La grammatica inglese dalla A alla Z

La grammatica inglese dalla A alla Z.

Sostantivi

Parlare dei sostantivi in inglese significa iniziare ad approcciare ad una mentalità, una prospettiva diversa da quella che usiamo nella lingua italiana La e questo è davvero interessante e coinvolgente. Studiando i sostantivi in inglese la prima grande differenza che troviamo nel confrontarli con quelli italiani è che la maggior parte di essi è sempre neutrale, non viene distinta per genere. Il genere femminile e maschile in inglese si distingue solo per alcuni, pochi sostantivi che mantengono comunque, nella maggior parte dei casi, anche un terzo termine di genere neutrale.

Questo aspetto ovviamente aiuta molto la velocità dell’apprendimento riflettendosi sia nella coniugazione dei verbi che è semplificata rispetto a quella italiana, che nell’ortografia che rimane praticamente immutata. Come  in italiano abbiamo i nomi comuni ed i nomi propri, nomi singolari e nomi plurali. Importanti i nomi collettivi, quindi riferiti a gruppi di persone o animali. Anche qui come in italiano, ma in proporzione maggiore, troviamo i nomi composti.

Una differenza importante in inglese, meno in italiano, è quella che facciamo tra i nomi che sono “countables” quindi numerabili e gli “uncountables” cioè nomi non numerabili cioè tra i nomi delle cose che si possono contare usando semplicemente dei numeri e quelli che invece si possono quantificare solo usando delle unità di misura e quindi non dei numeri.

Divertente vedere gli esempi, classici e non,  per cui quello che in italiano viene considerato numerabile in inglese numerabile non lo è: un vero culture shock. Ovviamente per ogni categoria di questi nomi abbiamo delle regole da seguire che possono riguardare l’ortografia, le regole grammaticali da applicare nell’utilizzare i verbi che li seguono e, a volte, la scelta dei termini da utilizzare in un caso piuttosto che in un altro.

Aggettivi

Gli aggettivi ci danno informazioni sui sostantivi esprimendone le caratteristiche. Anche in questo caso, studiando la lingua inglese abbiamo una buona notizia: gli aggettivi in inglese rimangono sempre invariati. Gli aggettivi in inglese non hanno genere e quindi non cambiano in base al fatto che il nome possa essere femmile o maschile; non cambiano nemmeno in base alla persona quindi sia che il soggetto sia plurale che singolare, il nostro aggettivo rimane lo stesso senza alcuna variazione.

Un bel sollievo per chi sta imparando la lingua! In inglese possiamo creare degli aggettivi partendo da alcuni verbi o sostantivi ed aggiungendo dei suffissi. I suffissi possono essere di vario tipo e ci serviranno anche per creare i superlativi o i comparativi di maggioranza.

Dobbiamo fare un po’ di attenzione in più invece, quando aggiungiamo i prefissi perché a volte vanno a cambiare radicalmente il significato della parola: ci sono casi in cui le danno un significato contrario a quello originario; altre volte aggiungendo un prefisso la parola può passare ad essere da positiva a negativa; altre volte ancora il prefisso potrebbe aiutarci a contestualizzare la parola in uno spazio o un tempo più specifico e in alcuni casi addirittura indicare caratteristiche ulteriori dell’aggettivo stesso.

Ovviamente anche nel caso dell’aggiunta di prefissi o suffissi ci sono delle regole di ortografia da seguire che vengono sempre riportate e si imparano facilmente.  Una differenza importante tra l’inglese e l’italiano, forse quella più evidente, è che in inglese gli aggettivi vanno solitamente messi prima del sostantivo a cui si riferiscono e, cosa che invece non tutti sanno, per usare correttamente gli aggettivi bisogna inserirli in base ad un ordine ben preciso che dipende dal tipo di aggettivo che usiamo.

Avverbi

Gli avverbi si usano per modificare, arricchire, cambiare o integrare il significato dei verbi, aggettivi o altri avverbi che usiamo all’interno di una frase o anche per cambiare il significato della frase stessa. Sostanzialmente ci aiutano a definire meglio con che frequenza o il modo in cui si svolge l’azione ma possono riferirsi anche alla qualità di questa azione.

Nella lingua inglese è importante il punto della frase in cui collochiamo gli avverbi: possono infatti essere inseriti all’inizio della frase; alla fine, come ultima parola, oppure al centro. Se inseriamo un avverbio al centro della frase in linea di massima va tra il soggetto ed il verbo principale oppure, se ci sono più verbi, lo collochiamo dopo il primo ausiliare o un modale.

La posizione dell’avverbio nelle frasi di lingua inglese dipende dal tipo di avverbio che vogliamo usare. Abbiamo anche in inglese avverbi di tempo, modo e luogo, avverbi che ci indicano il grado di qualità di qualcosa o che ci aiutano a sottolineare qualcos’altro.

Verbi e coniugazione

I verbi in inglese si dividono in due grandi categorie: verbi regolari e verbi irregolari. I verbi regolari hanno la forma base che corrisponde all’infinto senza il “to” e formano le due forme del passato semplice e del participio passato aggiungendo -ed alla forma base. I verbi irregolari sono invece elencati in una tabella in cui troveremo la forma base del verbo nella prima colonna, il paradigma corrispondente alla forma del passato semplice nella seconda colonna della nostra tabella e quello corrispondente alla forma del participio passato nella terza colonna.

Queste sono quindi le tre forme principali: base, passato semplice e passato participio.

A queste si aggiungono altre due forme importanti: 

  • la -ing form composta appunto usando la forma base del verbo principale a cui aggiungeremo, seguendo le regole di ortografia indicate,
  • il suffisso -ing appunto;
  • e la forma che creiamo per la terza persona singolare del presente semplice aggiungendo una -s alla forma base del verbo.

La coniugazione dei verbi in inglese segue dei criteri che sono molto diversi da quelli italiani. E’ molto semplice nei livelli base e diventa un pochettino più articolata nei livelli intermedi ma, vi assicuro, niente di impossibile, basta solo cambiare un po’ la prospettiva!

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Discorso indiretto

Il discorso indiretto in inglese sembra essere uno degli argomenti che manda più in confusione gli studenti ma osservandolo un po’ più da vicino ci rendiamo conto che non è poi così difficile come sembra. Chiariamo innanzitutto cosa si intende per discorso indiretto. Per discorso indiretto intendiamo il parlare riportando quello che ha detto qualcun altro.

Lo facciamo in continuazione in italiano senza rendercene nemmeno conto quando raccontiamo una cosa che è successa o una telefonata che abbiamo fatto. In inglese, questo cambio di prospettiva, dovendo avvenire consapevolmente, ci spiazza un po’ perché nel fare questo passaggio dal discorso diretto che è il classico “botta e risposta” a quello indiretto a volte dobbiamo usare dei pronomi diversi, dei tempi verbali diversi; quasi sempre ci troviamo a dover cambiare gli avverbi ma qui la logica ci aiuta tanto e passiamo anche molto tempo a combattere con tutti i sinonimi inglesi del verbo “dire” per scegliere quello più appropriato.

Difficile? No, basta conoscere i trucchi! Si, ci sono delle dritte che ci possono facilitare il compito facendolo diventare quasi divertente, ma attenzione! Sono dritte, non scappatoie, né scorciatoie. Per poter affrontare il discorso indiretto con serenità e semplicità la regola numero uno è avere delle solide, solidissime basi riguardo alla costruzione e l’uso dei vari tempi verbali. È ovvio infatti che se approcciamo a questo argomento con grandi lacune o confusione ci servirà più tempo per comprenderne i meccanismi.

Clausole relative

Che detto così spaventa non poco. Ma in realtà non c’è nulla da spaventarsi, davvero. Allora andiamo prima a spiegare bene il significato di questo titolo e quindi di questo argomento grammaticale. Cosa sono le clausole relative? Cosa significa questo titolo? Significa che abbiamo una frase e che questa frase è un po’ più articolata di quelle che abbiamo studiato precedentemente.

Attenzione: ho detto più articolata, non più lunga perché qui non ci riferiamo alla lunghezza ma al tipo di frase. In che senso allora, diciamo che è un po’ più articolata? Perché al suo interno troviamo la “clausola relativa”. La clausola relativa è semplicemente una precisazione, puntualizzazione, un’aggiunta, che ci dà informazioni ulteriori riguardo alla frase principale che la contiene.

Può essere di due tipi: “defining” e quindi necessaria, indispensabile all’interno della frase principale per poter identificare la persona o la cosa a cui ci stiamo riferendo oppure “non-defining” quando queste informazioni ulteriori sono utili ma non cambiano il significato della frase principale. Fondamentali in questo ambito i pronomi relativi che ci aiutano appunto ad inserire la nostra clausola relativa all’interno della frase.

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