzo di Cansignorio.

Il Palazzo della Ragione, un imponente edificio che accoglieva gli organi giudiziari, è stato modificato e restaurato più volte, la facciata e la scala sono in marmo rosso veronese. Nasce nel XII secolo, anticamente sembrava una residenza fortificata difesa da quattro torri (anche se ne sono documentate solo tre), oggi purtroppo ne rimangono due. I piani terra e i mezzani erano aperti verso l’interno del Palazzo mentre quello nobile aveva una grande sala che ospitava le assemblee cittadine. Oggi è la sede della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti. Forti decide di lasciare gran parte degli averi e la raccolta di opere d’arte alla città perché fosse costruito un museo d’arte. La collezione nel tempo è stata arricchita da lasciti e donazioni di artisti, enti pubblici e istituti di credito oltre ad acquisti comunali. La collezione ora ha circa 1.600 opere dall’Ottocento ad oggi.

Un piccolo passaggio ci porta al Mercato vecchio, quello che era il luogo delle attività commerciali e del mercato cittadino. Da qui possiamo vedere la maestosa Scala della Ragione che conduceva all’interno del Tribunale. Puoi riconoscere stili diversi: tardogotico, rinascimentale, neoclassico si armonizzano tra loro in questa scala. Il balcone si chiama arengario e veniva usato dai giudici al momento delle sentenze. Poco sopra vediamo l’Allegoria di Verona tra le arti, un meraviglioso affresco di Giovanni Bevilacqua che celebra l’interesse della città per l’arte.

Al centro della piazza troviamo la statua di Dante Alighieri, nata per omaggiare il sommo poeta a seicento anni dalla nascita. Dante visse sei anni a Verona, è qui che l’artista ha scritto parte del canto del Paradiso dedicato a Cangrande della Scala. La statua ideata da Ugo Zannoni rappresenta lo scrittore che indossa il lucco (una veste in panno usata da magistrati e dotti fiorentini trecenteschi) e regge con la mano sinistra la sua opera, è un volto severo e pensieroso. Dietro di lui sull’arco di San Zenone appare la statua di Girolamo Fracastoro, medico, poeta e astronomo che tiene in mano “la bala de Fracastoro”, la sfera del mondo. Una leggenda veronese narra che la sfera cadrà in testa al primo uomo onesto che avrà il coraggio di oltrepassare l’arco, non è ancora caduta.

Arche Scaligere

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In pochi passi arriviamo alle Arche Scaligere, i sepolcri magnificenti della famiglia Della Scala, signori di Verona tra il Duecento e il Trecento. Sono monumenti gotici, definiti uno degli esempi più belli di questo tipo di arte, composti da sculture equestri che sembrano voler raggiungere il cielo. Confinano con la Chiesa di Santa Maria Antica, il posto era già diventato cimitero di famiglia. La cancellata in ferro battuto è formata da anelli che avvolgono lo stemma di famiglia e sostenuta da colonne con statue in marmo. Qui sono conservate numerose arche (tombe) alcune a forma di sarcofago. Le principali sono tre:

  • La più antica risale al 1277, nata per accogliere le spoglie di Leonardino Della Scala detto Mastino I, patriarca di famiglia, sfortunatamente è rimasto solo il sarcofago;
  • La seconda appartiene a Can Francesco Della Scala detto Cangrande I, potrebbe essere del 1330. Cangrande I aumentò l’egemonia della famiglia e di Verona e guidò la frangia ghibellina. Fu anche politico, amministratore e amico di Dante Alighieri, gli diede rifugio e protezione quando Firenze divenne città guelfa. Oggi l’arca è un po’ diversa da allora, negli anni sono stati aggiunti il tetto a piramide con la statua equestre e il sarcofago con la figura del cavaliere. I Sembra che il primo sarcofago sia un altro, si trova all’interno del cimitero e riproduce la scultura romanica con influssi bizantini. Mastino II successore di Cangrande fece restaurare la tomba da un maestro di arche scaligere che riuscì a integrare elementi iconografici locali e stranieri, utilizzò sculture in rilievo, frontoni e pinnacoli. L’arca di Cangrande celebra i suoi successi militari, sono incisi i nomi delle città del regno (Vicenza, Feltre, Padova, Belluno, Marostica, Treviso e Verona) e l’Annunciazione. Sopra la tomba c’è una copia della statua equestre di Cangrande, l’originale è conservata al museo di Castelvecchio, sembra sia la più bella del Trecento;
  • L’arca di Cansignorio Della Scala (figlio di Mastino I) è a pianta esagonale, in ogni angolo ci sono pilastri gotici che sorreggono le edicole, queste ospitano sei guerrieri: Giorgio e Luigi re di Francia, Sigismondo, Valentino, Ludovico, Martino. Le altre sei colonne sostengono il sarcofago di Cansignorio. L’iscrizione scolpita potrebbe essere tradotta così: «Io, Cansignorio, riposo in quest’arca splendente. Io che avrei potuto essere monarca di molte città d’Italia. Io che di due popoli (il veronese e il vicentino) tenni comunque lo scettro, e quelli ressi con giustizia e con pietà. Il mio valore, aggiunto all’amore per la pace e non disgiunti alla mia fede, mi daranno fama per i secoli avvenire». Il monumento che si trova a quattro metri d’altezza, ha scolpiti alcuni racconti dell’Antico Testamento, sei colonne sorreggono il baldacchino che preserva il sarcofago, sopra possiamo vedere alcune Virtù. Cansignorio Della Scala si erge maestoso con l’elmo ornato con ali d’aquila (simbolo del vicario imperiale) e armato di scudo e lancia.

Le altre sepolture hanno minor pregio, tra le più importanti quella di Alberto I.

Ponte Pietra

Arriviamo a Ponte Pietra, la prima costruzione romana a Verona. È uno dei luoghi più suggestivi, costruito probabilmente sopra un guado preistorico. Ha la forma a schiena d’asino infatti la parte centrale è più alta rispetto alle estremità per garantire maggiore luce, in modo che il fiume dovesse salire molto prima di esondare. Furono realizzate anche due fori per lasciare passaggio al fiume: uno grande tondeggiante al centro del ponte l’altro lungo e stretto sul pilone sinistro. La struttura è in ottime condizioni anche grazie al primo foro che ha permesso all’acqua in eccesso di defluire.

Se lo osserviamo ci accorgiamo che non è in asse con le costruzioni circostanti, non è armonico rispetto alla struttura urbana. Era chiamato Postumio, costruito per sostituire un ponte di legno che collegava la città alla collina dove era presente il complesso del Teatro. Il ponte è stato distrutto più volte da piene e terremoti ma ricostruito perché rappresentava un punto strategico. I tedeschi durante la Seconda guerra mondiale hanno minato tutti i ponti dell’Adige per fortuna tra il 1957 e il 1959 è stato ricostruito con i blocchi di pietra recuperati sui fondali del fiume. 

Ponte Pietra è lungo 95 metri, presentava cinque arcate in origine composte da blocchi squadrati in pietra bianca. Oggi gli archi sono comunque cinque ma hanno lunghezze diverse. Il manufatto non aveva decorazioni particolari tranne la scultura di una divinità fluviale che ci stupisce ancora nella seconda arcata da sinistra. La spalla sinistra e i due archi vicini sono di epoca romana mentre la spalla destra, l’arcata attigua e la torre sono state ricostruite nell’era scaligera, la parte centrale risale al periodo veneziano come testimonia un leone di San Marco che regge lo stemma di Verona.

È stato costruito con materiali diversi: il calcare rosso ammonitico risale al periodo romano, i mattoni a quello medievale.

Per percorrere il ponte si attraversa la Torre di Alberto I, che sembra sia stata costruita a fine Duecento.Un documento ritrovato del 1277 ci dice che Mastino ha venduto un terreno con una casa a più piani al fratello Alberto, questi poi ha deciso di costruire la casa-torre al centro del Cortile.

Nel 1285 compare negli statuti comunali un’autorizzazione in cui Alberto avrebbe potuto costruire strutture fortificate nelle sue terre, quest’atto potrebbe legittimare ciò che Alberto aveva già costruito. Anche la torre è stata restaurata e risanata recentemente, durante il restauro sono stati scoperti affreschi e decorazioni del periodo trecentesco.

Escursioni sull’Adige

E ora armati di giubbotto salvagente e pagaia possiamo fare rafting sull’Adige, solo così possiamo ammirare alcuni scorci e punti di vista che da terra non potremmo vedere. Il fiume è abbastanza tranquillo ma in alcuni passaggi mette un po’ di adrenalina, la discesa è comunque adatta anche ai bambini. Possiamo scegliere la canoa o i gommoni in questo caso quasi alla fine potremmo gareggiare con altri gommoni. Le guide raccontano la storia della città, dei palazzi, dei musei, della navigazione fluviale, della potamologia e alcuni aneddoti curiosi del luogo. Possiamo visitare anche il Museo dell’Adige, una piccola galleria che si trova all’interno della chiesa sconsacrata di San Lorenzo. All’interno troviamo delle testimonianze delle tradizioni e del lavoro lungo l’Adige, come erano organizzati i trasporti e l’agricoltura e attrezzi come le macine e i filatoi. L’escursione intorno agli otto chilometri dura circa due ore, tre le totali con spiegazioni e preparazione, al punto d’imbarco e di arrivo ci sono delle aree verdi, se vogliamo possiamo sostare per un bel picnic. 

Attraversato il ponte andiamo alla funicolare di Castel San Pietro, che si trova nel cuore dell’area romana. Saliamo e in un minuto all’incirca arriviamo a Colle San Pietro, da qui vediamo l’intera Verona: il centro storico, Ponte Pietra, l’Adige, le mura, le torri, un panorama mozzafiato diurno, serale e notturno. Possiamo anche capire quanta strada abbiamo percorso. La sera questa zona si anima, turisti e locali possono vivere questo ambiente suggestivo e godersi l’aperitivo, una cena o un dopocena all’aperto. La funicolare è il punto di partenza di alcuni sentieri pedonali, da qui si arriva ai colli vicini alla città.

In cima al colle c’è una caserma militare dell’Ottocento fatta dagli austriaci, qui sono stati trovati reperti dell’Età del Ferro. I romani costruirono un tempio e un forte che potesse difendere Ponte Pietra, nel Medioevo furono eretti un quartiere (castrum) e la chiesa. I Visconti invece nel Trecento costruirono la fortezza. Purtroppo a inizio Ottocento le truppe di Napoleone distrussero il castello prima di consegnare Verona agli austriaci. Poco dopo fu edificata la caserma. Gli austriaci per fortuna l’hanno costruita adattandola all’ambiente circostante usando i materiali tipici dell’architettura veronese: muratura in pietra per le parti verticali, laterizi per gli archi, pietra e tufo per gli elementi decorativi. Richiama le fortezze medievali, nella parte centrale si alza su tre piani, ai lati sorgono le torri difensive, le finestre ricordano lo stile romanico. All’interno c’erano le camerate, gli alloggi per gli ufficiali e laboratori e depositi per gli equipaggiamenti. Ora è visitabile solo la parte esterna. 

Ma abbiamo ancora molte altre cose da vedere a Verona!

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