I racconti delle donne di Annalena Benini: recensione

“I racconti delle donne” di Annalena Benini è un’antologia di testi, scritti da autrici più o meno note tra il 1925 e il 2017. “I racconti delle donne” è un coro di 20 voci più una, quella di Annalena Benini. Come spiega nella prefazione, la Benini ha voluto organizzare una festa che celebrasse le scrittrici e le donne in generale: così, ha allestito per loro una stanza dove potessero parlare di sé, del proprio lavoro e della propria vita. La giornalista non si è limitata a selezionare i racconti: ne ha scritto le postfazioni, che ci guidano attraverso le storie.

Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, ha fondato e cura per “Il Foglio” l’inserto settimanale “Il Figlio”, che è anche un podcast. Nel 2018 ha pubblicato per Rizzoli “La scrittura o la vita. Dieci incontri dentro la letteratura“. “I racconti delle donne” è edito da Einaudi nel 2019. Questo progetto è nato l’anno precedente, durante un pranzo in cui la curatrice e i suoi editori si domandavano come venissero raccontate le donne in quel momento. La Benini non era contenta di quello che leggeva: le sembrava che la complessità del vivere e dello scrivere non venisse restituita a sufficienza dalla letteratura contemporanea. Utilizzando le parole della Benini stessa questo è ciò che “I racconti delle donne” vuole fotografare:

Una società sovversiva di ragazze che si tengono vive le une con le altre, e indagano, ognuna con il proprio respiro e con la propria ironia, la solitudine, l’amicizia, il tradimento, il tormento per un uomo, l’autonomia interiore, la fatica coniugale, la delusione, l’invidia, i figli, l’amore, il divorzio, la speranza di qualcosa di meglio, la paura, la competizione, la vanità, il sesso, l’irresolutezza, la morte, e l’eterno attaccamento delle une con le altre.

Trama “I racconti delle donne” di Annalena Benini

I racconti che compongono la raccolta sono stati scritti in Paesi e periodi storici differenti, ma l’immagine che ne emerge è univoca: le donne hanno mille sfaccettature. Queste narrazioni illuminano il momento in cui esse hanno conosciuto la propria pienezza e percepiscono la vertigine della vita.

La scelta di aprire il libro con il racconto “La presentazione”, scritto da Virginia Woolf nel 1925, non è casuale. L’ambientazione è una festa a cui la giovane Lily Everit va controvoglia, perché assorta nel senso di appagamento dell’aver scritto un bel saggio. Non appena si trova trascinata suo malgrado nel mondo della Signora Dalloway, Lily è assalita da un “gorgo”: una sensazione “fatta di milioni di cose”, tra cui il senso di non appartenenza all’artificiosa fragilità dell’essere donna.

Il gorgo è uno dei fili conduttori de “I racconti delle donne” e rimanda all’immagine del pozzo di cui scrive Natalia Ginzburg nel 1945.

Le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne.

Nel presentare il libro presso la Libreria delle donne, Annalena Benini ha illustrato come da questi due primi racconti abbia voluto approfondire i temi del dolore femminile e degli ostacoli quotidiani.

Le donne sono esseri complessi perché le loro esistenze sono complesse: dal mal di testa (Joan Didion “A letto) al pensiero del suicidio (Marguerite Yourcenar “Saffo o del suicidio”), dalle liti coniugali (Yasmina Reza “Robert Toscano”), alla rivendicazione dei propri spazi personali anche a costo della vita (Chimamanda Ngozi Adichie “Domani è troppo lontano”).

Non importa se le donne cadono nel pozzo a causa di niente o di difficoltà reali. Ognuna ha un fardello che la fa cadere, ma tutte hanno la facoltà di reagire e di risalire il pozzo. Così facendo, riportano a galla la profondità che sperimentano.  Attraverso la propria vita ciascuna assumerà una sempre maggiore forza e consapevolezza, contribuendo alla costruzione di un’identità femminile non più legata al genere o al ruolo sociale, ma alla propria unicità.

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Qual è l’identità delle donne? Cosa le rende accettabili agli occhi degli altri e ai propri?

Kathryn Chetkovich s’interroga proprio sulla questione della legittimazione, mettendo a nudo il sentimento che prova nei confronti del compagno Jonathan Franzen:

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Qualunque altro effetto abbia prodotto, di certo l’invidia nei confronti di quell’uomo mi ha aiutato a vedere la differenza tra ciò che mi hanno insegnato a desiderare, ciò che vorrei desiderare, e ciò che desidero.

La Chetkovich dichiara che tutto quello che vogliono le donne è sentirsi legittimate. In particolare, esse trovano nelle altre lo specchio del proprio valore. In “Amiche” di Grace Paley emerge quel patto di alleanza femminile, che va oltre il matrimonio, il dolore, i figli e la morte stessa. Anche in questo racconto troviamo la metafora del “pozzo di malinconia” e un suggerimento su come uscirne.

Tutti possono farlo. Bisogna aggrapparsi alle radici del più piccolo futuro, talvolta semplicemente ai mozziconi di una conversazione.

La nostra recensione

“I racconti delle donne” è un dialogo col proprio Io profondo. Annalena Benini riesce nel suo intento di restituire una narrativa dalla molteplici implicazioni, sollevando tutte noi dal senso di inadeguatezza o marginalità che spesso ci assale.

Nel leggere “I racconti delle donne” mi sono sentita meno stramba: queste scrittrici hanno ben espresso il groviglio di sentimenti che mi attanaglia. L’hanno fatto ognuna a modo suo, con stili personali e racconti unici. Sono andate in profondità con leggerezza e ironia. L’ironia addomestica il dolore e aiuta ad affrontare anche le tematiche più spigolose. Sono riuscite a stemperare il gorgo delle emozioni e a farmene percepire la ricchezza.

Ho trovato molto interessante la scelta di non parlare apertamente del corpo, che è una differenza fisica e tangibile tra uomo e donna. Il corpo è spesso utilizzato per giustificare il ruolo o il sentire di una donna. Ne “I racconti delle donne” invece, esso è un semplice contenitore di interiorità, attraversato dalla quotidianità della vita. Il corpo non è in grado di restituire tutte le sfumature di colore femminili.

Ciò che tormenta le autrici sono le dicotomie tra le proprie pulsioni e le aspettative. Non è possibile provare un sentimento univoco o identificarsi in un unico ruolo. La complessità è proprio questa.

Raccontare le diversità e le unicità di ogni essere umano in generale è di fondamentale importanza per combattere gli stereotipi e per generare una maggiore consapevolezza. La costruzione di una società più aperta, equa e inclusiva parte dalla narrazione che ognuno di noi fa della propria vita. Il progetto che ho recentemente fondato vuole portare avanti questa visione: se vuoi offrire anche tu la tua narrazione unica, contattami qui.

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