Food Photography: quale illuminazione usare

Oggi vi parlo di luce e di quale illuminazione usare nella food photography.

Mangiare è un’esperienza multi sensoriale. Uno di quei deliziosi momenti di vita che ci trovano a salivare quando percepiamo le fragranze aromatiche di un battuto che sfrigola in padella, o la trepidante attesa di quel morso di pane con il quale stiamo facendo la scarpetta, per raccogliere quel po’ di sugo rimasto nel piatto.

La fotografia di cibo mostra i nostri manicaretti a degli ospiti che possono solo guardare, e deve riuscire a conquistare le papille gustative con un colpo d’occhio che poi stimolerà tutto il resto, e qui entra in gioco la luce, fattore determinante nella qualità delle immagini.

Quale illuminazione usare? Quella che ben si adatta alle nostre necessita fotografiche: spazio/tempo/budget.
La scelta è tra luce naturale e luce artificiale, con entrambe che possono essere dure o morbide, dirette o diffuse, calde o fredde, e tutte le varianti del caso.

È vero che si mangia con gli occhi, ma pare sia l’idea dei sapori (e aromi) di una pietanza ciò su cui ci si concentra quando si decide cosa mangiare o cucinare. E quindi, la fotografia di cibo per attirare, invogliare o stuzzicare chi guarda e mangia con gli occhi, deve riuscire a fare tutto questo senza l’assist dell’olfatto, tatto e gusto, almeno per il momento.

In qualche modo gli stimoli visivi dovranno risvegliare gli altri sensi, come il colore, il segnale visivo più evidente, affiancato da forme, trame, ombre e contrasti, tutti fattori che solleciteranno le emozioni legate ai ricordi che abbiamo di un dato piatto, di un territorio o di un momento importante, con le relative variazioni sul tema.

“Le immagini scattate (o riprese) sono dei veri e propri ritratti ambientati di cibo che – quando ben fatti – faranno sì che lo spettatore diventi commensale e possa, in qualche modo, “gustarsi” le foto, anche se solo con gli occhi.”
Da “Tutto sul Prop Styling per fotografare il cibo” un mio articolo che trovate nel blog LeRosa.

Luce naturale

Che siate professionisti, cultori o appassionati, è noto che la luce naturale donataci dal sole sia l’illuminazione migliore per scattare foto che fanno venire l’acquolina in bocca. Tuttavia, il suo impiego dipende molto dal momento della giornata e dai fattori atmosferici.

Luce naturale | Food Photography quale illuminazione usare
È quindi importante valutare dove si scatta, a che ora essere pronti con il set e fino a quando si può lavorare. Chiaramente bisogna tener presente che se cambia la luce cambieranno sicuramente anche le ombre e le varie tonalità relative all’ora in cui scatterete, mi riferisco alla temperatura del colore.

Chiamata anche “temperatura colore”, si misura in gradi Kelvin (°K) e quantifica la dominante cromatica. In parole semplici, è un modo per descrivere la tonalità prevalente della luce a una data ora/temperatura.

Generalmente la scala che la rappresenta va dal caldo rosso fiammifero (1700) al freddo blu polare (27000), passando gradualmente per un rosso tendente all’arancio, quindi verso il giallo, poi si ha il bianco, per raffreddarsi verso il blu. La luce del giorno (verosimilmente di un bianco neutro) si attesta tra i 5000 e 5500 °K, più o meno verso mezzogiorno.

Le variabili sono tantissime, e qui torna utile conoscere come effettuare il bilanciamento del bianco delle fotocamere, videocamere e/o smartphone. Se vi sembra troppo complicato, posizionate su “automatico” – l’armamentario moderno è complessivamente “very smart”.

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L’illuminazione, che sia luce naturale o artificiale, si può categorizzare in:

  • diretta – È una luce molto intensa (spesso radente), che crea un contrasto elevato. Le immagini presenteranno ombre molto nitide, tendenzialmente più dure e di lunghezza variabile a seconda dell’ora.
  • Diffusa – È un tipo di illuminazione particolarmente avvolgente che si traduce in immagini dall’aspetto “morbido”, con ombre minime o assenti; insomma a basso contrasto.
    Nel caso di luce naturale, in esterni si avrà un cielo nuvoloso (ma non troppo); in interni, una soluzione davvero semplice è quella di posizionate – in maniera strategica (tra luce e set) – un diffusore fatto con carta forno o tendaggi bianchi.
  • Riflessa – Per riflettere la luce suggerisco di usare dei pannelli bianchi. Ci sono sia quelli professionali che fatti in casa. Solitamente hanno un lato bianco (che rifletterà una luce più morbida), l’altro è metallico e darà riflessi più marcati. Lo stesso vale nel caso si vogliano usare degli specchi.

Diffusore e riflettore di luce fai da te

A meno che non abbiate un budget da sogno, spesso e volentieri bisogna industriarsi nel creare alcuni accessori, in questo caso mi riferisco ai diffusori e riflettori di luce fai da te, utilissimi attrezzi del mestiere da utilizzare ogni volta che ne avrete bisogno.

Luce diretta e diffusa in Food Photography
Relativamente semplici da fare, il materiale è spesso già presente in casa; nella fotografia di cibo la misura A4 è quella di partenza, ma molto dipende dalla grandezza del set o degli oggetti da illuminare.

Ecco tutto ciò di cui avrete bisogno:

  1. cartoncino piuttosto pesante (meglio bianco e che se non si pieghi facilmente);
  2. carta forno (a fogli o in rotolo);
  3. alluminio da cucina;
  4. forbici (o taglierino);
  5. nastro adesivo (o biadesivo)

Per il diffusore – Dal cartoncino potreste ritagliare un telaio verticale (tipo finestra) sul quale, a seconda della misura, incollare uno o più strati di carta forno. Naturalmente c’è sempre la possibilità di attaccare la carta forno direttamente sul telaio/vetro della vostra finestra.

Riguardo al riflettore:

  • per la base potreste utilizzate il cartoncino che generalmente rinforza la risma di carta da stampante (è già A4).
  • Sul lato bianco basta incollare a un paio di fogli bianchi (quelli della risma) con del biadesivo, meglio se solo lungo i bordi. (Può tornare utile averne uno con un lato nero, serve per bloccare eventuali “sbaffi” di luce non voluti.)
  • Per il lato metallico, si utilizza l’alluminio da cucina et voilà!

Luce artificiale

Cosa fare se fuori è brutto tempo e non c’è abbastanza luce naturale? Si usa la luce artificiale!

Luce artificiale in Food Photography
Da un punto di vista professionale si sa che, laddove la luce naturale può essere sbalorditiva, l’illuminazione più gestibile, per il livello di controllo che offre, è quella data dalla luce artificiale.
Le sorgenti tipicamente utilizzate in fotografia possono essere a luce continua o luce flash.

L’illuminazione a luce continua, che quindi illumina continuamente il vostro set, solitamente si ottiene da lampade alogene o a LED; ognuna di queste con le loro caratteristiche specifiche, tipo la luminosità, la temperatura colore, sostenibilità energetica e/o il calore che emettono una volta accese.

  • Le lampade alogene sono tra le più economiche. Emanano una luce piuttosto calda (5777 °K circa) e brillante, e sono relativamente stabili (almeno con i bulbi nuovi). Lo svantaggio sta nel fatto che consumano energia e tendono a riscaldarsi, tanto che, già dopo un breve periodo di accensione, sono da maneggiare con estrema cura. Fate sempre molta attenzione alla vicinanza di diffusori o filtri (specialmente se di gelatina).
    Sono lampade che d’inverno magari riscaldano l’ambiente, ma una volta arrivata la stagione calda, o il vostro spazio è dotato di un buon impianto d’aria condizionata o è meglio non usarle.
  • La luce continua a LED offre formati di lampade piuttosto piccole, maneggevoli e pratiche. Avendo un angolo di apertura del fascio luminoso piuttosto ridotto, sono adatte per piccoli set; aggiungendo però un diffusore se ne aumenta il raggio di copertura.
    Sono lampade dotate di batterie ricaricabili e LED bicolore (variabile tra 3000 e 6000 °K), con la possibilità di scegliere tra effetto naturale (bilanciato a luce diurna) o artificiale. In più consumano poco e producono un modico livello di calore.

La luce flash è una forma d’illuminazione che si attiva premendo un pulsante sull’unità utilizzata, ma anche via telecomando o fotocamera. Questi lampi di luce sono generati da dispositivi come i lampeggiatori o gli stroboscopi, dotati di lampade realizzate (e bilanciate) per ricreare gli effetti dell’illuminazione naturale. È un po’ semplificato ma dovrebbe rendere l’idea.

Nello specifico

  • per lampeggiatore si intende un flash portatile che può essere montato sia sulla slitta della fotocamera che su stativo (un tipo di treppiede telescopico per luci e tanto altro). Sono leggeri e maneggevoli, funzionano a batteria (anche ricaricabili) e si acquistano a prezzi relativamente bassi.
    Nota: difficilmente si ricorre al flash integrato nella macchinetta.
  • Riguardo allo stroboscopio. Trattasi di lampeggiatore da studio – attivabile sia via cavo che wireless – alimentato a corrente (per esterni avrete bisogno di un generatore). Sono generalmente dotati di una lampada pilota (a luce continua), che consente di visualizzare in anteprima la direzione dell’illuminazione. Per il loro peso, sono da montare su stativi telescopici e sono decisamente più costosi dei flash portatili.

In linea di massima un flash senza diffusore darà una luce diretta, mentre ne produrrà una diffusa in presenza del softbox – un accessorio telato (di varie misure) che serve a diffondere la luce (o riflettere e diffondere). Dalle linee simili a ombrelli con coperchio, andrà agganciato all’unità che si è deciso di utilizzare.
Ci sono anche gli ombrelli fotografici che, a seconda se hanno l’interno bianco o metallico, rifletteranno la luce dai toni morbidi ai brillanti.

Food Photography, problemi con il bilanciamento del bianco

Food photography: quale illuminazione usare

Quale illuminazione usare nella food photography? Bella domanda!

Una bella foto di cibo ispira, rievoca ricordi, fa venire l’acquolina in bocca e magari voglia di cucinare.

Va detto che il mercato offre una valanga di gadget e sitemi d’illuminazione per uso fotografico, ce n’è per tutti i gusti. Cosa comprare è il risultato della valutazione dei vostri spazi e necessità lavorative rispetto al budget disponibile.

È importante imparare a gestire la luce naturale, ma una volta appreso le basi per utilizzare quella artificiale scoprirete che vi darà molta più libertà creativa e, con gli strumenti in commercio per modificarne le caratteristiche (riflettori, diffusori, filtri), potrete scattare in ogni dove e momento.

Il segreto è iniziare, sperimentare e mettersi alla prova, ma anche regalarsi il tempo di apprendere le cose lungo il cammino, cimentandosi nell’arte dell’osservazione come nutrimento della nostra fantasia, perché, come diceva Mark Twain: “Non potete fare affidamento ai vostri occhi se la vostra immaginazione è fuori fuoco.”

La luce “illumina” le nostre vite, può provenire da una candela, una torcia elettrica, un flash, una lampada o dal sole, controllatela in modo efficace e otterrete ogni volta foto fantastiche.

A questo punto non mi resta che ringraziarvi per aver letto questo mio articolo che spero, in qualche modo, vi sia stato d’aiuto e/o ispirazione.
E, nel caso “Food Photography: quale illuminazione usare” vi sia piaciuto mi raccomnado, condividetelo: “Sharing is caring!”

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